È uscito l’atteso report ufficiale “Il peso dell’unicità – Rapporto Orso Marsicano 2025“. Tra record di nascite, retroscena svelati dai laboratori genetici ed eventi drammatici che riaccendono i riflettori sulla convivenza uomo-natura, i dati tracciano una radiografia inedita della popolazione animale più simbolica del nostro Appennino centrale. L’orso cresce, si sposta e conquista nuovi territori, ma il prezzo della libertà resta alto.
Contare… conta
La domanda più semplice è spesso la più complessa: ma quanti sono gli orsi? Grazie a un grande investimento di risorse del PNRR stanziate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il 2025 ha segnato la svolta con un monitoraggio genetico a tappeto a oltre dieci anni dall’ultima stima ufficiale.
I risultati scientifici certificano una crescita numerica reale e una progressiva espansione spontanea. Nella storica “core area” del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM), la densità media è passata da 3.9/4 a ben 4.4 orsi ogni 100 km², un segnale chiaro che il nucleo storico funziona come una “popolazione sorgente” vitale. Gli esemplari non scappano dall’area protetta: aumentano e si muovono verso nuove aree idonee dell’Appennino centrale.
Le star dei centri abitati
Il comportamento degli orsi monitorati nel 2025 offre storie degne delle prime pagine. Alcuni esemplari hanno ormai perso la naturale diffidenza, spinti dal condizionamento alimentare e dal famigerato “cibo facile”.
- F21 – Bambina, la mamma giramondo. Avvistata a Rivisondoli e successivamente sorpresa a Monte Pratello mentre allattava tre splendidi cuccioli dell’anno. Questa super-mamma ha un home-range immenso: si sposta fluidamente tra l’Alto Sangro, la Maiella orientale e la Riserva del Monte Genzana, registrando ben il 79% dei suoi avvistamenti al di fuori dei confini del Parco Nazionale.
- F26 – Petra, la diva di Lecce nei Marsi. Famosa nella Marsica per le sue incursioni diurne nei giardini e nei pollai. Rimasta senza radiocollare, è stata ricatturata nella notte dell’11 luglio 2025 dopo una caccia durata ore. Per arginare la sua confidenza, la task force ha schierato 64 turni di sorveglianza serale con i Carabinieri Forestali e 14 interventi di dissuasione con petardi. Curiosità: prima del letargo ha utilizzato tre tane diverse!
- Le frequentatrici di Scanno e Villavallelonga: Gemma e Licia. Gemma (FP01) è la matriarca assoluta. Con circa 26 anni d’età, continua la sua liaison d’amore con… i cassonetti di Scanno. Data l’età avanzata, i veterinari hanno evitato il trauma della cattura, preferendo blindare i rifiuti del paese. Licia (F27), nota a Villavallelonga, ha mostrato quest’anno avvistamenti più fugaci e transitori, tenendo comunque alta la guardia dei tecnici.
- F25 – Gabbietta, la schiva della famiglia. Figlia della celebre orsa Amarena e sorella dell’indimenticato Juan Carrito. A differenza dei parenti famosi per la sfrontatezza, Gabbietta ha scelto la via della timidezza selvaggia. Niente centri abitati per lei: è stata monitorata dal Parco Regionale Sirente-Velino e avvistata a giugno durante un romantico accoppiamento ad alta quota.
Segreti e record svelati nei laboratori
Il monitoraggio non mente e le analisi genetiche condotte in collaborazione con ISPRA, l’Istituto di Ecologia Applicata e BMR Genomics tracciano identità e spostamenti impensabili. Il titolo di “Orso più girovago” va senza dubbio a M23 Libero. Questo maschio è stato capace di percorrere ben 108 chilometri in linea d’aria dalla Sabina laziale fino alla provincia di Chieti, attraversando la Valle Roveto. Una storia di incredibile resilienza: Libero è scampato al bracconaggio dopo che un cavo d’acciaio gli aveva serrato il collo; catturato in extremis dai tecnici a Civitella Roveto, è stato medicato, liberato dal cappio e restituito alla natura.
Sul fronte dei record di longevità, il podio delle orse più anziane fa tremare le statistiche: al primo posto svetta F10 Marina (probabilmente oltre i 30 anni di età), seguita da F01 Reginella (quasi 30 anni) e F02 Stella (oltre 25 anni). Al contrario, il maschio più attivo nei campionamenti è M18 Romedio, vero e proprio re dei grattatoi, che ha lasciato ben 115 campioni biologici in giro per il territorio. Nota biologica straordinaria: il DNA ha confermato la piena sopravvivenza dei due cuccioli rimasti orfani della compianta orsa Amarena (uccisa a fucilate nel 2023); i due giovani maschi hanno superato la fase critica e si muovono oggi indipendenti tra la Marsica e Pizzone.
Fiocchi rosa
Il motore del futuro dell’orso marsicano è la riproduzione. Il monitoraggio accurato del 2025 ha documentato la presenza certa di ben 7 unità familiari minime con un totale di 16 cuccioli nati. Un vero e proprio boom demografico che testimonia l’eccezionale produttività delle femmine appenniniche, distribuite capillarmente sia all’interno che all’esterno dell’area protetta (comprese le Mainarde molisane e la Valle Roveto).
