Celestino V, l’eremita della Maiella in anteprima mondiale

“Celestino V – L’eremita che diventò Papa”

Celestino V, l’eremita della Maiella in anteprima mondiale
Dai luoghi della Maiella dove Pietro da Morrone visse da eremita fino a L’Aquila, città della Perdonanza: il TV Movie prodotto da Pepito Produzioni e Rai Fiction racconta la straordinaria parabola umana e spirituale di Celestino V. Colonna sonora firmata dall’aquilano Fabrizio Mancinelli

L’AQUILA – È la storia di un uomo che ha attraversato il potere senza lasciarsi conquistare dal potere. È la storia di Pietro da Morrone, l’eremita della Maiella diventato Papa Celestino V, e di una scelta, quella della rinuncia al soglio pontificio, che a distanza di oltre sette secoli continua a interrogare il presente.

È questo il cuore di “Celestino V – L’eremita che diventò Papa”, il TV Movie prodotto da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction, presentato martedì 29 settembre in anteprima mondiale all’Aquila, nell’ambito della 78.esima edizione del Prix Italia, in corso nel capoluogo abruzzese.

Un appuntamento particolarmente significativo perché il racconto cinematografico di Celestino è tornato proprio nei luoghi che ne custodiscono la memoria e l’eredità spirituale. L’Aquila, con Collemaggio e la Perdonanza, diventa così il luogo ideale per presentare una storia nata tra le montagne d’Abruzzo e destinata a parlare a un pubblico internazionale.

La proiezione all’Auditorium del Parco è stata preceduta dal monologo “Play Human, mettersi in gioco” di Giovanni Scifoni, trasmesso in diretta su RaiPlay, per poi lasciare spazio all’incontro con il regista Edoardo Re e gli interpreti Michele Placido, Giacomo Ferrara e Giovanni Scifoni, quest’ultimo nel ruolo di narratore.

Al centro della vicenda c’è Pietro da Morrone, l’eremita che per anni visse nella solitudine e nell’asprezza delle montagne della Maiella, prima di essere chiamato, ormai ultraottantenne, a ricoprire il soglio di Pietro. La sua esperienza eremitica sulla Maiella è documentata anche dalle fonti storiche.

Ed è proprio l’Abruzzo, con i suoi paesaggi, le sue montagne e i luoghi legati alla vicenda del santo, a diventare uno dei grandi protagonisti visivi del TV Movie. Le immagini girate nei territori della Maiella, dove Pietro del Morrone ha vissuto la sua esperienza di eremita, restituiscono un paesaggio che non è semplice sfondo, ma parte integrante del racconto.

Rocce, boschi, eremi, vallate e paesaggi aspri accompagnano la trasformazione di Pietro, restituendo allo spettatore il senso di una vita scelta lontano dalle logiche del potere, nella ricerca della preghiera, della spiritualità e della propria dimensione interiore.

Le riprese hanno attraversato diversi luoghi dell’Abruzzo, compresi gli scenari dell’Aquilano, l’Abbazia di San Liberatore a Maiella, Fossacesia e Punta Aderci, confermando il ruolo del territorio regionale nel racconto della vicenda celestiniana. Le riprese del TV Movie si sono concluse proprio in Abruzzo lo scorso giugno.

A vestire i panni di Pietro da Morrone è Michele Placido, mentre nel cast figurano, tra gli altri, Fortunato Cerlino, Giacomo Ferrara e Giovanni Scifoni.

A impreziosire ulteriormente il progetto c’è la colonna sonora firmata da Fabrizio Mancinelli, compositore e direttore d’orchestra cresciuto nell’aquilano che ha composto le musiche del docufilm. Una firma particolarmente significativa, perché la musica accompagna una storia profondamente legata all’Abruzzo e soprattutto alla città dell’Aquila.

La vicenda prende avvio nel 1294, quando la Chiesa è attraversata da profonde divisioni e il conclave è ormai bloccato da due anni. In questo scenario emerge la figura dell’eremita Pietro da Morrone, la cui fama di uomo spirituale arriva fino ai cardinali. Dopo l’elezione, Pietro diventa Celestino V.

Sono pochi mesi di pontificato, ma destinati a lasciare un segno indelebile. Il primo gesto è la Perdonanza, concessa il 29 agosto 1294 con la Bolla del Perdono, atto alla base della tradizione aquilana che ancora oggi vive attraverso l’apertura della Porta Santa di Collemaggio.

Il secondo è la rinuncia al pontificato, una scelta senza precedenti che il TV Movie interpreta non semplicemente come una fuga, ma come una radicale rivendicazione della libertà personale e della coerenza con le proprie convinzioni.

È proprio questo aspetto ad aver colpito Michele Placido, protagonista nel ruolo di Celestino. “Le guerre, il potere dei potenti che in qualche modo vogliono distrarre anche dall’idea che ci sia qualcosa di più profondo nel mistero. Non si parla mai, non si parla mai di umanità, dell’uomo. Credo che Celestino, la figura di oggi, è una contemporaneità che è diventata questa cosa della potenza che è ancora attiva. Dico perché? Perché noi ormai perdiamo il senso della nostra vita e abbiamo bisogno di riflettere, dare un senso al nostro percorso umano”.

Un messaggio che attraversa i secoli e che trova particolare forza nelle parole di Giacomo Ferrara, abruzzese cresciuto sulla Maiella, che nel TV Movie interpreta il confratello Roberto da Salle. “Per me, cresciuto sulla Maiella, raccontare questa storia ha un significato ancora più importante”. E ancora: “Rimanere coerenti con le proprie scelte, non abbassarsi, anzi Celestino proprio sfida apertamente questa cosa. Io credo che la cosa che debba rimanere è proprio l’uomo, l’uomo di Pietro del Morrone, appunto con le sue fragilità, con tutti i suoi dubbi, ma soprattutto anche con una morale molto forte”.

Una lettura profondamente umana è quella proposta anche da Giovanni Scifoni, giullare-narratore del progetto.

“Celestino è l’uomo alla ricerca di se stesso, il “conosci te stesso” di Socrate, no? Che è molto costoso. È una cosa estremamente dolorosa conoscere se stessi, perché a volte, per aderire veramente a se stessi, bisogna fare la cosa più difficile, a volte una cosa più dolorosa, più complicata, più faticosa. E lui la fa. Questa radicalità è affascinante”.

Il regista Edoardo Re riassume invece la domanda alla base del progetto: “Come fare a restare umani, anche quando tutto attorno a te cambia, quando i tempi si fanno così oscuri, così difficili, quando il mondo attorno a te sta cambiando, cosa fare per restare umani, per preservare la nostra unicità?”.

Una domanda che sembra attraversare l’intera parabola di Pietro da Morrone e che restituisce a Celestino V una dimensione contemporanea. Dalla Maiella a Collemaggio, dal silenzio dell’eremo al clamore del soglio pontificio, fino alla scelta di rinunciare al potere, “Celestino V – L’eremita che diventò Papa” racconta così un uomo fragile e fortissimo, capace di scegliere la propria strada anche quando quella strada significa rinunciare alla gloria.

E proprio L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026 e città della Perdonanza, ha accolto l’anteprima mondiale di una storia che appartiene profondamente al suo territorio.

E come disse Papa Francesco in occasione della sua visita pastorale all’Aquila avvenuta il 22 agosto 2022: “Erroneamente ricordiamo la figura di Celestino V come “colui che fece il gran rifiuto”, secondo l’espressione di Dante nella Divina Commedia; ma Celestino V non è stato l’uomo del “no”, è stato l’uomo del “sì”.