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Auditorium del Parco strapieno per Hervé Barmasse

“Il Gran Sasso è una montagna che entra nel cuore”

Auditorium del Parco strapieno per Hervé Barmasse
Una serata da tutto esaurito, oltre la capienza, quella che ieri ha accolto all’Auditorium del Parco l’alpinista Hervé Barmasse per l’incontro Oltre l’Orizzonte, evento conclusivo del Festival del Gran Sasso 2025. Un pubblico numerosissimo, con molte persone rimaste in piedi, ha seguito con attenzione e partecipazione il dialogo tra l’alpinista valdostano e la montagna intesa come metafora della vita.

L’AQUILA – Una serata da tutto esaurito, oltre la capienza, quella che ieri ha accolto all’Auditorium del Parco l’alpinista Hervé Barmasse per l’incontro Oltre l’Orizzonte, evento conclusivo del Festival del Gran Sasso 2025. Un pubblico numerosissimo, con molte persone rimaste in piedi, ha seguito con attenzione e partecipazione il dialogo tra l’alpinista valdostano e la montagna intesa come metafora della vita.

Dopo i saluti iniziali di Federico Vittorini per il Festival del Gran Sasso, Barmasse è stato accolto da un lungo applauso. Il suo racconto ha preso forma attraverso immagini suggestive: pareti di ghiaccio, ascensioni in solitaria, orizzonti estremi della Patagonia, delle sue spedizioni himalayane e, naturalmente, del Gran Sasso. Un viaggio che ha intrecciato avventura e introspezione, coraggio e fragilità, trasformando la montagna in un simbolo universale delle sfide quotidiane.

Prima dell’inizio dell’evento, abbiamo raccolto da Barmasse alcune riflessioni. Alla domanda su quale lezione gli abbia restituito il Gran Sasso durante le riprese del film Monte Corno, l’alpinista ha risposto:

«Mi ha restituito il grande fascino della natura più autentica, incontaminata, selvaggia. Il Gran Sasso per me è stata una scoperta. È grande non per le sue dimensioni, ma per le emozioni che trasmette. Entra nel cuore, come il Cervino della mia infanzia, come il Monte Bianco o la Marmolada. È una montagna stupenda.»

E ai giovani che faticano a “guardare oltre l’orizzonte”, ha dedicato parole di incoraggiamento:

«Direi loro di abbracciare il futuro come un amico. Costruire qualcosa richiede fatica, come scalare una montagna. Il risultato non si ottiene solo con l’ambizione, ma grazie al percorso che ti porta alla vetta. Gli ostacoli ci saranno, ma i giovani hanno la forza per affrontarli. Sono sicuro che siamo in buone mani.»

Il dialogo della serata ha rispecchiato pienamente il tema del Festival del Gran Sasso: un invito a superare i confini del conosciuto, a confrontarsi con la paura e il fallimento come parte essenziale del cammino, a riscoprire il rispetto per la natura e il valore dell’esplorazione come crescita personale.

Durante l’incontro, Barmasse ha ricevuto anche il premio Il Sasso d’Oro per il suo contributo alla valorizzazione e alla conoscenza autentica del massiccio appenninico. A consegnarlo è stato Ugo Marinucci, presidente del CAI L’Aquila.

In giornata, l’alpinista ha inoltre incontrato gli studenti degli istituti “Andrea Bafile” e “Domenico Cotugno”, impegnati nel progetto Formazione Scuola-Lavoro del L’Aquila Film Festival.

Una serata intensa, emozionante, che ha confermato ancora una volta come il Gran Sasso – e chi lo sa raccontare – sappia parlare direttamente al cuore delle persone, proseguita tra aneddoti di spedizioni, riflessioni profonde sul senso dell’esplorazione e il rapporto con la paura e il fallimento, temi centrali della filosofia alpinistica di Barmasse. Un incontro che ha lasciato il pubblico con lo sguardo rivolto un po’ più in alto, e forse anche un po’ più lontano.