La piscina comunale dell’Aquila nasce dal fervore edilizio degli anni Trenta, dentro il programma di modernizzazione e monumentalizzazione noto come “Grande Aquila”. Il piano prevedeva l’annessione di nove comuni limitrofi e una radicale trasformazione dell’assetto urbano, sostenuta dal podestà Adelchi Serena con l’obiettivo di fare del capoluogo abruzzese una città di rango nazionale.
L’impianto fu concepito come parte del Campo Polisportivo comunale — uno spazio che comprendeva stadio, campi da tennis, velodromo e piscina coperta — situato strategicamente al di fuori dell’abitato storico, tra le antiche mura cittadine e il parco del Forte Spagnolo. Il complesso era presentato dall’amministrazione come “il più bel complesso polisportivo d’Italia dopo il Foro Italico”.

Tre progetti, una soluzione definitiva
La progettazione fu affidata all’ingegnere-architetto Paolo Vietti Violi. Il progetto strutturale fu curato da Gaetano Lisio, che firmò la relazione dei calcoli statici e, con l’architetto Mario Gioia, diresse i lavori. Gioia avrebbe ricoperto in seguito la carica di vice-podestà dell’Aquila.
Vietti Violi non arrivò al progetto definitivo in un solo passaggio. Tra il 1928 e il 1932 elaborò tre distinte proposte. Le prime due versioni (1928–1931) adottavano un approccio modernista: la piscina era affiancata dagli spogliatoi, ma sovrapposta a una palestra e a una sala per la scherma posta al terzo piano. La vasca era concepita come uno spazio chiuso, privo di aperture visive verso l’esterno, con accesso alla palestra tramite scala posteriore.
La terza versione, del 1932, segnò una rottura netta con le ipotesi precedenti. Il progetto definitivo abbracciò pienamente il linguaggio razionalista: struttura monopiano a tutta altezza, grandi telai in cemento armato, ampie superfici vetrate verso il solarium esterno.
I lavori presero avvio il 15 luglio 1933, suddivisi in tre lotti affidati alle imprese Federici Oliviero, IME Impianti Moderni Elettrici e Dr. L. Toschini. La costruzione procedette rapidamente: l’11 giugno 1934 i lavori erano conclusi. Il collaudo ufficiale, a cura dell’ingegnere capo del Genio Civile di Rieti Giovanni Carboni, avvenne il 15 luglio 1935.


Architettura: luce, vetro e cemento armato
Dal punto di vista architettonico, la piscina rappresenta l’espressione più limpida del Razionalismo a L’Aquila. Libera dai vincoli di rappresentanza monumentale imposti agli edifici governativi coevi, la struttura richiama consapevolmente l’estetica dei grandi edifici industriali: imponenti telai in cemento armato con tamponature trasparenti in vetro o vetrocemento.
L’ingresso è risolto con un volume stereometrico, rigidamente geometrico, con finestre a sviluppo orizzontale che svoltano sugli angoli. L’elemento tecnicamente più innovativo erano le ampie vetrate apribili a saliscendi, dotate di serramenti doppi in ferro con sistema di riscaldamento integrato nell’intercapedine tra i vetri — una soluzione che consentiva continuità visiva e spaziale tra la vasca interna e il solarium adiacente, inondando l’ambiente di luce naturale.
L’organizzazione funzionale era articolata su più livelli: piano seminterrato destinato agli impianti di riscaldamento dei locali, sterilizzazione dell’acqua, illuminazione e ventilazione; piano terra con ingresso, biglietteria e uffici; primo piano con bar-buvette e servizi affacciati sulla vasca.
Al momento dell’inaugurazione, l’impianto si attestava tra le prime piscine coperte italiane con struttura a travi in cemento armato. L’esperienza aquilana fu ripresa dallo stesso Vietti Violi nel 1953, nel progetto della piscina coperta di Istanbul.

