“L’Aquila, capitale del perdono. Misericordia è saperci amati nella nostra miseria”. Una figura decisiva e controversa

di Fausto D'Addario | 26 Agosto 2023 @ 05:40 | PERDONANZA
L’Aquila, capitale del perdono
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L’AQUILA –  “L’Aquila, capitale del perdono. Misericordia è saperci amati nella nostra miseria” è il titolo del convegno che si è tenuto ieri, 25 agosto, presso la Sala Ipogea del Palazzo dell’Emiciclo in occasione dei festeggiamenti per la 729° edizione della Perdonanza Celestiniana. Una giornata densa di dotte riflessioni ed emozionanti ricordi dei giganti del passato, nonché una preziosa occasione per la presentazione del secondo volume del Corpus Coelestinianum. Papa Celestino V: una figura decisiva e controversa nella storia della città dell’Aquila e della Chiesa tutta, che non cessa di far discutere e versare fiumi d’inchiostro, specialmente da parte di chi, avendo a cuore questa città, ha donato tempo, intelletto e dedizione.

I lavori si sono aperti con i saluti di S.E. l’Arcivescovo Metropolita, il card. Giuseppe Petrocchi, che ha ricordato la bella definizione dell’Aquila come capitale del perdono, a sottolineare la portata non solo locale, ma nazionale e internazionale di questo straordinario evento. Lo stesso papa Francesco, corroborato dalle affermazioni del cardinale, assunse in modo solenne questo titolo per il capoluogo abruzzese nell’omelia del 28 agosto 2022: “L’Aquila, da secoli, mantiene vivo il dono che proprio Papa Celestino V le ha lasciato. È il privilegio di ricordare a tutti che con la misericordia, e solo con essa, la vita di ogni uomo e di ogni donna può essere vissuta con gioia”.

La prima relazione, affidata a mons. Claudio Palumbo, Vescovo di Trivento, ha tratteggiato la figura di Celestino V come pater misericordiarum, padre delle misericordie. E la misericordia è stata proprio la cifra spirituale che ha segnato l’essenza e le motivazioni del giovane Pietro: era poco più che ventenne, quando mosse i primi passi da eremita sulle balze delle montagne abruzzesi. Cercando Dio, se n’è fatto suo imitatore tra i fratelli, accogliendo l’enorme e quotidiano concorso di popolo come un padre, anzi, persino come una madre compassionevole, dicono le fonti più antiche. Dal giorno della sua incoronazione, non tanto come papa angelico, ma come padre delle misericordie, ha dichiarato il cielo aperto sulla terra, spalancando le porte della riconciliazione e della pace ai poveri e ai peccatori che si recavano a Collemaggio. Dispensatore di misericordie è stato Pietro Celestino anche per mons. Felice Accrocca, Arcivescovo di Benevento, che ne ha ricordato alcuni episodi significativi, riportati negli atti del processo di canonizzazione: al notaio Panfilo di Lanciano l’eremita rimproverò la vita dissoluta e, facendogli prendere coscienza dei suoi doveri matrimoniali, lo esortò efficacemente a imprimere alla sua vita un corso diverso; o la vicenda della giovane Catania che, perduta la vista, andò a chiedere la guarigione all’uomo di Dio. Pietro non solo guarì la donna, ma convertì anche il marito, che da quel giorno fu persona di astinenza, digiuni e preghiere. Insomma, la scelta della Perdonanza da parte dell’anziano pontefice non fu casuale: fu precisa e voluta, scaturita dalla sua larghezza di cuore di padre.

Nel suo intervento Don Daniele Pinton, Direttore dell’ISSR Fides et Ratio a L’Aquila, ha ripercorso la storia recente della Perdonanza negli ultimi quarant’anni, dal 1983 al 2023.

Con sorpresa e commozione è stata proiettata una vera chicca: un video di alcuni minuti che faceva scorrere le immagini del corteo e delle celebrazioni della Perdonanza del 1983, la prima vera e propria Perdonanza della storia moderna. L’organizzazione di quell’evento, grazie alle fatiche di personaggi del calibro di De Rubeis, Centofanti e P. Quirinio, fu un’impresa colossale realizzata in poco più di due mesi: fino al 1982, infatti, la Perdonanza Celestiniana aveva perso il suo entusiasmo e il suo afflato celebrativo. Alla fine non c’era quasi più nulla ed interessava solo un piccolo gruppo di fedeli: unico momento caratteristico, i clacson delle macchine durante la benedizione, come eco lontana dei campanacci delle pecore che i pastori facevano risuonare. Un fatto strategico fu la costituzione nel 16 giugno 1982 dell’associazione “Centro internazionale di Studi Celestiniani”, con il fine di promuovere la spiritualità e le manifestazioni – in primis la Perdonanza – di Pietro Celestino in Italia e all’estero. Da quel momento fu un crescendo di importanza e di progressivi aggiustamenti, con cambi di percorso, comparsa di abiti medievali, e l’introduzione di figuranti come il Giovin signore e la Dama della bolla. Il Centro poi organizzò nove convegni dal 1984 a 1994 – il primo organizzato da Raoul Manselli – con l’annuncio nel 1987 da parte dello storico e presidente della Deputazione abruzzese di Storia patria Walter Capezzali del “Corpus Coelestinianum”. Oggi la città dell’Aquila è chiamata a raccogliere questa preziosa eredità storica e pastorale.

La conclusione della prima parte è stata affidata a S.E. mons. Antonio D’Angelo, Arcivescovo Coadiutore dell’Aquila, con una riflessione sul senso del pellegrinaggio per l’uomo moderno.

I lavori del pomeriggio, introdotti da mons. Sergio Pagano, Prefetto dell’Archivio Apostolico Vaticano, hanno visto la presentazione del secondo volume del Corpus, che raccoglie le bolle di Celestino V, a cura di D. Ugo Paoli e Paola Poli. Sono intervenuti anche la Prof.ssa Alessandra Bartolomei Romagnoli e il prof. Alfonso Marini, curatori del primo numero di questo grande strumento di lavoro. Le carte che parlano ci restituiscono molti aspetti che fanno giustizia delle favole che hanno in gran parte annebbiato il ricordo e i meriti di questo grande eremita e papa, che fu Pietro Celestino. Al termine gli iscritti alla giornata hanno ricevuto una copia omaggio del volume “Le bolle di Celestino V”, grazie al sostegno offerto da parte della Fondazione CARISPAQ e hanno potuto partecipare alla celebrazione dei vespri nella Basilica di Collemaggio, presso la tomba dove riposano le spoglie mortali di Celestino V.

L’importanza di questo progetto, che si ripeterà negli anni, è anche in funzione di una ricostruzione del capoluogo abruzzese, che può e deve passare attraverso il recupero della memoria storica e dell’identità ecclesiale. In Celestino, l’Aquila ancora ferita può ritrovare elementi di vanto e di speranza in una rinascita che si fa attendere. L’appello è rivolto alle nuove generazioni di appassionati e studiosi: chi verrà dopo potrà, se vorrà, riprendere da dove il convegno si è fermato, accorgendosi di quanto ci sia ancora da indagare.

(interviste di Alessio Ludovici)

 


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