L’orso investito all’altezza di Canistro è morto per traumi interni. Legambiente denuncia l’insufficienza dei corridoi ecologici in Italia: dal 1970 al 2023, l’80% delle cause di morte degli orsi sono ascrivibili alle attività umane. Il 17 giugno l’Italia si era opposta al Regolamento di Ripristino della natura, poi approvato in Europa
L’orso marsicano morto all’altezza di Canistro per un incidente stradale lungo la Sora-Avezzano, nella notte del 13 agosto, aveva riportato una serie di gravissimi traumi: fratture allo sterno e la frattura di 7 costole, che gli hanno perforato un polmone, provocandone la morte per traumi interni. Questo l’esito provvisorio dell’esame sulla carcassa del plantigrado, da cui emerge che l’impatto con l’auto è stato molto violento e che l’orso, nonostante la mole di commenti e persino insulti riversatisi sui social contro il PNALM e la presunta inefficienza dei soccorsi, non avrebbe avuto comunque alcuna possibilità di sopravvivere.
“L’incidente di Canistro è l’ennesimo drammatico evento in cui un orso muore a causa di un incidente stradale, ma non è morto assolutamente a causa dell’inefficienza dei soccorsi“, ha detto il Direttore del PNALM Luciano Sammarone. “Il Parco è intervenuto, ancora una volta, con personale qualificato in un’area fuori dai suoi confini amministrativi, confermando in toto lo spirito di collaborazione con tutte le altre Istituzioni, Regione in primis, chiamate ad assolvere al delicato compito di tutela e conservazione della fauna [..] Un orso marsicano, di circa 20 anni e per di più affetto da dermatite cronica, anche quest’ultima strumentalizzata, che a metà agosto pesa 183 chilogrammi, di certo non era affamato né denutrito, a dimostrazione che gli orsi non hanno fame, ma sono solo bravi ad approfittare delle opportunità alimentari che gli offre il territorio e gli uomini, con attività non sempre condotte in modo impeccabile”.
Delusione e amarezza per la perdita di un altro orso in Abruzzo, dopo il triste episodio di Juan Carrito. È questo il duro commento Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità diLegambiente, che spinge per la realizzazione di corridoi ecologici a difesa della fauna selvatica. “La scomparsa di anche un solo esemplare in una popolazione talmente ridotta in termini numerici rappresenta un danno di enormi proporzioni, in considerazione anche del fatto che le femmine si riproducono poche volte nell’arco della loro vita e non sono in grado di compensare, con le nascite, eccessivi livelli di mortalità“. La proposta di Raimondi è di realizzare un corridoio di connessione tra il Parco d’Abruzzo e il nascente Parco Nazionale del Matese, lungo il corso dell’Alto Volturno e di intervenire presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica in modo da ottenere le risorse sufficienti a tutela dell’orso bruno marsicano, specie endemica dell’Appennino centrale ormai ridotta a una cinquantina di esemplari. Gli investimenti di road ecology, studiati da anni e poco applicati, su strade, autostrade e ferrovie non sono più rimandabili: nell’ultimoRapporto orso 2023 si ricava che, dal 1970 al 2023, l’80% delle cause di morte degli orsi sono ascrivibili alle attività umane.
Su questo tema l’Italia non solo è in ritardo, ma si è anche opposta al Nature Restoration Law – il Regolamento sul ripristino della natura – approvato dagli Stati membri dell’UE il 17 giugno 2024. Insieme a Ungheria, Polonia, Paesi Bassi, Finlandia e Svezia e con l’astensione del Belgio, l’Italia ha fatto fanno mancare il sostegno al provvedimento, che è comunque passato con il voto positivo di 20 stati membri. Ora i paesi UE dovranno definire dei piani nazionali da presentare alla Commissione europea e da fare ci sarà molto: gli habitat in cattive condizioni dovranno essere recuperati al 30% entro il 2030, al 60% entro il 2040 e al 90% entro il 2050. Pulizia, bonifica, rimboschimento, messa in sicurezza, tutte attività che ogni Stato membro dovrà portare avanti con obiettivi vincolanti. Proprio l’approvazione di tale regolamento consentirebbe la realizzazione di piani per la creazione di corridoi ecologici, essenziali per la tutela dell’orso. Attualmente degno di nota è ilprogettoLIFE Bear-Smart Corridors sull’Appennino centrale, con quattro corridoi ecologici critici checollegano le principali aree protette della regione: il Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, il Parco Nazionale della Majella, il Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga e il Parco Naturale Regionale Sirente Velino. In questo modo la fauna selvatica può oltrepassare in sicurezza le aree antropizzate, anche se il rischio di evitare incidenti non si potrà mai azzerare del tutto.









