Il cammino di Celestino V: una parabola europea

di Fausto D'Addario | 27 Agosto 2023 @ 05:52 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
Il cammino europeo di Celestino V
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Il cammino di Celestino V fu una vera e propria parabola europea: la Congregazione fondata da Pietro del Morrone esistette e resistette per 600 anni, contando monasteri sparsi per centinaia di località tra Italia ed Europa. Se L’Aquila vuole essere veramente, come ha ricordato il card. Giuseppe Petrocchi, capitale del perdono, l’eco della Perdonanza deve risuonare non solo a livello locale, ma nazionale e internazionale. Non sarà infruttuoso pensare a un progetto che coinvolga e metta in comunicazione le diverse realtà europee toccate dal movimento fondato da Pietro Celestino. Ora se sulla sua figura si è molto speculato, non ultimo attraverso leggende che vanno dai templari all’esoterismo, poco si racconta di quell’illustre ramo del monachesimo benedettino da lui fondato: i monaci ed eremiti celestini, che hanno dato importanti figure religiose e consegnato a noi splendidi eremi, chiese e monasteri. Una storia che si racconta poco, per la difficoltà a ricostruire il cammino e la storia europea dei monaci celestini: le conseguenze delle soppressioni ottocentesche hanno provocato la dispersione, quando non la distruzione, di innumerevoli fonti documentarie. Occorrerebbe un lavoro quasi da investigatore tra le biblioteche e gli archivi vaticani, italiani e francesi per ricostruire quel filo storico di cui sentiamo la mancanza.

Ci sono località che hanno avuto la fortuna e la grazia di essere toccate dalla presenza stessa di Pietro Celestino: fu lui già in vita a erigere monasteri e chiese. La sua storia, però, non si conclude con la rinuncia al papato e la morte: uno straordinario impulso alle fondazioni celestine venne soprattutto dopo la sua canonizzazione, avvenuta in Francia, ad Avignone – dove nel frattempo si era trasferita la sede papale – il 5 maggio 1313. Canonizzazione fortemente voluta dal sovrano francese Filippo il Bello, che riconosceva l’operato del papa eremita, fortemente penalizzato dal successore Bonifacio VIII. E non è un caso che il ramo francese dei Celestini divenne il più importante e longevo. Vale la pena, allora, soffermarsi su questa pagina, ingiustamente nota, dell’avventura europea di quel povero cristiano.

Il viaggio a piedi di fra Pietro dall’eremo di S. Onofrio a Lione

Un vero e proprio viaggio europeo Pietro del Morone lo fece, quando il suo ordine rischiava di essere soppresso. Pietro era deciso a incontrare papa Gregorio X, in quel momento impegnato a Lione per un concilio. Partì in pieno inverno nel novembre del 1273 all’età di quasi settant’anni dall’eremo di Sant’Onofrio: un’impresa incredibile, tenendo conto che percorse praticamente a piedi o con mezzi di fortuna una distanza di più di 1000 km. Dovette affrontare “l’asprezza delle strade, l’altezza de’ monti, la diversità e varietà delle stagioni, il rigore dell’Inverno, la carestia e penuria d’ogni, cosa, e la difficoltà e la calamità dei que’ tempi, principalmente le discordie e guerre civili delle Provincie, delle Città, e quasi d’ogni luogo di tutta Italia”, scrive un biografo. Pietro e i suoi compagni arrivarono a concilio praticamente finito, ma riuscì a incontrare il pontefice e a ottenere la conferma del suo ordine. Anche se non conosciamo esattamente il suo percorso, elenchiamo alcune delle città che ebbe modo di visitare: Sulmona, L’Aquila, Firenze, Pistoia, Lucca, Mantova, Milano, Torino e da lì poi l’attraversamento delle Alpi per giungere, seguendo il Rodano, a Lione. Ancora oggi a Lione si conserva la memoria dei Celestini: in particolare vi è il Quai de Celestine e il teatro di Lione dal significativo nome di Teatro dei Celestini.

L’espansione dell’ordine fino alla soppressione

Prima di diventare papa con il nome di Celestino V nel 1294, esistevano già una quarantina di monasteri a lui legati, per un totale di 600 monaci. Nel 1313 Celestino è proclamato santo e l’ordine si espande vigorosamente in quasi tutta la Penisola diffondendone il culto. Una vita fatta di digiuni, austerità e penitenze, la devozione alla messa e alla preghiera liturgica e l’immagine di un papa umile attrassero molti benefattori, soprattutto tra re e uomini e donne nobili, che volevano partecipare dei beni spirituali dei religiosi. In Germania troviamo i monaci Celestini a Oybin, in Boemia, a Praga e in altre località come Köningstein e Schönfeld. La Riforma protestante ebbe effetti devastanti per il monachesimo e questa breve esperienza dei celestini venne spazzata via. L’ordine arriva, come abbiamo detto, ben presto in Francia e a Parigi nel 1352 sorge il monastero di Notre-Dame de l’Annonciation, che ne sarà la casa principale. Qui ottiene il suo maggior successo: l’influenza del ramo francese fu tale che per circa un secolo i celestini d’oltralpe presero possesso di Santa Maria di Collemaggio di Aquila, Sant’Eusebio di Roma e San Benedetto di Norcia. Nascono fra l’altro nel Quattrocento monasteri in altre nazioni: in Spagna, a Barcellona (1407-1423) e un tentativo in Inghilterra a Sheen, non lontano da Londra (1414-1415).  Il fallimento di queste due esperienze monastiche si dovette soprattutto alla nazionalità dei monaci mandati in Spagna e in Inghilterra: erano di origine francese e questo poneva dei grossi problemi politici tra nazioni che in quegli anni erano costantemente in guerra.

Un censimento della metà del Cinquecento in Italia e in Europa contava 1100 monaci sparsi in 150 case. Nel Seicento comincia il ripiegamento dell’ordine verso le glorie del passato, mentre il Settecento è il secolo della crisi: i monaci sì sono ormai imborghesiti e pensano piuttosto all’amministrazione dei beni, che a limitare la santità e l’austerità del loro fondatore. La rivoluzione francese avrebbe fatto il resto. In Italia l’ordine scompare definitivamente nel 1810 nel Regno di Napoli (in Abruzzo erano ancora attive 13 case) e qualche anno dopo nello Stato Pontificio. La scomparsa dei celestini segnò anche la dispersione di beni e documenti, in molti casi semplicemente distrutti.

L’ordine maschile conobbe dei tentativi di restaurazione da parte francese da parte italiana, ma senza risultati, mentre il ramo femminile delle monache benedettine celestine è ancora attivo e presente a L’Aquila a San Basilio e a Barletta in Puglia, con fondazioni nella Repubblica Centrafricana e nelle Filippine. Lo spirito di rinnovato interesse e il desiderio di più completa conoscenza che sta caratterizzando l’attuale ricerca intorno a Celestino V possono senz’altro contribuire ad ampliare lo sguardo verso un rilancio europeo di quel grande dono che fu la Perdonanza.

Il cammino europeo di Celestino V


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