Il regime, le masse e il nuoto cittadino
La costruzione rispondeva al programma del regime fascista di inquadramento e educazione fisica delle masse. Serena ne era il principale promotore politico. Negli anni Sessanta e Settanta l’impianto divenne il fulcro del movimento natatorio cittadino: L’Aquila Nuoto, fondata nel 1969, e Rari Nantes — le due società, poi fuse nel 1971 — utilizzavano la piscina come sede principale, descrivendola come il migliore impianto d’Abruzzo.
Gli anni Sessanta e Settanta ridisegnano la piscina come cuore sociale della città. La sera, quando il sole lasciava il selciato e l’aria si faceva mite, il solarium si trasformava: via i costumi da bagno e gli asciugamani stesi su quella che i ragazzini aquilani chiamavano “la spiaggia”, dentro i tavolini, le luci, l’attesa. Il giardino coperto di fiori diventava un palco a cielo aperto, e quell’odore specifico — il sole che va via sul cemento bagnato — segnava il passaggio da un tempo all’altro della giornata, e dove una serata poteva diventare un ricordo per sempre.
Nel 1990 la struttura chiuse per lavori di ristrutturazione, con trasferimento delle attività alla piscina di Santa Barbara, omologata dal 1982. Completata la ristrutturazione, l’impianto tornò in esercizio come principale riferimento del nuoto cittadino, ospitando nuoto, pallanuoto e nuoto sincronizzato.
Nel dopoguerra l’edificio subì numerose modifiche dettate da esigenze funzionali: volumi esterni addossati alla struttura per ospitare nuovi spazi di servizio ne offuscarono parzialmente la purezza originaria. Solo nei primi anni del Duemila l’impianto fu oggetto di un intervento di restauro attento.
La vicenda toponomastica
Nel 2001 il sindaco Biagio Tempesta intitolò la piscina ad Adelchi Serena, l’ex podestà e gerarca fascista, che ne aveva promosso la costruzione. La decisione suscitò vivaci proteste da parte dell’opposizione politica. Nel 2011 la giunta comunale revocò l’intitolazione, dedicando l’edificio alla campionessa olimpica Ondina Valla — ostacolista italiana, prima medaglia d’oro olimpica femminile azzurra ai Giochi di Berlino 1936. Contestualmente, il piazzale antistante fu intitolato all’architetto Paolo Vietti Violi, con revoca della precedente denominazione “Largo Serena”.
Dal sisma alla riapertura del 2024
Dopo il terremoto del 2009, la piscina rientrò nel circuito degli interventi di riqualificazione finanziati per le aree colpite. A fine 2022 l’impianto — gestito dalla società Rari Nantes — fu chiuso per lavori di messa in sicurezza e ammodernamento. Le opere hanno riguardato le pareti della vasca grande, l’impermeabilizzazione, travi e solette, il rifacimento delle coperture, infissi e vetrate, la pavimentazione esterna.
Sul periodo di chiusura le fonti presentano indicazioni non del tutto concordanti: alcune cronache collocano la chiusura a fine 2022, con una durata complessiva di circa due anni; altre fonti indicano una sospensione delle attività di “circa un anno”, con avvio effettivo dei lavori strutturali a settembre 2023 e conclusione il 18 luglio 2024. Va segnalato, a margine, che in una trascrizione automatica di fonte video compare una data di costruzione “1903”, in palese contrasto con la documentazione tecnica e storica che colloca l’iter costruttivo tra il 1933 e il 1935.
I finanziamenti complessivi ammontano a 850.000 euro: 700.000 euro dal Fondo complementare PNRR per le aree sisma 2009–2016, cui si aggiungono 150.000 euro PNC deliberati dalla giunta il 29 dicembre 2025 per ulteriori migliorie — smaltimento acque meteoriche, sistemazione del marciapiede dell’area solarium, interventi interni.
L’11 settembre 2024 il Comune ha annunciato la conclusione dei lavori. Il 16 settembre 2024 la piscina “Ondina Valla” ha riaperto al pubblico con una conferenza stampa cui parteciparono il sindaco Pierluigi Biondi, l’assessore allo sport Vito Colonna e il presidente di Rari Nantes Gianni Benevieri. L’impianto, che conserva in buona parte la sua configurazione originaria, dispone oggi di una vasca grande a otto corsie e di una vasca piccola a cinque corsie, destinate a corsi, nuoto libero, attività agonistiche e accessi dedicati a persone con disabilità.
Chi oggi entra nella piscina comunale trova un impianto che ha attraversato quasi un secolo di trasformazioni senza perdere del tutto la propria identità originaria. Tra stratificazioni architettoniche, cambi di funzione e interventi di restauro, la struttura continua a svolgere il ruolo per cui era stata progettata: uno spazio pubblico operativo, ancora integrato nella vita quotidiana della città.
Foto ©zedprogetti









