Pizzone II, cresce il fronte del no. Dom Luca Fallica, abate di Montecassino e San Vincenzo al Volturno, scrive una lettera a Mattarella contro il progetto della nuova centrale Enel.
“L’imponenza del quasi miliardario giro di danaro in gioco non deve far tacere o addomesticare le coscienze”, queste le dure parole di Dom Luca Fallica, abate di Montecassino e San Vincenzo al Volturno sulla vicenda di Pizzone II, la nuova centrale Enel da 300 MW che dovrebbe essere realizzata a poca distanza dall’Abbazia di San Vincenzo al Volturno, un gioiello da pochi giorni entrato nella lista degli otto monasteri italiani candidati a Patrimonio dell’umanità UNESCO. L’impianto in progetto prevede il riutilizzo dei due invasi esistenti di Montagna Spaccata, localizzato specificamente nei territori dei comuni di Pizzone, Montenero Val Cocchiara, Alfedena e Castel San Vincenzo. Ad Alfedena, in provincia dell’Aquila i cittadini hanno già costituito il 23 settembre il coordinamento “No Pizzone II” contro il progetto di Enel, mentre nel territorio di Castel San Vincenzo si trova l’area archeologica di San Vincenzo al Volturno, abbazia che ricade proprio sotto l’autorità di Dom Luca Fallica che, stante la gravità della vicenda, ha scritto una lettera rivolta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella:
“I tesori di un territorio sono ricchezza di tutti e sono immediata testimonianza della infinita munificenza di Dio e segno della sua benevolenza misericordiosa. Tutti i suoi figli sono chiamati a godere del privilegio di abitare la Terra, rispettandola come casa comune.L’Enel sarebbe pronta a snaturare e deturpare l’area, realizzando due enormi caverne nella ‘pancia’ di una montagna, chilometri di gallerie e di strade, profondi pozzi piezometrici, vari cantieri e discariche per impressionanti cubature; ciò, anche cementificando vaste aree boschive e convertendo due preziosissimi e vitali laghi – quelli di Alfedena (L’Aquila) e Castel San Vincenzo (Isernia) ad esanimi bacini di pompaggio”, così nella lettera resa nota da Giancarlo Pozzo, delegato dell’abate di Montecassino per San Vincenzo al Volturno.



Il tema ecologico è la questione di oggi anche per la Chiesa, come mostra l’accenno dell’abate Luca alla Laudato si’, l’enciclica di Papa Francesco sulla cura della casa comune. Tanto è urgente e potente il messaggio dell’ecologia integrale lanciato dal Santo Padre, che mercoledì 4 ottobre, nel giorno della festa di San Francesco d’Assisi, verrà rilasciata la nuova esortazione apostolica Laudate Deum,che idealmente intende completare la Laudato si’:“uno sguardo a quello che è successo e dire cosa bisogna fare”, nelle parole di Papa Francesco, che esorta al diritto di tutti all’uso della natura, ma per farla crescere e per il bene comune.
I piani strategici per l’auspicata autonomia energetica e per la transizione ecologica dovrebbero essere mirati a risanare il degrado e non, come in questo caso, a degradare i modelli di integrità esistenti, con il rischio di deturpare i delicati equilibri di quel territorio di inestimabile valore posto sotto il centenario manto del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Il Parco ha presentato il proprio parere negativo a inizio settembre con una nota trasmessa al Ministero dell’Ambiente e a tutti gli altri soggetti interessati. Si prevede infatti che le attività vengano realizzate in un arco temporale di circa 5 anni; ma si deve tener conto che il progetto include anche la realizzazione della viabilità di accesso alle opere in progetto, costituita da strade, tratti in galleria e cantieri. La Relazione Tecnica per la stima degli impatti sull’area protetta si conclude così: “La valutazione dei potenziali impatti generati dalle attività in progetto sulle diverse componenti analizzate, sulla base degli studi specialistici implementati e della letteratura di settore, oltre che delle esperienze pregresse maturate nel corso dello svolgimento di analoghe attività, ha rilevato che nel complesso sussistono alcuni potenziali impatti di natura non trascurabile, che tuttavia potranno essere in parte annullati e in parte mitigati sviluppando idonee misure di prevenzione e mitigazione nelle successive fasi di progetto.” Oltre ai danni per la tutela di un ambiente naturale unico, si aggiungono i timori sulla tenuta sismica del terreno. Per ora ogni decisione è stata sospesa, ma per alcuni è solo questione di tempo prima che la vicenda ricominci da capo.









