L’AQUILA – “Qui il silenzio ha una voce”. Il jazz apre la sua seconda giornata al Parco della Memoria, nel luogo in cui L’Aquila conserva i nomi delle 309 vittime del terremoto del 6 aprile 2009. Dopo il Teatro San Filippo, scelto ieri come segno degli spazi riconquistati dalla città, il “Jazz italiano per le terre del sisma” torna all’origine della propria storia. Lo fa con “Riflessi”, produzione affidata all’Istituzione sinfonica abruzzese e alla voce di Gaia Mattiuzzi, sotto la direzione di Marco Moresco.
Nei primi anni della manifestazione i concerti si svolgevano a pochi passi da qui, davanti all’area dove sorgeva la Casa dello studente. Il festival ha mantenuto il legame con questo luogo, inserendo nel programma un momento dedicato alla memoria del terremoto e al cammino compiuto dalla città. A sottolineare questo legame è Corrado Beldì.
“Oggi siamo in un luogo che racconta la memoria dell’Aquila”, dice il sindaco Pierluigi Biondi. Il Parco, ricorda, è stato disegnato d’intesa con i familiari delle vittime affinché non diventasse “un sacrario o un mausoleo”, ma uno spazio vivo e accogliente, aperto alle famiglie, ai giovani e agli anziani.
Nel suo intervento Biondi lega i due termini racchiusi nel nome: il parco come luogo di incontro e la memoria come elemento sostanziale della città. “Quello che ci è accaduto ci ha dato la consapevolezza del destino che ci è stato assegnato e che cerchiamo ogni giorno di declinare in positivo”, osserva. Dentro questo percorso colloca anche il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026 e la presenza ormai stabile della manifestazione nella programmazione cittadina.
A prendere la parola è quindi il presidente dell’Istituzione sinfonica abruzzese, Alberto Mazzocco. “Il Parco della Memoria appartiene alla città dell’Aquila, ma per il suo significato appartiene alla coscienza civile dell’intero Paese”, afferma. “Qui il ricordo, il dolore e la speranza si incontrano. Una comunità ha scelto di trasformare una ferita profonda in un impegno permanente verso il futuro”.
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La musica, aggiunge Mazzocco, non cancella ciò che è accaduto e non sostituisce la memoria, ma può custodirla e trasformarla in un’emozione condivisa. “Il Parco ci ricorda ciò che abbiamo perduto. Questo appuntamento ci ricorda ciò che abbiamo saputo ritrovare: il senso di comunità”.
Davanti alle fontane richiama le parole di Claudio Abbado: “La cultura è un bene comune primario come l’acqua”. Un’immagine che Mazzocco riporta dentro il luogo scelto per il concerto: “L’acqua custodisce la vita, la memoria custodisce la nostra storia, la cultura custodisce il futuro”.
Il progetto ideato dalla direzione artistica composta da Maria Pia De Vito, Paola Martini e Nicola Pisani mette insieme tre compositori contemporanei. Roberto Martinelli firma “Madre Terra”. Alessandro Fabbri propone un lavoro articolato in tre parti, mentre Bruno Luise presenta “Remembering”, costruito su un componimento del poeta egiziano Hafez Ibrahim dedicato al terremoto di Messina del 1908.
A tenere insieme orchestra, scrittura contemporanea e improvvisazione è Gaia Mattiuzzi, cantante abituata a muoversi tra jazz e linguaggi di ricerca. Sul podio Marco Moresco dirige i professori dell’Istituzione sinfonica abruzzese.
Nel pomeriggio il festival torna nelle postazioni del centro storico, tra cortili, musei, palazzi e Teatro San Filippo. Il tratto conclusivo si sposta al Parco del Castello con il quartetto di Luca Dell’Anna, seguito da Fabrizio Bosso e Julian Oliver Mazzariello nell’omaggio a Pino Daniele “Il cielo è pieno di stelle”. Il finale della dodicesima edizione è affidato ai Patagarri.






