L’AQUILA – Anche Tornimparte ha la sua “Perdonanza”. Ma in questo caso il paese si affida al teatro, ai costumi, alla musica e ovviamente alla memoria di Celestino V. È così che nasce L’avventura di un povero Cristiano, uno degli spettacoli più significativi realizzati dal Gruppo Teatrale di Tornimparte insieme al Gruppo Corale diretto dal maestro Mario Santucci.
Il Gruppo Teatrale di Tornimparte, ci racconta Giacomo Carnicelli, è nato nel 1990 per iniziativa di Pina Vecchioli, che ancora oggi ne cura la regia e la stesura dei testi. Al suo fianco, come altra figura fondamentale della compagnia, c’è Gianni Angelini, già presidente del gruppo e oggi impegnato soprattutto negli aspetti tecnici. Dal 1992 ne fa parte anche chi ha raccontato questa esperienza, contribuendo negli anni alle numerose rappresentazioni portate in scena dalla compagnia.
Commedie, testi originali e adattamenti: tutto rigorosamente in dialetto tornimpartese. Nel repertorio sono entrati anche grandi autori del teatro italiano, riletti attraverso la lingua e la sensibilità del territorio, come La giara di Luigi Pirandello e Chi è cchiù felice ‘e me! di Eduardo De Filippo.
Ma è soprattutto nell’incontro tra teatro e musica che il gruppo ha trovato una delle sue espressioni più originali. Ne sono esempio gli spettacoli realizzati insieme al Gruppo Corale di Tornimparte, diretto dal maestro Mario Santucci, tra cui il Racconto popolare della Passione, costruito alternando testi recitati, scritti da Pina Vecchioli, e canti tradizionali della Passione recuperati e valorizzati dal maestro Santucci.
Lo stesso modello è alla base de L’avventura di un povero Cristiano, liberamente ispirato all’opera di Ignazio Silone. I testi sono di Pina Vecchioli, mentre le musiche sono state composte da Mario Santucci. Lo spettacolo è più di una trasposizione teatrale del romanzo, ma costruisce un racconto fatto di parole, musica e immagini sceniche: i canti del Coro di Tornimparte si alternano alla voce di un lettore, mentre gli attori rappresentano le diverse scene quasi interamente attraverso la mimica. Fa eccezione un breve, ma significativo, dialogo tra Celestino e il cardinale Caetani.
La prima rappresentazione andò in scena nell’agosto del 2012 nella chiesa di San Panfilo a Tornimparte. Tra gli interpreti c’era anche Bonifacio VIII, ruolo affidato proprio a uno dei componenti storici della compagnia. Le fotografie di quella prima rappresentazione, qui pubblicate, restituiscono oggi la memoria di uno spettacolo nato più di dieci anni fa e ancora capace di parlare alla storia della Perdonanza.
La rappresentazione ebbe poi altre occasioni di essere riproposta. Particolarmente suggestiva fu quella dell’agosto 2014, nell’orto del monastero di San Basilio, nell’ambito della “Cordata per le Celestine”, all’interno del programma della Perdonanza. Un luogo tutt’altro che casuale: il monastero custodisce infatti la presenza delle monache ultime eredi dell’ordine di Celestino e rendeva ancora più diretto il rapporto tra la vicenda rappresentata e quella tradizione spirituale che affonda le proprie radici nella figura di Pietro del Morrone.
Lo spettacolo arrivò anche a Pescina, in occasione della ricorrenza dei 36 anni dalla morte di Ignazio Silone, quasi a chiudere idealmente il cerchio tra l’autore che aveva raccontato la vicenda di Celestino e il teatro che, a distanza di decenni, ne ha riportato la figura sulle scene. L’ultima replica risalirebbe invece all’agosto 2015, nell’ambito della “Perdonanza delle Scuole”.
Oggi, mentre L’Aquila ha appena terminato le celebrazioni della 732ª Perdonanza, quell’esperienza torna ad assumere un significato particolare. Perché il Celestino raccontato dal Gruppo Teatrale di Tornimparte è il Celestino torna tra gli ultimi dopo aver consegnato la Bolla del Perdono: un perdono che non dovrebbe appartenere a pochi, né essere soltanto una memoria del passato. Un perdono per tutti e di tutti.
«Nascosto tra rocce scoscese,
inviso a prelati e potenti,
il Papa le fila riprese
delle anime dette perdenti».






