Nelle Giornate FAI d’Autunno del 14 e 15 ottobre si andrà alla scoperta della Gole del Sagittario e del piccolo borgo medievale di Castrovalva, tra i più piccoli d’Italia.
Castrovalva, sentinella delle Gole del Sagittario e unica frazione di Anversa degli Abruzzi in provincia dell’Aquila, è tra i borghi più piccoli d’Italia: minuscolo, remoto e bellissimo, definito “un nido d’aquile superbe”, ha una popolazione di una decina di abitanti e le sue case sono come aggrappate e quasi in equilibrio su una stretta cresta calcarea ed è fra gli esempi più suggestivi di incastellamento medievale in Abruzzo.
Un paesaggio onirico, che non poteva non attirare l’attenzione di quel genio visionario dei mondi impossibili che era Escher: l’artista olandese realizzò nel 1930 una delle sue più belle litografie raffigurante proprio Castrovalva, forse ispirato da quell’arrampicarsi di tornanti per salire al borgo medievale e dai labirinti di stradine strette che ne solcano i vicoli. Ecco cosa ha scritto nel suo diario: “Ho trascorso quasi un giorno intero seduto a disegnare a lato di una stretta strada di montagna. Sopra di me c’era la scuola e mi divertivo a sentire le chiare voci dei bambini mentre cantavano le loro canzoni”. All’artista olandese è intitolato l’ultimo tornante prima dell’ingresso nel paese, noto appunto come Girone Escher, da dove è possibile ammirare Castrovalva dalla stessa angolazione e prospettiva raffigurata nella litografia. Un luogo segreto di pace a volte in un’atmosfera mistica e ascetica, tipica dei paesi montani abruzzesi, ma anche degli eremi e delle abbazie benedettine.
C’è chi ritiene che non esista gioia più grande che quella di vivere in un luogo appartato, assecondando un lento ritmo di vita, in armonia con l’avvicendarsi delle stagioni, in una valle di pace che non conosce assembramenti, per avvertire ancora l’eco dello stile di vita frugale e un anelito spirituale. Ebbene, Castrovalva è tutto questo: isolato dal mondo moderno, il borgo è profondamente connesso a Madre Natura, in un’aria circondata dalle montagne, dal vento e dal verde. Qui non riecheggia il rombo dei motori, se non l’eco lontana che proviene dall’A25, nel tratto tra Pratola Peligna e Cocullo, da dove il borgo pare protendersi verso il cielo come un luogo da fiaba segreto. Per la sua posizione a strapiombo sul fiume Sagittario può scoraggiare i visitatori, che preferiscono fermarsi nella più nota e visitata Scanno; ma chi ci arriva verrà ripagato dalla visita di un borgo delizioso, anche se ormai quasi disabitato.
Castrum de Valva, insediamento fortificato di Valva: questa l’origine del nome, che ne tradisce l’appartenenza all’antica diocesi di Valva, che aveva il suo cuore nella basilica di San Pelino a Corfinio, un vero e proprio racconto di pietra uscito dalle sapienti mani dei monaci benedettina. E di passaggi benedettini dovettero esserci, se la chiesa di San Cesidio fu possesso di Montecassino – la più antica presenza del monachesimo benedettino nell’area valvese è senza dubbio quella di Montecassino – e prima dell’anno 1000 ruotava intorno alla potente abbazia di San Vincenzo al Volturno. Il paese però nasce dal raggruppamento degli abitanti di cinque ville, che si raggrupparono sul sito dell’attuale borgo. Federico II di Svevia con lo Statuto dei Castelli fa di Castrovalva un importante caposaldo per controllare gli importanti percorsi montani che, dalla piana peligna risalgono verso l’alta valle del Sangro per Scanno e Passo Godi e, per la Marsica, tramite Cocullo e la valle del Giovenco. Se gli Angioini in seguito confermano lo Statuto dei Castelli, dal 1500 in poi Castrovalva passò per le mani di molti baroni, fino a quando da baronia divenne marchesato: ancora oggi i Pomarici di Matera conservano il titolo di Marchesi di Castrovalva. Ha conservato la sua indipendenza sino al 1817, quando fu unito amministrativamente ad Anversa, nel fondovalle.
Nell’antico borgo si entra nell’antico Castrum, di cui non esistono più resti, attraverso una Porta ogivale. facendosi largo per i vicoli tra le case in pietra che emergono dalla roccia, è possibile visitare tre chiesette: la cinquecentesca Chiesa di Santa Maria della Neve, che si apre nella vecchia piazzetta rinascimentale, con la coronatura a cappello da carabiniere tipicamente settecentesca; la chiesa di Santa Maria delle Grazie e la chiesa del patrono del luogo, la duecentesca Chiesa di San Michele Arcangelo, costruita sulla cresta del Monte Sant’Angelo. Sul punto più panoramico, un ripetitore della Rai.
Castrovalva non è solo per gli amanti della natura, ma anche per chi ama la buona tavola e la cucina genuina, fatta di prodotti a km zero. In questo angolo remoto d’Abruzzo lo chef Davide Nanni, diventato un fenomeno social e televisivo come lo chef che cucina nei boschi, ha trovato il suo nido d’aquila. Londra, Roma, la Florida, ma il richiamo delle montagne che suo nonno scalava da bambino è stato troppo forte. Oggi il motto che lo contraddistingue è J ‘so wild, perché realizza nella natura piatti rivisitati della tradizione, sulla scia della locanda aperta dal nonno. Che un aquilotto aveva allevato per davvero. Il papà filma e su Instagram non si contano le visualizzazioni. A Castrovalva ora Davide gestisce con i genitori l’agriturismo Locanda Nido D’Aquila, ormai un b&b diffuso. Con gli attrezzi del suo sapere e del suo mestiere l’esperienza dello chef wild, nata dopo la pandemia e che sta avendo sempre più un ottimo riscontro, fa molto riflettere sul futuro dei borghi e dei centri marginali; un’esperienza che si inserisce in quella serie di progetti e attività finalizzati a convertire i borghi spopolati e i centri marginali in territori fertili di opportunità e di affermazione; ormai ci siamo resi sempre più conto di quanto la nostra società e la nostra economia abbiano bisogno di tornare a logiche di prossimità, alle micro-reti locali, a quel capitale sociale e comunitario che ci permette di mantenere ritmi di vita più sostenibili.


















