Ritrovato casualmente, custodito arrotolato in una cassa e restaurato: riemerge il capolavoro del 1820 di Franz Hill, oltre 100 metri quadrati di storia. Il 17 novembre il ritorno al Teatro Comunale con la riapertura alla presenza del ministro Giuli.
È rimasto dimenticato per decenni, ritrovato casualmente nei locali del teatro dopo il terremoto del 2009, protetto in una cassa lignea e infine restituito alla sua bellezza da un delicato intervento di restauro. Ora, a diciassette anni dal sisma, lo storico sipario del Teatro Comunale “Nazzareno De Angelis” dell’Aquila torna finalmente a casa, pronto a riapparire sul palcoscenico alla vigilia della cerimonia di riapertura del teatro, prevista per il 17 novembre alla presenza del ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
Un ritorno atteso a lungo per un’opera che non è soltanto un prezioso manufatto storico, ma una testimonianza artistica e culturale di straordinario valore per la città e per l’intero Abruzzo. Era praticamente finito nel dimenticatoio, anche se non se ne era mai persa la memoria. Dipinto dal boemo Franz Hill poco prima del 1820, il sipario si estende per oltre cento metri quadrati e fu realizzato originariamente per la Sala Olimpica, che si trovava nel complesso di Sant’Agostino. In quello spazio si rappresentavano azioni drammatiche, si tenevano concerti, si pronunciavano discorsi e si organizzavano altre manifestazioni ricreative e culturali. La demolizione della sala fu voluta dall’intendente della Provincia, che, per scrupolo religioso, non riteneva conciliabile la presenza di un luogo dedicato agli spettacoli e ai divertimenti nelle immediate vicinanze del tempio di Sant’Agostino, destinato alla preghiera.
Il sipario venne realizzato con un sistema di apertura definito «con tiro in seconda», cioè a caduta: un particolare sistema di apertura in cui la metà inferiore del sipario viene sollevata verso l’alto tramite funi e si ripiega orizzontalmente su sé stessa, scomparendo dietro la metà superiore.
Abbattuta la Sala Olimpica, l’opera venne destinata al riutilizzo nel nascente Teatro Comunale. Qui rimase per molti anni, fino a essere progressivamente accantonato e dimenticato, mentre la sua storia continuava a sopravvivere nella memoria di chi ne conosceva l’esistenza.
Dopo il terremoto del 2009, il manufatto fu ritrovato casualmente nei locali del teatro e messo al riparo in una cassa lignea per proteggerlo. La sua riscoperta ha permesso di recuperare un’opera che, nonostante il lungo periodo di inutilizzo e le vicende attraversate dall’edificio, ha conservato un valore storico e artistico eccezionale.
Al termine dei lavori strutturali e architettonici del precedente lotto, nel 2021 il sipario è stato affidato dal Segretariato regionale del Ministero della Cultura per l’Abruzzo a un intervento specialistico di restauro, curato dalla professoressa e restauratrice Grazia De Cesare, di Chieti. Responsabile unico del procedimento è stato l’architetto Panfilo Porziella; la direzione dei lavori, nel periodo 2017-2021, è stata affidata all’architetto Augusto Ciciotti, con la collaborazione della dottoressa Fernanda Falcon Martinez e del dottor Antonio Fiore. Concluso il restauro, il sipario è stato custodito nell’ex sede del Segretariato regionale del MiC, in attesa di poter fare ritorno nella sua sede originaria.
Le immagini che documentano il manufatto prima e dopo il restauro restituiscono la portata del recupero e il lavoro necessario per riportare alla luce particolari e qualità pittoriche rimasti a lungo nascosti. Francesco Hill, artista boemo appartenente alla schiera internazionale di raffinati pittori e artigiani attivi alla corte napoletana, seppe raccontare sulla grande superficie del sipario un episodio dell’antichità legato alla storia del territorio aquilano: la vicenda narrata nel libro VII dell’Eneide di Virgilio, «una ingens Amiterna cohors», riferimento alla schiera dei guerrieri amiternini schierati al fianco di Turno contro Enea.
Il valore di Hill come pittore è testimoniato anche dalle opere realizzate alla Reggia di Caserta, dove firmò importanti decorazioni, tra cui Minerva che protegge Telemaco dai dardi di Cupido, nella volta della prima anticamera di Murat, il Baccanale, nella volta del salotto di Francesco II, e i ritratti reali nella Sala di Compagnia.
Il sipario aquilano è dunque molto più di un elemento scenografico: è un’autentica opera d’arte, un documento della storia teatrale cittadina e una testimonianza della circolazione di artisti di livello internazionale nell’Italia dell’Ottocento. Il suo recupero assume un significato particolare nel percorso di rinascita del Teatro Comunale dopo il sisma del 2009: dopo essere stato ritrovato, protetto, restaurato e custodito lontano dal palcoscenico, il sipario torna ora nel luogo per cui fu destinato, recuperando una funzione simbolica nel cuore della vita culturale aquilana.
È inoltre il terzo sipario teatrale storico in Abruzzo giunto fino a noi, insieme a quelli dei teatri di Atri e Chieti. Dopo decenni trascorsi nell’oblio e diciassette anni segnati dalla ferita del terremoto, il grande sipario di Franz Hill è pronto a tornare protagonista, portando con sé la memoria della Sala Olimpica, la storia del Teatro Comunale e un frammento prezioso dell’identità artistica dell’Aquila.











