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Salviamo l’Orso conquista i Defender Awards 2025 per l’Italia

Riconoscimento internazionale per la tutela dell’orso bruno marsicano: il premio accende i riflettori sugli Appennini

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Riconoscimento internazionale per la tutela dell’orso bruno marsicano: il premio accende i riflettori sugli Appennini

L’annuncio era atteso per la fine del 2025. Ed è arrivato adesso, come una buona notizia che rompe il silenzio dell’inverno: Salviamo l’Orso è il vincitore italiano dei Defender Awards 2025, nella categoria Difensori della Natura. Un riconoscimento internazionale che premia il lavoro di una comunità di volontari impegnata ogni giorno a salvare dall’estinzione una delle specie più rare d’Europa: l’orso bruno marsicano.

Negli Appennini centrali sopravvivono appena 50–60 esemplari di questa sottospecie unica al mondo, classificata come in pericolo critico di estinzione. Numeri fragili, che raccontano un equilibrio precario tra uomo, fauna selvatica e territorio. Ed è proprio qui che opera Salviamo l’Orso, come ci ha raccontato Stefano Orlandini, intrecciando ricerca scientifica, azioni concrete e sensibilizzazione culturale.

Una visibilità internazionale

“Vincere il concorso bandito da Defender è stata una sorpresa anche per noi, non avremmo mai pensato di essere scelti tra 56 organizzazioni concorrenti nella nostra categoria, provenienti da 6 paesi diversi ed alcuni dei quali con grandi tradizioni in campo di volontariato ambientalista (UK, Australia, Giappone, Sudafrica). Tra l’altro l’autorevolezza della giuria che ha nominato i vincitori tra gli 8 finalisti per ogni categoria è indiscussa, comprendendo scienziati e biologi di fama internazionale”.

Il riconoscimento di Defender diventa uno strumento concreto per ampliare l’impatto delle attività, consolidarle nel tempo e rafforzare il ruolo pubblico dell’associazione, senza rinunciare alla propria autonomia economica e politica.

“Il risultato conseguito ci dà non soltanto l’opportunità di espandere la nostra azione e renderla stabile in un’area fondamentale per l’allargamento dell’areale della specie (Valle Roveto-Monti Ernici) ma aumenta la visibilità nazionale ed internazionale dell’associazione, fornendoci la possibilità di attirare nuovi finanziamenti”.

Questa crescita avviene mantenendo un modello di finanziamento che tutela l’indipendenza e la libertà di parola, elementi sempre più rari, ma fondamentali per il ruolo di controllo e stimolo che un’ONG dovrebbe esercitare.

“Mi piace rammentare che Salviamo L’Orso non ha mai ricevuto né riceve fondi pubblici, eccetto quelli che raccoglie tramite il 5×1000 dei suoi sostenitori. Si finanzia interamente tramite Fondazioni e sponsors internazionali, il che garantisce la nostra completa indipendenza dalla “politica” e dalle istituzioni e garantisce il nostro ruolo di controllo delle istituzioni stesse, cosi come ogni ONG dovrebbe fare.”

Questa indipendenza si traduce anche nella capacità di affrontare il confronto con le istituzioni in modo diretto, senza compromessi, “quando si tratta di confrontarsi con i rappresentanti della politica regionale, con i Sindaci o i responsabili dei Parchi nazionali e delle Riserve”.

Dalle azioni concrete alle comunità a misura d’Orso

Sin dalla sua nascita, l’associazione ha scelto di puntare su interventi tangibili, costruendo nel tempo un modello che unisce volontariato internazionale, presenza costante sul territorio e coinvolgimento delle comunità locali.

“Sin dalla nostra nascita nel 2012 abbiamo puntato sulle azioni concrete e quindi abbiamo creato un programma di volontariato che è cresciuto fino a portare 100-120 volontari l’anno in Abruzzo (circa 30 presenze mensili per 9 mesi l’anno ), per l’80% studenti universitari che vengono da tutta Europa e non solo.”

Questo impegno ha generato un cambiamento culturale profondo, trasformando l’orso da problema a risorsa e occasione di sviluppo locale.

“Programma di volontariato che insieme all’istituzione di quelle che chiamiamo Comunità a misura d’Orso (Bear Smart Communities) ha permesso la rivitalizzazione di alcune comunità locali dell’Abruzzo interno e del Molise che hanno iniziato a considerare l’orso un’opportunità e non un problema”.

Il caso di Pettorano sul Gizio è diventato un esempio emblematico di convivenza possibile e replicabile.

“La prima e oggi la più sviluppata Comunità a misura d’Orso, è stata Pettorano sul Gizio, dove lavoriamo dal 2014, l’anno in cui un orso fu ucciso mentre “visitava” un pollaio”.

Oggi quel percorso è osservato e raccontato anche oltre i confini nazionali.

“Oggi Pettorano è meta di troupe giornalistiche e televisive da tutta Europa che vogliono raccontare questa storia di convivenza nei loro paesi d’origine.”

Un risultato reso possibile dalla collaborazione con amministratori illuminati e dal lavoro quotidiano dei volontari.

“Dobbiamo ringraziare per questo anche un Sindaco di grande visione come Antonio Carrara, ex Presidente del PNALM, e la Riserva del Monte Genzana, ma i nostri volontari hanno davvero cambiato il paese, alcuni dei quali, insieme allo staff di SLO, ne sono diventati residenti stabili”.

Il rispetto conquistato sul campo

Il riconoscimento più importante non è solo quello dei premi, ma il “rispetto ottenuto nelle aree interne”, attraverso la presenza costante, l’ascolto e il supporto concreto alle persone.

Lontani da stereotipi e approcci ideologici, i volontari sono diventati un punto di riferimento affidabile per le comunità locali.

“Lontani dal cliché dell’ambientalista di città, i nostri volontari sono diventati punto di riferimento per tutti coloro che avevano bisogno di aiuto e assistenza per imparare a convivere con il plantigrado ed a conoscerne le caratteristiche.”

Un aiuto che non crea dipendenza, ma responsabilità condivisa e crescita collettiva.

“Il nostro aiuto è sempre stato gratuito, ma non assistenzialista: lo scopo è sempre stato creare persone responsabili che a loro volta potessero aiutare i vicini e più in generale l’intera comunità”