L’orsa Nina sta bene. Vive in montagna, esplora il territorio e continua, giorno dopo giorno, a imparare cosa significa essere un’orsa libera.
È questo il messaggio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, che sceglie però di raccontare la sua storia con una certa discrezione. «Nina non deve diventare una star, né riempire quotidianamente pagine di social. Perché anche la discrezione è una forma di tutela».
Una scelta importante, soprattutto dopo le notizie infondate circolate nelle scorse settimane, che avevano alimentato preoccupazioni e polemiche. Nina, spiegano dal Parco, è un’orsa giovane che sta affrontando un percorso delicato: «Come è naturale per un’orsetta orfana che deve imparare a conoscere un territorio vasto, complesso e non privo di pericoli, non sono mancati momenti più delicati».
La sua storia era cominciata il 9 maggio 2025, quando venne trovata completamente sola a bordo strada, vicino a Pizzone, in provincia di Isernia. Aveva appena 4-5 mesi. Dopo il ritrovamento fu trasferita a Pescasseroli e allevata in condizioni di severa semi-cattività, proprio per evitare l’imprinting umano e darle la possibilità di tornare, un giorno, alla vita selvatica.
Da appena 3,4 chilogrammi, Nina è arrivata a pesare circa 38 chili, imparando progressivamente a procurarsi il cibo e confrontandosi con un ambiente pensato per prepararla alla libertà.
Poi, il 17 dicembre 2025, il momento più emozionante: Nina è stata liberata in alta montagna, sulla neve, con un radiocollare satellitare. Da quel momento è iniziata la sua vera sfida: vivere da orsa.
Oggi «continua a esplorare i monti del Parco, per ora ben lontana dalle aree antropizzate» ed è costantemente seguita da biologi, Guardiaparco e Carabinieri Forestali attraverso il radiocollare e le fototrappole.
Le nuove immagini mostrano una Nina curiosa e concentrata, intenta a sollevare i sassi alla ricerca di larve, insetti e formiche. Un gesto semplice, ma dal grande significato: «un comportamento naturale che mostra quanto siano forti, anche in un’orsetta rimasta orfana, le capacità innate di cercare e riconoscere le proprie risorse alimentari».
La montagna, però, non è un luogo privo di rischi. Vivere libera significa affrontare pericoli, difficoltà e imprevisti. Ma significa anche poter sviluppare quelle capacità che nessun recinto potrebbe insegnare completamente.
«La sua tenacia, la sua capacità di adattamento e la sua naturale riservatezza la stanno accompagnando in questo percorso. Ci auguriamo davvero che possa continuare così».E allora forse la cosa più bella che possiamo fare per Nina è proprio questa: guardarla da lontano, senza trasformarla in una mascotte, lasciandole il tempo e lo spazio per diventare ciò che è destinata a essere: un’orsa libera tra le montagne d’Abruzzo.









