Il rapporto tra Raffaello Sanzio e Villa Adriana, con particolare attenzione alle architetture raffigurate nel paesaggio della Visitazione, è stato al centro della conferenza che si è svolta lunedì 26 ottobre al Museo Nazionale d’Abruzzo, nel Castello Cinquecentesco dell’Aquila. L’incontro, intitolato Translatio Antiquitatis: Raffaello e l’eco di Tivoli a L’Aquila lungo la Via Tiburtina, ha visto protagonisti Andrea Bruciati e Giuseppina Enrica Cinque, autori del volume Villa Adriana agli albori del Rinascimento. Leonardo, Michelangelo, Raffaello, pubblicato da dei Merangoli.
L’appuntamento rientra nel ciclo La Visitazione all’Aquila, organizzato dal MUNDA per approfondire la storia e le caratteristiche del dipinto di Raffaello, attualmente esposto nel museo grazie al prestito del Museo Nacional del Prado.
A introdurre la conferenza è stata Federica Zalabra, direttrice del MUNDA, che ha richiamato i temi affrontati negli incontri precedenti, dalla committenza Branconio agli aspetti stilistici dell’opera, individuando nel paesaggio un ulteriore terreno di indagine.
Solitamente l’attenzione si concentra sulle figure principali della composizione e sulla presenza, apparentemente insolita, del Battesimo di Cristo sullo sfondo. «In realtà nel paesaggio ci sono altri elementi da indagare», ha osservato Zalabra, introducendo l’analisi delle architetture ancora riconoscibili nella parte posteriore del dipinto.
Un’indagine resa più complessa anche dalle vicende conservative della Visitazione, che ha subito alterazioni nel trasferimento del supporto dalla tavola alla tela, ma che continua a offrire elementi utili alla ricostruzione delle scelte compositive di Raffaello.
Villa Adriana e l’influenza dell’antico sul Rinascimento
Il primo intervento è stato affidato all’architetta Giuseppina Enrica Cinque, che da circa venticinque anni conduce ricerche sul complesso archeologico di Villa Adriana, occupandosi anche della ricostruzione delle sue strutture attraverso rilievi e documentazione storica.
Al centro del suo contributo vi è stata la possibilità di anticipare l’interesse di Raffaello per il sito tiburtino rispetto al viaggio del 1516, tradizionalmente documentato attraverso la corrispondenza di Pietro Bembo.
Secondo Cinque, l’esame delle fonti e il confronto tra le architetture antiche e i progetti rinascimentali suggeriscono una frequentazione o una conoscenza di Villa Adriana più precoce di quanto comunemente ritenuto. La studiosa ha richiamato le lettere di Bembo, sottolineando come il soggiorno a Tivoli non debba essere interpretato come una semplice escursione, ma come un’occasione di studio delle antichità.
Una parte della ricerca riguarda le Muse marmoree provenienti da Villa Adriana, oggi conservate al Museo del Prado. Le sculture, il cui ritrovamento viene collocato dagli autori alla fine del Quattrocento, presentano posture e soluzioni figurative che potrebbero aver esercitato un’influenza su diversi protagonisti del Rinascimento.
Cinque ha proposto una serie di confronti tra queste figure e alcune composizioni raffaellesche, soffermandosi in particolare sulla Sacra Famiglia sotto la Quercia. L’attenzione si è concentrata sulle torsioni dei corpi, sugli elementi architettonici e sulla disposizione delle figure, nel tentativo di individuare richiami a modelli antichi.
Il discorso si è poi esteso all’attività di Raffaello come architetto. Attraverso il confronto tra planimetrie, disegni e ricostruzioni di Villa Adriana, la studiosa ha individuato alcune analogie con progetti rinascimentali, tra cui Palazzo Branconio dell’Aquila, realizzato su progetto di Raffaello a Roma per Giovanni Battista Branconio.
Si tratta di confronti che non vengono presentati come dimostrazioni definitive, ma come elementi di una ricerca fondata sulla rilettura delle fonti e sull’osservazione diretta delle strutture architettoniche.
Il paesaggio della Visitazione e il legame con Tivoli
Andrea Bruciati, storico dell’arte ed ex direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, ha sviluppato il ragionamento concentrandosi sul ruolo del paesaggio nella pittura di Raffaello.
Uno degli aspetti centrali del suo intervento ha riguardato la necessità di superare una lettura delle architetture e degli elementi naturali come semplici componenti secondarie della composizione.
