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L’Aquila, al MU.SP.A.C. la proiezione di “Gran Serata Futurista”

GARN SERATA FUTURISTA
Mercoledì 23 settembre al MU.SP.A.C. dell’Aquila la proiezione del video RAI 3 dello spettacolo “Gran Serata Futurista 1909-1930” di Fabio Mauri.

L’AQUILA – Un appuntamento dedicato al Futurismo e alla sua influenza sull’arte contemporanea è in programma mercoledì 23 settembre alle ore 18, nella sede del MU.SP.A.C., in Piazza d’Arti, via Pasquale Ficara. Nell’ambito della mostra dedicata a Fabio Mauri, “Lo scandalo dello spirito”, sarà proiettato il video dello spettacolo “Gran Serata Futurista 1909-1930”, realizzato da RAI 3.

Lo spettacolo, prodotto dall’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, con la collaborazione e la partecipazione diretta di studenti e docenti dell’Accademia, coinvolse numerosi artisti italiani ed esponenti dell’esperienza futurista, tra cui Tullio Crali, tra i principali interpreti dell’aeropittura.

Dall’Aquila alle principali città italiane

“Gran Serata Futurista 1909-1930” fu presentato per la prima volta il 4 giugno 1980 al Teatro Comunale dell’Aquila, lo stesso luogo che nell’aprile del 1913 aveva ospitato una serata futurista con Filippo Tommaso Marinetti e Francesco Balilla Pratella, oltre alla mostra “Esposizione + conferenza” dedicata alla Fotodinamica futurista di Anton Giulio Bragaglia.

Lo spettacolo fu successivamente replicato a Roma, Milano e Venezia, ottenendo un ampio consenso di pubblico e l’apprezzamento della critica.

Attraverso un’unica grande serata, Fabio Mauri costruisce una sintesi delle celebri serate futuriste, restituendone lo spirito, la forza provocatoria e la dimensione performativa.

L’opera mette in evidenza la straordinaria modernità del Futurismo italiano, una delle prime avanguardie a trasformare radicalmente il rapporto tra arte, artista e pubblico, anticipando modalità espressive che avrebbero trovato successiva affermazione, in forme differenti, nel Dadaismo, nel Surrealismo, nella Pop Art e nelle neoavanguardie degli anni Sessanta e Settanta.

Dal Futurismo alla performance art

Il Futurismo contribuì infatti ad anticipare alcuni aspetti fondamentali della performance art, spostando l’attenzione dall’opera intesa come oggetto statico, come il quadro o la scultura, all’azione viva, provocatoria e interattiva, concepita come evento destinato a svilupparsi nel tempo e nello spazio davanti al pubblico.

Già nei primi decenni del Novecento, a partire dalla pubblicazione del primo manifesto nel 1909 su “Le Figaro” di Parigi, i futuristi guidati da Filippo Tommaso Marinetti avevano intuito che la trasformazione dell’arte passava anche attraverso il superamento della separazione tra arte e vita quotidiana e tra artista e spettatore.

Le serate futuriste divennero così eventi collettivi nei quali parola, gesto, suono, movimento e provocazione concorrevano alla costruzione di una nuova esperienza artistica.

A sottolineare questa dimensione è anche la presenza nello spettacolo del critico e storico dell’arte Maurizio Calvesi, che compare in scena indossando la maschera di sé stesso, mentre la sua voce fuori campo accompagna la rappresentazione con una riflessione sul significato storico del movimento:

«Il Futurismo è il primo movimento d’avanguardia […] in cui l’arte entra nella vita e la vita entra nell’arte».

Nello spettacolo vengono inoltre messe in evidenza le interazioni tra le diverse discipline artistiche e le molteplici forme di sperimentazione teatrale sviluppate dal Futurismo: dal teatro sintetico al teatro della sorpresa, fino al teatro di varietà, insieme alle interpretazioni sceniche e musicali delle parolibere.

Luigi Russolo e la rivoluzione del suono

Particolare rilievo assume anche la ricerca sonora di Luigi Russolo, la cui concezione del rumore e della musica avrebbe aperto una prospettiva destinata a influenzare profondamente la musica sperimentale del Novecento, fino alle ricerche di John Cage.

Il rapporto tra Russolo e Cage è storicamente e teoricamente significativo. Le intuizioni espresse da Russolo nel Manifesto “L’arte dei rumori” del 1913, con l’apertura della composizione musicale ai suoni della vita contemporanea e al rumore come materia sonora, anticipano infatti questioni che diventeranno centrali nella ricerca di Cage e, più in generale, nello sviluppo della musica sperimentale ed elettronica.

Sebbene il concetto formale di indeterminazione, inteso come introduzione del caso e/o della scelta dell’esecutore all’interno del processo compositivo, appartenga soprattutto alla fase matura della ricerca di Cage, Russolo ne aveva già posto alcune fondamentali premesse estetiche e materiali.

Con “L’arte dei rumori”, il futurista italiano mette in discussione la distinzione tradizionale tra suono musicale e rumore, ampliando radicalmente il campo della materia sonora e aprendo la strada a una nuova concezione dell’esperienza musicale.

Nel libretto di sala, Achille Bonito Oliva descrive così il lavoro di Mauri:

«Come la pittura non ha trama, così questo spettacolo si realizza attraverso un accumulo che punta ad una memoria specifica del futurismo, realizzata mediante un linguaggio attinente all’ideologia di questo movimento. Una ricostruzione non archeologica, non sentimentale o nostalgica, ma ferma e mentale, non commossa ma tesa verso l’esemplarità. Mauri ha costruito una macchina linguistica che riafferma l’autonomia dell’evento artistico ed anche la sua ineliminabile destinazione sociale, la sua partecipazione alla storia della cultura, al suo fertile assorbimento nello spazio della riflessione critica.»

La proiezione di “Gran Serata Futurista 1909-1930” rappresenta così un’occasione per riscoprire un’opera significativa di Fabio Mauri, artista profondamente legato alla riflessione sul rapporto tra arte, storia e società, e per rileggere attraverso il suo lavoro l’esperienza delle avanguardie storiche e la loro influenza sulle pratiche artistiche contemporanee.