Il territorio raccontato dalla fiction può essere un grande “attore”, ma anche un’occasione per creare nuove professionalità. È quanto emerso dall’incontro promosso dalla Abruzzo Film Commission “Geografia dell’immaginario: dalla sceneggiatura alla location”, che si è svolto al Teatro San Filippo dell’Aquila nel corso del 78° Prix Italia, organizzato dalla Rai.
“Una città – ha detto l’attore e regista Marco Bocci – può dare indicazioni e stimoli importanti al lavoro dell’attore, contribuendo a modificare e arricchire il modo di guardare un personaggio. Nel caso di Pescara, che ho frequentato per le riprese, ho trovato una città estremamente attiva, autentica e piena di giovani, con persone che hanno voglia di fare, lavorare e vivere il territorio. È inevitabile che l’ambiente in cui si lavora finisca per contaminare anche il lavoro creativo, non solo dal punto di vista estetico, ma anche emotivo ed empatico. Per questo credo che la città possa diventare parte integrante della storia”.
Il territorio come “personaggio”
La scelta delle location assume dunque un ruolo sempre più centrale nella costruzione delle produzioni audiovisive. La direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, ha spiegato: “La scelta dei luoghi è complessa, considerando la quantità di storie che Rai Fiction realizza ogni anno: circa trenta titoli, centinaia di serate solo su Rai 1, oltre alla lunga serialità. Il territorio, però, ormai è a tutti gli effetti un personaggio: ha dei caratteri, può essere bello, difficile, accogliente e, come una persona, può contribuire a definire la storia”.
Una storia, ma non solo. Per Chiara Sbarigia, presidente dell’Associazione Produttori Audiovisivi, il rapporto tra produzioni e territori deve tradursi anche nella creazione di competenze e professionalità.
“Un territorio non deve essere soltanto un ospite temporaneo di una produzione: per diventare un’infrastruttura deve costruire professionalità stabili, che le produzioni possano trovare sul posto. Per questo è importante portare produzioni a lungo sul territorio, come è avvenuto in Campania con Un Posto al Sole e in Piemonte con alcune serialità. Anche l’Abruzzo, come le altre regioni, dovrebbe progressivamente dotarsi di professionalità stabili”.
Il Premio alla carriera a Luciano Tovoli
Al termine dell’incontro, Prix Italia e Abruzzo Film Commission hanno consegnato il Premio alla carriera al direttore della fotografia Luciano Tovoli, riconoscendone il percorso artistico e il legame con il territorio.
“Per la sua arte, la sua ricerca e per essere stato nel mondo un autentico ambasciatore dell’Aquila, dell’Abruzzo e dell’Italia intera”, ha detto la Segretaria Generale Prix Italia, Chiara Longo Bifano.
Tovoli ha quindi ricordato il suo rapporto con l’Abruzzo, legato anche a un episodio avvenuto durante le riprese de Il deserto dei Tartari.
“Il mio legame con L’Aquila – ha ricordato – è profondo da sempre. Venni qui per la prima volta con mia moglie, in un viaggio turistico, nel 1965. Nel 1975, durante le riprese de Il deserto dei Tartari, Zurlini voleva girare una tempesta di neve in studio, per poterla controllare. Abbiamo provato con la polvere di polistirolo, ma il risultato era un disastro. Gli dissi: “Valerio, fidati di me, ti porto io in Abruzzo”. Siamo venuti nella stagione giusta, la tempesta è arrivata e siamo quasi morti. Nel film è rimasta una tempesta forse unica, il mio tributo a questa terra”.








