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Jazz italiano per le terre del sisma, apertura sulle note di “Io non ridevo”

Al Teatro San Filippo l’Orchestra jazz dei Conservatori con le composizioni di Roberto Spadoni e Corrado Guarino. Omaggio ad Andrea Pazienza

L’AQUILA – “Io non ridevo”. Poi “La terra trema”. Il terremoto entra già dai titoli nel concerto che ha aperto oggi, al Teatro San Filippo, la dodicesima edizione del “Jazz italiano per le terre del sisma“. L’Orchestra nazionale jazz dei Conservatori ha proposto le composizioni di Roberto Spadoni e Corrado Guarino, con Ada Montellanico alla voce e Rosario Giuliani al sassofono.

“Io non ridevo” porta dentro il concerto una delle pagine più amare del dopo sisma. Spadoni scrisse il brano pensando alla comunità aquilana e allo slogan nato in risposta alle risate degli imprenditori che, poche ore dopo la scossa del 6 aprile 2009, già pregustavano gli affari della ricostruzione.

“La terra trema”, altro lavoro firmato da Spadoni, ha assunto all’Aquila una forza particolare. Nel programma ha trovato spazio anche “Si vede che era destino”, composizione di Guarino dedicata ad Andrea Pazienza.

“Io non ridevo”, lo slogan degli aquilani diventa musica

“Io non ridevo” riprende le parole comparse sui cartelli durante le manifestazioni aquilane del 2010, dopo la pubblicazione dell’intercettazione tra gli imprenditori Francesco Piscicelli e Pierfrancesco Gagliardi. Una conversazione nella quale i due ridevano pensando alle opportunità economiche aperte dalla tragedia.

La risposta della città arrivò nelle strade. Accanto alla frase “Io non ridevo” comparve spesso il riferimento alle 3.32, l’ora della scossa che il 6 aprile 2009 cambiò la storia dell’Aquila. Spadoni ha raccontato di avere composto il brano come dedica a quella comunità e alla sua reazione.

“La terra trema” appartiene invece alla suite “Pictures in Jazz”, rilettura per orchestra jazz dei “Quadri di un’esposizione” di Modest Musorgskij. La scrittura attraversa un passaggio segnato da una forte tensione ritmica. Portato sul palco del San Filippo, dentro una manifestazione nata dalla mobilitazione successiva al terremoto, il brano ha acquistato un significato ulteriore.

Corrado Guarino e l’omaggio ad Andrea Pazienza

La memoria aquilana ha incontrato un altro riferimento abruzzese con “Si vede che era destino”. Il lavoro di Guarino è dedicato ad Andrea Pazienza, fumettista nato a San Benedetto del Tronto e cresciuto artisticamente tra Pescara e Bologna.

Il titolo riprende una delle espressioni legate all’universo di Pazienza. Guarino l’ha trasformata in musica, riportando l’attenzione su una delle figure più irregolari e riconoscibili della cultura italiana del secondo Novecento.

L’Orchestra jazz dei Conservatori al Teatro San Filippo

A eseguire le composizioni è stata l’Orchestra nazionale jazz dei Conservatori, formata da studenti provenienti dagli istituti musicali italiani. Spadoni e Guarino hanno firmato le musiche e la direzione.

L’Orchestra, istituita nel 2016, ha suonato in Italia e all’estero. Nel tempo ha collaborato con Paolo Fresu, Mario Biondi, Fabrizio Bosso, Sheila Jordan e Dave Douglas. Al San Filippo i giovani strumentisti hanno condiviso il palco con Montellanico e Giuliani.

Un incontro tra generazioni che richiama il tema scelto per l’edizione 2026. “Riflessi” è il filo conduttore del festival diretto da Maria Pia De Vito, Paola Martini e Nicola Pisani. Il titolo guarda alle relazioni tra musicisti con percorsi diversi e al rapporto tra la manifestazione e una città che continua a cambiare.

Biondi: “Da evento spot ad appuntamento fisso”

Ad accogliere il concerto inaugurale è stato il Teatro San Filippo, restituito alla città il 17 aprile dopo un lungo restauro. Una parte dei lavori è stata finanziata attraverso i proventi di “Domani 21/04.09”, il brano registrato dopo il terremoto da 56 artisti italiani su iniziativa di Sugar Music di Caterina Caselli e Macù Edizioni Musicali di Mauro Pagani.

Il sindaco Pierluigi Biondi ha ricordato la storia dell’ex chiesa sconsacrata, trasformata in teatro e tornata ad accogliere spettacoli dopo diciassette anni.

“Quest’anno lo facciamo in una cornice molto particolare”, ha detto, indicando il San Filippo come uno dei gioielli del barocco aquilano.

Biondi ha quindi ripercorso il cammino del Jazz italiano per le terre del sisma. “Abbiamo detto tante volte che doveva essere un evento spot. Invece è diventato un appuntamento fisso all’Aquila”, ha osservato.

Il sindaco ha invitato il pubblico a girare il centro storico, entrare nelle piazze e nei palazzi, “ma soprattutto a respirare la vita delle persone che sono tornate ad avere fiducia nel futuro di questa terra”.

Beldì e la nuova sede di Jazz all’Aquila

Il presidente dell’associazione Jazz all’Aquila, Corrado Beldì, ha ringraziato il Comune per il sostegno alla manifestazione. Nel suo intervento ha richiamato la nuova fase aperta con l’inaugurazione della sede dell’associazione a Bazzano.

“Da quest’anno abbiamo il nostro spazio, abbiamo il nostro luogo e quindi guardiamo al futuro con grande felicità”, ha detto Beldì prima di lasciare il palco all’Orchestra nazionale jazz dei Conservatori.

Il programma di oggi nel centro storico

Dopo il concerto inaugurale, la manifestazione si sposta nei palazzi e nei cortili del centro storico. Dal pomeriggio cominciano gli appuntamenti diffusi, mentre la Crazy Dixie Band attraversa corso Vittorio Emanuele, piazza del Palazzo, piazza del Teatro e piazza Duomo.

Alle 19.30 il sagrato della Chiesa del Crocifisso ospita il concerto al tramonto del progetto DJeP, realizzato con l’Accademia di Belle arti dell’Aquila.

La serata principale comincia alle 21 sulla Scalinata di San Bernardino con Rita Marcotulli e Luca Aquino. Seguono “Opus Magnum” di Ettore Fioravanti e il quintetto di Raffaele Casarano. Dalle 23.30 la musica si sposta in piazza Chiarino per il dj set di Andrea Passenger.