La vicenda di Nina
Trovata completamente sola il 9 maggio 2025 a bordo strada vicino a Pizzone (IS), a soli 4-5 mesi di vita, la piccola Nina ha mobilitato una rete internazionale di esperti. Abbandonata dalla madre (probabilmente a causa delle pressioni dei maschi adulti in pieno periodo riproduttivo), è stata trasferita a Pescasseroli. Allevata in condizioni di severa semi-cattività per evitarne l’imprinting umano, è passata da 3.4 kg a ben 38 kg in pochi mesi grazie a una dieta mirata e all’arricchimento ambientale (inclusa la caccia ai pesci vivi nel laghetto artificiale del recinto). Il 17 dicembre 2025 è avvenuto il miracolo: Nina è stata rilasciata con successo in alta montagna sulla neve, munita di radiocollare satellitare. La sua sfida per la vita selvaggia è ufficialmente iniziata.
Il prezzo della libertà
Non ci sono solo buone notizie. Il 2025 fa registrare un dato drammatico: 5 orsi morti, un numero pesantissimo per una popolazione così ridotta. Analizzando lo storico dei decessi dal 1970 al 2025 (140 individui totali), emerge un verdetto spietato: ben il 79% delle morti accertate è di origine antropica (somma di cause illegali e incidenti stradali o trappole legate alle attività umane).
- Il maschio adulto di Ortona dei Marsi: Rinvenuto morto in Valle Carritana il 13 aprile 2025. L’esame necroscopico ha rivelato una complessa setticemia fulminante aggravata da uno scontro tra maschi, ma la radiografia totale ha portato alla luce la presenza shock di pallini da caccia di piccolo calibro nel corpo.
- La tragedia di Scanno: Due cuccioli di appena 14 mesi sono morti annegati il 7 maggio 2025 all’interno di un invaso artificiale per l’innevamento sciistico a Colle Rotondo, rimasto privo di adeguate difese. Trovate le tracce disperate della madre a bordo vasca che ha tentato invano di salvarli.
- Il pirata della strada sulla Sora-Avezzano: Un maestoso maschio subadulto di 117 kg è stato travolto e ucciso nella notte del 20 dicembre 2025 nei pressi dell’uscita Le Rosce da un violento impatto automobilistico.
- Giallo sull’Appennino: Resti ossei parziali sono stati rinvenuti ad agosto presso l’Olmo di Bobbi (Cocullo). Il caso è sotto sequestro penale da parte dei Carabinieri Forestali contro ignoti.
Il futuro è oltre i confini?
La conservazione moderna non può più basarsi sulla gestione isolata del singolo Ente Parco. L’orso marsicano si muove su scale biologiche molto più ampie dei confini amministrativi. Il Progetto DigitAP incarna questa nuova filosofia, sfruttando le tecnologie digitali e l’innovazione scientifica per mappare in tempo reale le minacce e monitorare la specie.
È un grande e impegnativo lavoro di squadra: un network sinergico che unisce Guardiaparco, Carabinieri Forestali, tecnici regionali e associazioni di volontariato. L’orizzonte futuro è tracciato dal PATOM (Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso Bruno Marsicano), lo strumento politico e gestionale strategico per l’Appennino centrale.
Solo attraverso un’azione condivisa tra regioni (Abruzzo, Lazio, Molise), riserve e comunità locali si potranno mettere in sicurezza i corridoi ecologici caldi, come il delicato tratto della SS17 tra Castel di Sangro e Roccaraso (oggetto di un imminente maxi-investimento della Regione Abruzzo di 2 milioni di euro per la sicurezza faunistica). La sfida delle “Bear Smart Communities” (Comunità a misura d’orso) del progetto LIFE punta proprio a questo: cassonetti anti-orso, recinzioni elettrificate e tolleranza zero per gli sprechi alimentari nei borghi.
Così Giovanni Cannata, Presidente del Parco, conclude la presentazione del Rapporto:
“L’orso si muove oltre i confini amministrativi, frequenta territori diversi, collega aree protette, zone contigue, comuni, regioni e comunità. La sua conservazione richiede quindi una responsabilità condivisa, capace di coinvolgere tutte le amministrazioni e tutti i soggetti che operano nell’Appennino centrale. Oggi, alla luce dei nuovi dati e delle nuove sfide, lo spazio di condivisione e collaborazione iniziato con il PATOM deve essere
rafforzato e rilanciato. Nessuna istituzione, da sola, può garantire il futuro di una specie che vive e si sposta su una scala più ampia dei nostri confini amministrativi. Il Rapporto Orso 2025 ci consegna dunque un messaggio chiaro: il lavoro fatto ha prodotto risultati, ma la responsabilità che abbiamo davanti è ancora grande. L’orso bruno marsicano
resta una straordinaria ricchezza naturale, culturale e simbolica dell’Appennino centrale. Custodirlo significa proteggere una specie unica al mondo, ma anche affermare un’idea di territorio fondata sulla conoscenza, sulla cooperazione e sulla capacità di guardare oltre l’immediato. A tutte le persone che, ogni anno, contribuiscono a questo impegno va il ringraziamento sincero del Parco”.








