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La Scuola delle piante e dei mestieri: erbe, mani e survival per recuperare i saperi dei nonni

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C’è un posto, alle porte dell’Aquila, dove si torna a imparare cose che fino a due generazioni fa erano normali: riconoscere le erbe spontanee, fare il formaggio, lavorare il cuoio, accendere un fuoco o muoversi nel bosco con pochi mezzi.

L’AQUILA – C’è un posto, alle porte dell’Aquila, dove si torna a imparare cose che fino a due generazioni fa erano normali: riconoscere le erbe spontanee, fare il formaggio, lavorare il cuoio, accendere un fuoco o muoversi nel bosco con pochi mezzi.
È la Scuola delle piante e dei mestieri, a Poggio Picenze, sede dell’associazione Sylvatica ergo sum. Un progetto nato dall’incontro tra Daniela Tinti, botanica da sempre impegnata nella divulgazione e da poco ambasciatrice di L’Aquila Capitale Italiana della Cultura, e la Sos 2012 Survival School. La scuola è pensata come spazio di formazione ma anche di incontro e condivisione.
“Mi piace definirlo un luogo che si trasforma a seconda dei sogni e delle aspettative di chi entra”, racconta Daniela.


Gli spazi sono stati pensati per ospitare attività diverse: corsi, laboratori, incontri e momenti divulgativi. Accanto alla parte dedicata alla sopravvivenza in natura, che si svolge anche nei boschi della vicina valle del Campanaro, c’è tutto un programma dedicato alle arti e ai mestieri tradizionali.
Tra i corsi proposti ci sono la produzione di formaggi, la preparazione dei saponi naturali, la conoscenza e l’utilizzo delle erbe spontanee, la cucina sul fuoco, la lavorazione del cuoio, l’apicoltura, l’uncinetto e la cesteria, tutti saperi manuali legati alla tradizione.
“Sono conoscenze che stiamo gradualmente perdendo”, spiega Tinti. “Stiamo vivendo un salto generazionale: molti saperi dei nonni non stanno arrivando ai figli. Recuperarli e trasmetterli è diventata quasi una missione”.
Un’idea che nasce anche da una riflessione più ampia sul rapporto tra società e natura.
“Oggi siamo molto dipendenti da infrastrutture e sistemi economici”, osserva Aimaro Roberto Marchiò, che cura la parte dedicata al survival. “Il denaro è diventato spesso l’unico valore e si sono persi pezzi di comunità e contesto sociale. L’obiettivo della scuola è dare alle persone strumenti per recuperare autonomia e relazione con la natura”.
La risposta del pubblico sembra confermare l’interesse per questo tipo di esperienze. Ai corsi partecipano persone provenienti da tutto l’Abruzzo, soprattutto dalla fascia costiera tra Pescara e Chieti, ma non mancano partecipanti da Lazio, Marche e Umbria.
“Quando abbiamo aperto, la persona che si occupa della segreteria mi diceva sempre la stessa cosa: non so più dove mettere le persone”, racconta Tinti. “Molti corsi vanno subito sold out e la gente insiste per trovare comunque un posto”.
La scuola è animata da un gruppo di docenti e volontari che mettono a disposizione competenze diverse. Oltre a Daniela Tinti e Aimaro Roberto Marchiò, fanno parte dello staff Sara Mannori, erborista che segue le attività sulle piante officinali e il corso di produzione dei saponi; Stella Fratepietro, che insegna lavorazione del cuoio e oreficeria; Luca Schillaci, mastro casaro che cura il corso dedicato alla produzione dei formaggi.
Tra gli altri docenti ci sono Simone De Donatis, che segue le attività legate alle api, Antonella Marinelli con il corso di uncinetto e Francesca Martella, che conduce il laboratorio di cesteria e intreccio. A supportare le attività quotidiane c’è anche Amintore, il “tuttofare” della scuola, insieme a diversi volontari che collaborano all’organizzazione delle iniziative.
Oltre ai corsi, tra i format proposti c’è il Salotto della scuola delle piante e dei mestieri, appuntamento mensile dedicato a incontri con studiosi e ricercatori, e il ciclo Botanica a colazione, dedicato alla conoscenza del mondo vegetale.
Un’altra attività è Spontanea, guidata da Sara Mannori, che accompagna i partecipanti nelle campagne per la raccolta delle erbe officinali e nelle prime fasi della loro trasformazione.
Tra i progetti più recenti c’è anche Storie di Vip, dove Vip sta per “Very Important Plants”: incontri dedicati alle piante rare o a rischio di estinzione, come la ginestra aquilana.
Nel calendario delle attività trova spazio anche il Salotto delle relazioni positive, con incontri guidati dalla coach Alessia Bisantis, dedicati alla comunicazione e alle relazioni interpersonali.
Per molti partecipanti, però, l’esperienza più intensa resta quella dei corsi di sopravvivenza.
“Quando le persone arrivano al corso sono convinte di non farcela”, racconta Marchiò. “Portano con sé pochissimo equipaggiamento e c’è una cosa che spaventa sempre: quel fine settimana non si mangia. Alla fine quasi tutti dicono la stessa cosa: non pensavo, ma in realtà non mi importava nemmeno”.
Una piccola scoperta che racconta bene lo spirito della scuola: tornare a stare nella natura, conoscere meglio se stessi, condividere conoscenze ed esperienza come gli ha insegnato il compianto Lamberto Formiconi, chimico e storico animatore di attività del territorio, a cui la scuola è intitolata.

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