ATTUALITÀ | Santo Stefano di Sessanio | |

Santo Stefano di Sessanio, esempio per i borghi storici italiani

Santo Stefano di Sessanio, esempio per i borghi storici italiani

SANTO STEFANO DI SESSANIO  – Un modello replicabile di rinascita culturale ed economica: parliamo si Santo Stefano di Sessanio dove, recentemente, il Comune ha intrapreso un’azione simbolica ma di grande impatto: la demolizione di un edificio moderno abbandonato, che deturpava l’armonia tra il borgo medievale e il paesaggio circostante.

Un’ iniziativa realizzata in collaborazione con la Regione Abruzzo volta a valorizzare l’unicità del borgo, il cui impianto architettonico riflette un rapporto profondo e armonioso con il territorio. Una decisione che sottolinea come la tutela del patrimonio storico-vernacolare possa essere non solo un dovere culturale ma anche un’opportunità concreta per lo sviluppo sostenibile e il rilancio economico.

Un patrimonio da preservare

Il borgo di Santo Stefano di Sessanio è un esempio di architettura vernacolare perfettamente integrata con il paesaggio appenninico. Le sue strutture, costruite con materiali locali e seguendo le curve naturali del terreno, offrono un’armonia cromatica e prospettica che lo rendono un gioiello unico. Tuttavia, queste caratteristiche delicate rischiano di essere compromesse da costruzioni moderne invasive, come l’edificio recentemente demolito.

“Il nostro obiettivo – ha dichiarato il Sindaco Santavicca – è preservare il rapporto tra costruito storico e paesaggio, trasformando il nostro patrimonio in una risorsa culturale ed economica per il territorio. Questa azione rappresenta un passo avanti verso una gestione consapevole e sostenibile dei nostri borghi.”

Il percorso di rinascita di Santo Stefano di Sessanio è iniziato alla fine degli anni ’90, quando il progetto di restauro ad opera di Daniele Kihlgren ha riportato in vita il borgo, preservandone le caratteristiche identitarie e valorizzando aspetti come l’artigianato e le tradizioni culinarie locali. Grazie a queste iniziative, il borgo è passato da una singola struttura ricettiva a ben 23 attività simil-alberghiere, oltre a ristoranti e botteghe.

Questo sviluppo ha contribuito a invertire il declino demografico, attirando giovani imprenditori e famiglie, e creando un nuovo tessuto economico basato su un turismo sensibile e rispettoso.

Con migliaia di borghi abbandonati o semi-abbandonati in tutto il Paese, il modello di Santo Stefano di Sessanio perorato da Kihlgren, offre una visione concreta e replicabile per il rilancio delle aree interne. La valorizzazione dei borghi non solo preserva l’identità culturale, ma può anche contrastare il fenomeno del sovraffollamento turistico, proponendo destinazioni autentiche e sostenibili.

“Il patrimonio storico dei borghi – ha dichiarato Kihlgren – è una risorsa unica che l’Italia può offrire al mondo. Preservare questi luoghi significa investire in un futuro che coniuga tradizione, innovazione e sostenibilità.”

L’importanza del supporto istituzionale

L’esperienza di Santo Stefano dimostra che la sinergia tra pubblico e privato è fondamentale per il successo di progetti di questa portata. Finanziamenti pubblici, incentivi per il restauro e politiche di tutela sono strumenti indispensabili per garantire il futuro di questi luoghi.

L’operazione di demolizione e il rilancio del borgo evidenziano anche l’urgenza di una visione strategica a livello nazionale. Come ha aggiunta Santavicca: “Dobbiamo guardare ai borghi come a un’opportunità unica per il rilancio del nostro Paese, combinando tutela del patrimonio e sviluppo sostenibile. L’esperienza di Santo Stefano di Sessanio è una prova che questo approccio può funzionare, ma serve un impegno collettivo per replicarlo su scala più ampia.”