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Checkmate! Bridge – Fatto 30 facciamo 31

A cura di Francesco Splendiani

bridge art 2
I proverbi sono la saggezza dei popoli. Il curioso è che questa frase è anch’essa divenuta un detto proverbiale. I proverbi spesso sono talmente veri da essere universali, noti o riconosciuti

I proverbi sono la saggezza dei popoli. Il curioso è che questa frase è anch’essa divenuta un detto proverbiale. I proverbi spesso sono talmente veri da essere universali, noti o riconosciuti in tutto il mondo, ma solitamente nascono esprimendo la saggezza popolare di una specifica cultura. L’origine nazionale di alcuni proverbi nasce spesso da eventi storici locali. Così quello usato per il commento di questa mano di bridge è decisamente italiano, originandosi da una frase di Papa Leone X° pronunciata in un concistoro del 1517. Il “Chi ha fatto trenta può fare trentuno” sarebbe stata la sua risposta a chi gli aveva chiesto come mai avesse nominato trenta nuovi cardinali e poi avesse modificato questa prima decisione aggiungendone un altro.

Riferito a questa mano didattica, il proverbio vuole evidenziare la circostanza per cui un piano di gioco che preveda una asimmetrica distribuzione dei resti di un colore, come la 4-2, può a volte essere migliorato estendendo l’ipotesi ad un evento ancora peggiore, quale la ripartizione 5-1. Nella mano qui mostrata Sud è giunto al contratto di 6 Picche ed ha avuto la fortuna di non ricevere l’attacco a Quadri che lo avrebbe costretto a giocare l’unica chance dell’impasse a Fiori. L’attacco a Cuori dà la possibilità di cedere una presa a Fiori anziché a Quadri, aumentando le probabilità di successo dal 50% dell’impasse allo 84% delle distribuzioni 3-3 e 4-2 del colore di Fiori. Questo piano prevede l’affrancamento di una presa dal colore in cui si ha un 9-4 in mano per A-Q-10-6-3 al morto. Una presa può essere ceduta ma a condizione che ciò produca l’affrancamento di una delle carte della quinta. Gli avversari possiedono sei carte con K-J-8-7-5-2. La domanda da porsi è: “Come affrancare una seconda presa al morto (oltre all’Asso) non cedendo più di una presa?” Se le carte degli avversari sono ripartite 4-2 la risposta è molto facile. Essendoci quattro ingressi al morto, dopo aver preso di mano l’attacco a Cuori e battuto Asso e Fante d’atout (lasciando al morto Re e Donna) si può giocare una scartina per l’Asso di Fiori e poi cedere il 9 al turno seguente. Ora i rientri di Asso di Cuori e di Donna di Picche serviranno a permettere due tagli a Fiori, catturando l’eventuale Re quarto degli avversari, ed il re di Picche costituirà l’ingresso per incassare la quinta Fiori affrancata. Il gioco si concluderebbe anche prima se il Re di Fiori fosse solo secondo o terzo. Questo piano cadrebbe però in caso di ripartizione 5-1 delle Fiori, con singolo di scartina. Si deve quindi migliorarlo e lo si può fare cambiando il movimento del colore lungo. Si può scegliere di giocare l’impasse contro il Re di Fiori e se questa va male, con ritorno Quadri, la ripartizione 4-2 o 3-3 dei resti di Fiori permetterebbe di mantenere ugualmente il contratto; ma anche in questo caso la ripartizione 5- 1 dei resti impedirebbe l’affrancamento per la caduta del 9 sotto la battuta dell’Asso. Ma si può fare trentuno giocando con maggior precisione, in previsione dei resti di Fiori ripartiti 5-1. Dopo la presa iniziale, si batte l’Asso d’atout, poi si gioca piccola Fiori per l’Asso. Rientrati in mano con il Fante di Picche (atout avversari eliminati sin dal primo giro o solo ora) si intavola il 9 di Fiori. Se questo 9 viene coperto dal Re, la Donna è promossa a vincente; se viene superato dal Fante, la Donna copre e se cade sotto il Re di Est è il 10 a divenire vincente. Se sul 9 Ovest non risponde, rivelando Re e Fante inizialmente quinti in Est, si sta bassi permettendo al Fante di fare presa; poi però il Re sarà soggetto all’impasse di taglio, avendo il morto Donna e 10. Un elegante gioco di sicurezza, che al tavolo sarebbe facile trascurare.