AMBIENTE | Campo Imperatore, Gran Sasso | |

Campo Imperatore, gli altri occhi della frontiera

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Un video girato in inverno a Campo Imperatore mostra un branco di lupi in quota lungo le creste del Gran Sasso. È l’altra faccia della stessa montagna raccontata d’estate, dove pastori, cani e fauna selvatica condividono il territorio.

L’AQUILA – Le immagini riprese da Lorenzo Cassar e Valerio Fanale durante un’uscita di scialpinismo, e diffuse da Neve Appennino, colgono un momento raro: un branco di lupi in quota, lungo una cresta di Campo Imperatore, nel pieno dell’inverno. È l’altra faccia del Gran Sasso.

La scorsa estate avevamo raccontato l’altopiano dal punto di vista del pastore abruzzese: il lavoro quotidiano in quota, i greggi, i cani da guardiania che presidiano i pascoli quando l’uomo arretra. Oggi il racconto si sposta. È inverno, e il protagonista è il lupo, impegnato ad attraversare la stagione più dura del massiccio, nello stesso territorio che nei mesi caldi è abitato e difeso dall’uomo.

Il branco si muove compatto lungo la cresta, segue una linea che sembra tracciata nella montagna stessa. Sono immagini che colpiscono perché spostano ulteriormente l’immaginario. Siamo abituati a pensare al lupo nei boschi o nelle praterie estive, vederlo invece esposto in quota, lungo una cresta battuta dal vento, richiama una dimensione ancora più antica e più aspra.

C’è anche un’attesa implicita in quel camminare. Il lupo conosce il ritmo della montagna e sa che la stagione cambia i rapporti di forza. Ora la cresta è sua, libera, silenziosa. Ma tornerà l’estate, torneranno i pascoli abitati, e con essi i grandi cani bianchi. Antagonisti senza odio, rivali antichi che non si cercano ma si riconoscono. Il lupo li aspetta come si aspetta ciò che fa parte dell’ordine delle cose.

È un racconto che entra in dialogo con la modernità. Il lupo non è fuori dal nostro tempo: lo attraversa. Vive in territori regolati, segnati da infrastrutture, norme, confini amministrativi. La sua presenza, così visibile e insieme così distante, costringe a interrogarsi su cosa significhi oggi abitare uno spazio senza esaurirlo, conviverci senza ridurlo a funzione. Interroga il nostro rapporto con il selvatico.

In estate questa relazione prende forma attraverso il lavoro dei pastori e dei cani da guardiania, capaci di difendere il confine senza eliminarlo. In inverno, lo stesso equilibrio si manifesta in modo diverso con il lupo che resta, percorre le creste, misura il territorio.

La stessa montagna in due stagioni diverse, e un ciclo che continua a ripetersi. È su questa alternanza, discreta e mai definitiva, che si gioca una delle sfide più delicate del nostro tempo: convivere, senza cancellare.

Una cosa deve impararla presto questo incredibile animale: il lupo solitario muore, solo il branco sopravvive. “Seguo i passi davanti a me”. Forse è questo il pensiero di un lupo.