L’AQUILA – Sono comparsi questa mattina e, volendo, si può anche passarci sopra senza accorgersene. Due strani chiusini, uno a Piazza Palazzo e l’altro sul Corso, all’altezza di piazza Duomo. Sono stati ideati da Maurizio Cattelan come micro-opere nell’ambito di “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”, la grande mostra del MAXXI L’Aquila curata dallo stesso Cattelan insieme a Marta Papini, che aprirà sabato 26 settembre a Palazzo Ardinghelli e si annuncia come uno degli appuntamenti più importanti del panorama culturale italiano di questo finale di 2026.
Noi abbiamo cominciato a chiamarli “glifi“, perché sembrano segni disseminati nella città apposta per essere trovati e decifrati. Ma c’è un piccolo mistero: sappiamo che sono tre. Del terzo, però, nessuna traccia. Abbiamo provato a chiedere in giro, ma nessuno scuce una parola di troppo.
E allora, per provare a trovarlo, abbiamo fatto quello che si fa con gli indovinelli: siamo partiti dai primi due e abbiamo cercato di capire se immagini e luoghi potessero suggerire una pista. Naturalmente la nostra è soltanto un’ipotesi, una delle tante possibili.
Il primo è a Piazza Palazzo, davanti a Palazzo Margherita. Al centro campeggia una grande aquila su una torre, mentre lungo il bordo compaiono il titolo della mostra, il MAXXI e i nomi dei curatori. Il secondo è sul Corso, all’altezza di piazza Duomo: al centro c’è un grande rosone, circondato dalla scritta “L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026”.
Cosa rappresentano? E soprattutto, le loro collocazioni possono aiutarci a capire dove si nasconde il terzo?
Il rosone porta quasi inevitabilmente un aquilano verso Collemaggio e Celestino V. Un’associazione che incrocia realmente la storia di Fabio Mauri: nel 2000 l’artista partecipò a “Lo scandalo dello spirito”, progetto dedicato proprio alla figura di Celestino e alla sua rinuncia.
Più enigmatico il glifo di Piazza Palazzo. Una possibile pista conduce a “Che cosa è il fascismo”, una delle opere fondamentali di Mauri, che proprio sabato tornerà all’Aquila in occasione dell’apertura della mostra.
Ma resterebbe comunque da spiegare perché proprio quei luoghi. E qui abbiamo giocato ancora un po’ con gli indizi. Il totalitarismo evocato dal glifo dell’aquila che cinge la torre, un cortocircuito annunciato già nei materiali del MAXXI per la mostra, potrebbe diventare un monito sul percorso di chi oggi entra nella sede delle istituzioni democratiche?
E anche Celestino, con la sua rinuncia e il suo dono di povertà, potrebbe essere un altro monito? Un segno che affiora nel cuore della passeggiata e dei consumi, mentre si entra in un negozio, si fa shopping o si mangia un gelato?
Cattelan, insomma, potrebbe aver portato Mauri fuori dal museo, mettendolo letteralmente sulla strada degli aquilani e di chiunque capiti in città. Due moniti sotto i piedi, proprio nei luoghi in cui ciò che evocano rischia di diventare invisibile per abitudine. Non monumenti davanti ai quali sappiamo già di doverci fermare, ma una sorta di inciampo della memoria e del pensiero, sul quale si può passare senza neanche accorgersene?
Oppure, molto più probabilmente, stiamo prendendo una bella cantonata. La nostra, in fondo, è soltanto una delle tante letture possibili, un modo per giocare con due segni comparsi improvvisamente sotto i piedi della città e provare a trovare il terzo per risolvere il piccolo mistero che si portano dietro. Voi lo avete visto?
Una cosa è certa, quando si parla di Mauri e Cattelan, le cose non sono mai casuali.