Bruciati ha ricordato come Villa Adriana sia stata studiata prevalentemente dal punto di vista archeologico e architettonico, mentre il suo possibile contributo alla formazione del linguaggio figurativo rinascimentale offre ulteriori prospettive di ricerca.
Il volume presentato all’Aquila è stato descritto dallo studioso come «una specie di opera aperta», capace di suggerire nuove interpretazioni a partire dal confronto tra fonti storiche, testimonianze figurative e caratteristiche dei monumenti antichi.
Nel ripercorrere l’evoluzione della pittura raffaellesca, Bruciati ha richiamato l’influenza di Perugino e Leonardo, soffermandosi sulla progressiva acquisizione di un linguaggio in cui l’ambiente naturale e quello architettonico partecipano al significato dell’opera.
Una considerazione che assume particolare rilievo nella Visitazione. A differenza di altre composizioni nelle quali il paesaggio svolge prevalentemente una funzione di accompagnamento, qui «il paesaggio diventa parte della storia», ha spiegato Bruciati.
La scena principale, dedicata all’incontro tra Maria ed Elisabetta, si accompagna infatti al Battesimo di Cristo raffigurato sullo sfondo. Attorno ai due episodi compaiono elementi naturali e architettonici che contribuiscono alla costruzione di una narrazione articolata.
Tra i confronti proposti dai relatori figura quello con il cosiddetto Tempio della Tosse, edificio di epoca romana situato a Tivoli lungo l’antico tracciato della Via Tiburtina. La sua struttura, caratterizzata da una configurazione circolare e da una copertura a cupola, presenta secondo gli studiosi analogie con uno degli edifici riconoscibili nel paesaggio dipinto da Raffaello.
L’ipotesi non esclude altre possibili fonti architettoniche, ma invita a considerare il contesto tiburtino come uno dei riferimenti che potrebbero aver contribuito alla definizione della composizione.
La Via Tiburtina e l’ipotesi di un legame con L’Aquila
Nella parte conclusiva della conferenza, il confronto si è spostato sulla rete di relazioni personali e culturali che collegava Roma, Tivoli e L’Aquila nei primi decenni del Cinquecento.
Gli spostamenti degli artisti non erano necessariamente legati soltanto allo studio delle opere antiche, ma potevano inserirsi in rapporti di amicizia, committenza e frequentazione delle famiglie influenti dell’epoca.
In questo contesto assume particolare importanza Giovanni Battista Branconio, committente aquilano della Visitazione e figura strettamente legata a Raffaello, del quale sarebbe diventato anche esecutore testamentario.
I relatori hanno avanzato la possibilità che Branconio abbia accompagnato Raffaello in alcuni dei suoi spostamenti, ipotizzando inoltre che L’Aquila potesse rappresentare una tappa significativa lungo gli itinerari che collegavano Tivoli ad altre città italiane.
La direttrice Federica Zalabra ha accolto con interesse questa interpretazione, richiamando la vicinanza personale tra il pittore e il suo committente. Il rapporto tra i due trova una testimonianza importante anche nel progetto di Palazzo Branconio, che costituisce uno dei principali esempi dell’attività architettonica di Raffaello.
Resta tuttavia un’ipotesi da approfondire la possibilità di ricondurre alcuni elementi del paesaggio della Visitazione a un’esperienza condivisa dei luoghi attraversati dai due. Gli studiosi hanno insistito proprio sulla necessità di mantenere aperte queste prospettive, senza trasformare le analogie figurative in certezze storiche prive di ulteriori riscontri.
L’incontro ha così offerto una lettura della Visitazione che affianca alla storia della committenza aquilana una riflessione sulla circolazione dei modelli antichi nel Rinascimento. Il dipinto diventa il punto di partenza per interrogare i rapporti tra pittura, architettura e geografia degli spostamenti artistici.
La conferenza ha assunto inoltre un significato particolare nell’ultima fase della permanenza dell’opera all’Aquila. Grazie alla proroga concessa dal Museo Nacional del Prado, la Visitazione resterà esposta al MUNDA fino al 3 novembre 2026, prima del ritorno a Madrid.
Un’occasione ancora disponibile per osservare direttamente il dipinto e soffermarsi su quella parte del paesaggio che, attraverso le ricerche presentate, continua a offrire nuovi interrogativi sulla formazione e sull’attività di Raffaello.









