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Precari della Giustizia PNRR, l’appello dall’Abruzzo: “Stabilizzare tutti o il sistema rischia il collasso”

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Precari della giustizia, sono 291 le unità di personale da stabilizzare in Abruzzo. Grazie a loro si è smaltito l'arretrato

L’AQUILA – Dodicimila lavoratrici e lavoratori della Giustizia assunti con fondi PNRR, contratti in scadenza il 30 giugno 2026 e un futuro ancora senza certezze. È il quadro delineato nella lettera inviata ai parlamentari eletti in Abruzzo e ai vertici istituzionali, con una richiesta chiara: stabilizzare tutto il personale precario oggi in servizio negli uffici giudiziari.

Nella missiva, firmata dalla FP CGIL Abruzzo Molise, si ricorda che questi lavoratori “hanno dato sostanza e concretezza all’Ufficio per il Processo“, svolgendo un ruolo ritenuto essenziale “per l’abbattimento dell’arretrato giudiziario, il rafforzamento e l’ammodernamento del sistema giudiziario“.

Il testo sottolinea come l’attività svolta dal personale PNRR non sia più accessoria: “La loro attività è, ormai, necessaria e preziosa nella gestione di tutti quegli endoprocedimenti che sono propedeutici o che seguono qualsiasi emissione di provvedimento giurisdizionale”.

Eppure, a fronte di oltre 11.400 unità ancora in servizio, la copertura finanziaria oggi prevista riguarda solo una parte del contingente. Una prospettiva che, secondo il sindacato, “genera una grave incertezza occupazionale per migliaia di lavoratori pubblici selezionati per concorso” e mette a rischio “il funzionamento del sistema giudiziario, che rischia di perdere professionalità fondamentali già pienamente integrate nei flussi di lavoro”.

Abruzzo sotto pressione

Nel dettaglio regionale, sono 291 le unità di personale da stabilizzare in Abruzzo. La lettera avverte che la mancata stabilizzazione potrebbe tradursi rapidamente in disservizi: “In molti uffici, il personale amministrativo di ruolo è sotto organico fino al 50%, con carichi di lavoro spesso insostenibili“.

Il rischio è esplicitato senza giri di parole: “La mancata stabilizzazione comporterà un ulteriore svuotamento degli uffici, con il concreto rischio di paralisi di servizi essenziali, a danno dell’efficienza del sistema giudiziario“.

La preoccupazione è stata fatta propria anche dagli enti territoriali. Nella lettera si ricorda che Consiglio comunale dell’Aquila e Consiglio regionale d’Abruzzo hanno approvato all’unanimità ordini del giorno e risoluzioni che impegnano le istituzioni a sostenere la causa dei precari. Atti che chiedono, tra l’altro, “l’adozione di un piano organico e trasparente che riconosca le professionalità maturate e garantisca pari opportunità tra le diverse figure professionali“.

Il documento si chiude con una richiesta diretta ai parlamentari abruzzesi e, in particolare, al senatore Guido Quintino Liris, relatore della legge di bilancio: “Si chiede di voler sostenere la richiesta di stabilizzazione di tutto il personale precario della Giustizia”, individuando nella manovra 2026 la sede per garantire la necessaria copertura finanziaria.

Un’attenzione specifica è rivolta anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, chiamata in causa anche come parlamentare eletta all’Aquila.

Il messaggio finale è netto: senza un intervento strutturale, l’esperienza PNRR rischia di chiudersi lasciando dietro di sé un vuoto difficile da colmare, proprio nel momento in cui la giustizia italiana avrebbe più bisogno di continuità, competenze e stabilità.