Incantesimo di austerità e trascendenza: l’eremo celestiniano di San Bartolomeo in Legio a Roccamorice

di Fausto D'Addario | 24 Agosto 2023 @ 08:02 | I LUOGHI DELLO SPIRITO
eremo celestiniano di San Bartolomeo in Legio a Roccamorice.
Print Friendly and PDF

È ormai iniziata la 729° edizione della Perdonanza celestiniana e, dopo l’appuntamento della scorsa domenica all’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, oggi vi portiamo in un altro luogo incredibile, anche se profondamente diverso dal primo: l’eremo celestiniano di San Bartolomeo a Roccamorice, posto su uno sperone roccioso a 600 metri di altezza nel vallone di Santo Spirito. Se l’abbazia era la casa madre dell’ordine, con tutta l’imponenza e la solennità del fulcro della congregazione, questo è un semplice eremo: incantesimo di austerità e trascendenza, dove l’anacoreta – colui che si separa dal mondo – si innalza verso il più alto grado di perfezione lottando in solitudine. Il più assoluto, totale, autentico ed inequivocabile anelito della vita di Pietro Celestino fu la vita eremitica.

eremo celestiniano di San Bartolomeo in Legio a Roccamorice.

Pietro del Morrone, l’eremita prima di tutto

Se i padri del deserto sceglievano luoghi aridi sotto un sole spietato, i monaci irlandesi le coste più selvagge e sferzate dalle onde, gli eremiti in Abruzzo creavano i loro avamposti dello spirito scolpiti tra le rocce, isolati per il difficile accesso, con le cellette ricavate negli anfratti o costruite a secco. C’erano la preghiera e il cantico della natura a fornire il nutrimento spirituale. La penitenza qui non era solo la terapia, era anche la cura, era la medicina dei monaci. Colombano, uno dei padri fondatori del monachesimo irlandese del VI secolo, scrisse: “Poiché i medici che curano il corpo combinano i loro medicamenti in diversi modi […] anche i medici dello spirito dovrebbero trattare con diversi tipi di cure le ferite dell’anima”. Pietro del Morrone scelse l’eremitismo del bosco e nell’eremo trovava il suo naturale rifugio dopo ogni esperienza nel mondo, spostandosi verso luoghi sempre più impervi, se veniva raggiunto da troppi visitatori. Tale fu l’amore che aveva per la solitudine, che anche la cella del castello di Fumone, dove venne rinchiuso da Bonifacio VIII, gli sembrava un paradiso.

Il cammino anacoretico di Pietro del Morrone iniziò nel cenobio benedettino di Santa Maria in Faifoli. Ma ormai il risveglio eremitico sviluppatosi in quel tempo aspirava a liberarsi dalle esigenze comunitarie, per ricercare il ritiro a servire Dio nell’esperienza solitaria. Pietro Celestino cominciò il suo viaggio nel 1231, a poco più di vent’anni. Di questo esilio volontario ci danno ampia testimonianza gli eremi resi da lui celebri: Castel di Sangro, Monte Palleno, Santa Maria e Santo Spirito del Morrone, la Maiella, San Bartolomeo in Legio, San Giovanni d’Orfento e Sant’Onofrio del Morrone. L’eremo celestiniano di San Bartolomeo nel comune di Roccamorice (PE) è strettamente legato strettamente a Pietro Angelerio, che qui si recò più volte per ritirarsi in preghiera con i suoi discepoli: lo rimise in uso intorno al 1250, e vi si ritirò dopo il suo ritorno da Lione. Teniamo conto che la sua vita eremitica durò più di sessant’anni!

eremo celestiniano di San Bartolomeo in Legio a Roccamorice.

L’eremo di San Bartolomeo: rimarrete incantati

L’arrivo, dopo una bella camminata di mezz’ora, è di grande impatto visivo: una suggestiva balconata rocciosa e di fronte l’eremo di San Bartolomeo, che si mostra con la sua facciata in laterizio, un bel portale e tracce di affreschi del Cristo e della Vergine del XIII secolo: è letteralmente un nido scavato nella roccia. L’affresco di sinistra raffigura a mezzo busto Cristo benedicente, che tiene il libro aperto sulla celebre citazione di Giovanni: “Ego sum lux mundi, qui sequitur me non ambulat in tenebris”, cioè “Io sono la luce del mondo, chi mi segue non cammina nelle tenebre. Non è un controsenso trovare la luce nell’oscurità di una grotta? Non voglio apparire troppo fantasioso, ma c’è veramente una sorta di luminosità qui intorno. I vangeli erano un riflesso di quella vita spirituale che gli eremiti conducevano, persino in un eremo scavato nella pietra ed esposto alle intemperie.

eremo celestiniano di San Bartolomeo in Legio a Roccamorice.

Ben conservato, l’interno è essenziale, costituito da una chiesetta e da due piccoli ambienti che sfruttano grotte naturali, dove Pietro e gli eremiti vivevano e pregavano. Molto particolare la scala santa, che va percorsa in salita, in ginocchio e pregando. All’interno della chiesetta – solo la parete esterna è costruita – sopra l’altare si conserva una nicchia con “Lu Sandarell”, cioè la piccola statua in legno raffigurante l’apostolo Bartolomeo. Porta a tracolla la propria pelle, a ricordo del suo martirio: fu scorticato vivo, secondo la leggenda.

Per quanto la statuetta sia una modesta opera dell’Ottocento, è oggetto di grande venerazione ed è il fulcro della processione del 25 agosto, quando l’eremo è letteralmente invaso da centinaia di fedeli che assistono, come meglio possono, alla messa che si tiene all’alba nella cappella. In passato si faceva un pellegrinaggio notturno e si pernottava nell’eremo, come a vivere da eremita per una notte. Dalla chiesetta prende avvio la processione, dove Lu Sandarell viene portato a turno dai pellegrini, senza troppa fatica viste le piccole dimensioni, e si arriva in paese fino alla chiesa parrocchiale di Roccamorice per la celebrazione solenne. Nella cappellina non è infrequente vedere santini, ex voto, richieste di preghiera: per tutto l’anno i devoti si rivolgono all’intercessione del santo.

Il culto a San Bartolomeo non è altro che un antico ricordo delle frequenti visite dell’umanità più disparata e disperata che si recava da Pietro Angelerio; ma c’è di più: le acque della sorgente di San Bartolomeo, come pure quella che scorre dalle pareti rocciose dell’eremo, sono ritenute cariche di virtù miracolose: ancora oggi i più devoti la bevono o la raccolgono per portarla a parenti e conoscenti malati. Anticamente era utilizzata quale rimedio contro la peronospora della vite, che in quest’anno in Abruzzo ha attaccato pesantemente i vigneti. 

Uscendo sul retro, l’affaccio sui terrazzamenti del vallone lascia senza fiato. Poco lontano recenti scavi archeologici hanno portato alla luce la presenza di un villaggio dell’età della pietra, dunque quest’area doveva essere già occupata dalla presenza umana nel Neolitico. Si ritorna riappacificati nello spirito. Certo, non si è ricevuta l’indulgenza celestiniana, ma vedere che i monaci creavano queste stupende opere a maggior gloria di Dio, è quasi una partecipazione mistica a quella communio sanctorum che ci attende.

eremo celestiniano di San Bartolomeo in Legio a Roccamorice.


Print Friendly and PDF

TAGS