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Arischia, la rinascita della Ginestra aquilana: al via nuovo percorso di valorizzazione

A meno di venti metri dal punto in cui nell'estate del 2020 ebbe origine il devastante incendio doloso che sconvolse il territorio di Arischia, una piccola pianta riuscì incredibilmente a sopravvivere alle fiamme. Era la Ginestra aquilana, rarissimo endemismo presente esclusivamente in quest'area dell'Appennino e in nessun'altra parte del mondo. Proprio a Fosso delle Pescine, nel luogo dove iniziò il rogo, il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha avviato oggi un nuovo percorso di tutela e valorizzazione della specie, destinato a rafforzarne la conoscenza e la protezione.

L’AQUILA – A meno di venti metri dal punto in cui nell’estate del 2020 ebbe origine il devastante incendio doloso che sconvolse il territorio di Arischia, una piccola pianta riuscì incredibilmente a sopravvivere alle fiamme. Era la Ginestra aquilana, rarissimo endemismo presente esclusivamente in quest’area dell’Appennino e in nessun’altra parte del mondo. Proprio a Fosso delle Pescine, nel luogo dove iniziò il rogo, il Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga ha avviato oggi un nuovo percorso di tutela e valorizzazione della specie, destinato a rafforzarne la conoscenza e la protezione.

La cerimonia si è svolta nell’area in cui si conserva il nucleo superstite della Genista pulchella subsp. aquilana, scoperta e descritta nel 2005 dai botanici Fabio Conti e Aurelio Manzi. Una specie rarissima, definita dagli studiosi un endemismo puntiforme, con poche centinaia di esemplari distribuiti esclusivamente sulle rupi di questa porzione del territorio aquilano.

“Dopo quel tragico incendio del 2020 rivedere la natura che si riprende i propri spazi e questa ginestra che continua a fiorire è qualcosa di estremamente importante”, è stato sottolineato nel corso dell’iniziativa, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del Parco, dei Carabinieri Forestali, del Comune dell’Aquila, della Regione Abruzzo e dell’Asbuc oltre che del mondo scientifico.

Dopo il rogo che devastò i monti di Arischia, i pochi esemplari sopravvissuti furono immediatamente individuati e protetti. Dai semi raccolti dai Carabinieri Forestali del Reparto Biodiversità dell’Aquila e dai tecnici del Parco impegnati nelle attività di conservazione è stato possibile avviare un percorso di salvaguardia che oggi entra in una nuova fase.

Tra i protagonisti di questo lavoro c’è Daniela Tinti, botanica del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, che fin dai giorni successivi all’incendio seguì il monitoraggio dell’area e contribuì alle attività finalizzate alla tutela della specie. Nel corso della mattinata Tinti ha ripercorso la storia della ‘bella Ginestra aquilana’, diventata negli anni uno dei simboli della resilienza ambientale del territorio come sottolieneato anche dal commissario del Parco, Patrizio Schiazza.

La giornata ha segnato l’avvio di un più ampio progetto di valorizzazione che prevede anche l’installazione di pannelli informativi e nuove azioni di divulgazione, con l’obiettivo di far conoscere ai cittadini e ai visitatori un patrimonio botanico unico e spesso poco noto.

Accanto alla tutela della specie resta aperta anche la sfida del monitoraggio ambientale. Gli esperti stanno infatti osservando l’evoluzione della vegetazione nell’area percorsa dal fuoco per valutare gli effetti della ricostituzione naturale e l’eventuale presenza di specie invasive, come robinia e ailanto, che potrebbero alterare gli equilibri dell’habitat.

A sei anni dall’incendio, la Ginestra aquilana continua così a raccontare una storia di sopravvivenza e rinascita. Una storia che parla della fragilità ma anche della straordinaria capacità di resilienza della natura e che da oggi diventa parte integrante del percorso di valorizzazione di uno dei tesori più preziosi della biodiversità aquilana.