CHECKMATE | |

Checkmate! Gli scacchi? Una palestra cognitiva

scacchi L’Aquila
Quando si pensa agli scacchi e ai campioni degli ultimi secoli l'ultima cosa che viene in mente, soprattutto ai più navigati, è che sia adatto a persone che si ritengono mentalmente sane.

Quando si pensa agli scacchi e ai campioni degli ultimi secoli l’ultima cosa che viene in mente, soprattutto ai più navigati, è che sia adatto a persone che si ritengono mentalmente sane. Si pensi a Alekhine, Fischer o Capablanca, tra chi credeva che i russi si fossero infiltrati in qualsiasi forma di comunicazione e chi soleva siedersi in un angolino durante i tornei, si può dire che i campioni sono sempre stati molto peculiari. D’altronde, gli scacchi sono un gioco violento, distruttivo, che causa anche la solitudine che racchiudono tende a portare le persone verso la psicosi. Eppure, come emerge dagli studi di Roberto Trinchero, questi sono una palestra cognitiva incredibile. 

Se una persona ha problemi a relazionarsi con il prossimo, attraverso gli scacchi può arrivare a raggiungere una quadra che gli permette di esplorare le varie dimensioni dell’amicizia e delle relazioni con gli altri. Infatti attraverso gli scacchi si può avere una chiara visione di cosa voglia dire un rapporto chiaro e delimitato con chi ci sta dinanzi. SI parte, ad esempio, dallo stringersi la mano, un modo per conoscersi e esprimere rispetto verso chi siede dall’altro lato della scacchiera. 

Al contempo, giocare a scacchi è dimostrato che aumenti la capacità di calcolo e la logica, per questo motivo affrontare sin dai primi gradi di scuola gli scacchi può risultare fondamentale per rendere la matematica – la materia ad oggi più ostica nelle scuole italiane – facile da approcciare.