L’AQUILA – In questi giorni la città si prepara ad accogliere la 731ª edizione della Perdonanza Celestiniana. Le strutture per i grandi eventi sono ormai visibili: a Collemaggio prende forma il palco che ospiterà il concerto inaugurale curato da Leonardo De Amicis, con artisti come Raoul Bova, Francesco Gabbani e Renato Zero. In piazza Duomo e alla scalinata di San Bernardino, altri allestimenti accoglieranno spettacoli, musica e danza, fino al Corteo della Bolla e al rito solenne dell’apertura della Porta Santa.
Queste installazioni, che oggi rispondono a esigenze artistiche e di pubblico spettacolo, hanno un legame profondo con la storia cittadina. Sin dal Medioevo, infatti, L’Aquila ha conosciuto la tradizione dei padiglioni e delle scenografie temporanee, utilizzate per celebrare eventi religiosi, civici e politici.
I padiglioni per Alfonso d’Aragona
Come citato in un saggio di Maria Rita Berardi, docente di Storia medievale all’Università degli Studi di L’Aquila e autrice di numerosi saggi di storia urbana della città, un episodio emblematico si colloca nel 1442, quando la città, dopo un lungo conflitto, trattò la resa ad Alfonso I d’Aragona. Come racconta il cronista e mercante aquilano Francesco d’Angeluccio di Bazzano, re Alfonso entrò nel contado aquilano e i Camponeschi, allora protagonisti della vita politica cittadina, avviarono le trattative che portarono a un accordo con il sovrano. In quell’occasione il Comune predispose sontuosi padiglioni per ricevere il re e la sua corte, unendo apparato scenico e diplomazia.
Non si trattava solo di spazi effimeri, ma di strumenti politici: il “maestro dei padiglioni” era incaricato di erigere strutture che celebrassero il potere, impressionassero l’ospite e, al tempo stesso, ribadissero la dignità della comunità aquilana. Quei palchi medievali erano quindi una forma di architettura provvisoria, funzionale alla rappresentazione della città davanti al potere regio.
Oggi i palchi della Perdonanza, costruiti sul prato di Collemaggio senza invadere il piazzale della Basilica, rispondono a criteri moderni di fruizione e tutela del patrimonio, ma restano eredi di quella tradizione. Sono luoghi effimeri che raccolgono la comunità, rendono visibile l’identità civica e scandiscono un rito collettivo che si rinnova da secoli.
Dal Medioevo all’età contemporanea, il filo che unisce i padiglioni eretti per accogliere un re e i palchi che oggi ospitano concerti e celebrazioni è la funzione simbolica: creare uno spazio pubblico condiviso, capace di trasformare la città in scena e i cittadini in protagonisti.
In questo senso, la Perdonanza non è solo un evento religioso e culturale, ma la prosecuzione di una storia lunga secoli, in cui le architetture temporanee diventano parte integrante della memoria e dell’identità dell’Aquila.

Box cronologico – Palchi e padiglioni aquilani
- XIV secolo – Le prime campane e strutture provvisorie civiche regolano la vita pubblica e religiosa della città.
- 1442 – Per l’arrivo di Alfonso I d’Aragona, il Comune allestisce padiglioni solenni come gesto politico e di rappresentanza.
- Età moderna – I palchi effimeri diventano elementi costanti delle feste religiose e civiche, dalle processioni ai cortei.
- XX secolo – Con l’istituzione della Perdonanza moderna, il palco a Collemaggio diventa luogo simbolo della celebrazione comunitaria.
- Oggi – I palchi della Perdonanza ospitano concerti, eventi religiosi e spettacoli, ereditando la funzione di scenografie civiche che accompagnano la vita e l’identità della città.









