Rapporto Orso 2023, 18 nuovi cuccioli ed espansione del territorio

Torna puntuale la pubblicazione del Rapporto Orso con l'inizio dell'estate. Tra i temi affrontati nell'edizione 2023: la nascita di 18 nuovi cuccioli di orso, gli spostamenti degli orfani di Amarena, le Comunità a misura d'orso e l'espansione del territorio nell'Appennino centrale 

di Fausto D'Addario | 27 Giugno 2024 @ 06:00 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Torna puntuale con l’inizio dell’estate il Rapporto Orso, la pubblicazione scientifico-divulgativa del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise dedicata alle attività di salvaguardia dell’orso bruno marsicano che, con l’edizione 2023, giunge ormai alla nona edizione. Il Rapporto Orso ripercorre i processi, le attività svolte, i dati raccolti e i risultati ottenuti, dai diversi Servizi del Parco, passando dal Servizio Sorveglianza al monitoraggio scientifico, dalle attività di prevenzione alle attività di comunicazione fino a quelle di educazione ambientale raccontando un anno di passione, impegno e professionalità. Mentre la prima parte è dedicata alle attività svolte dal PNALM, la seconda include i contributi delle altre Aree Protette, delle Regioni, dei Carabinieri Forestali, degli Istituti di ricerca e delle Associazioni ambientaliste coinvolte nella tutela dell’orso. Quest’anno si è deciso di abbassare notevolmente il numero di copie stampate, che saranno comunque disponibili nei prossimi giorni nei Centri Visita, a favore della versione in formato pdf sul sito ufficiale del Parco.

Il Rapporto Orso 2023 chiude un anno dalle forti emozioni, scrive nell’introduzione il Direttore del PNALM Luciano Sammarone, “perché veder morire Juan Carrito e Amarena a distanza di pochi mesi è stato un colpo duro da assorbire per tutti“. La prima causa di mortalità per l’orso rimane una: è sempre l’uomo. Carrito è morto in un incidente stradale, a poca distanza da un sotto-passo che tante volte aveva usato nei giorni precedenti; Amarena è stata uccisa a fucilate in una notte d’agosto, mentre predava galline in uno dei tanti pollai dei centri abitati che insistono nel Parco. “Gesto stupido, vigliacco e soprattutto gratuito“, contro una mamma che “in 3 anni ha dato alla luce ben 6 cuccioli“. Un anno iniziato con la morte dell’orso Juan Carrito, proseguito con 26 grifoni, 9 lupi, 4 volpi e una faina trovati avvelenati e finito con la morte dell’orsa Amarena. Inoltre la vicenda dell’orso marsicano adulto, ritrovato privo di vita l’8 giugno 2024 in località Montagna Spaccata (Rocca Pia), ha riacceso i riflettori sull’annosa questione sicurezza.

La tristezza di questi eventi è in qualche modo mitigata da una buona notizia: la nascita di 18 cuccioli d’orso nati nel corso dell’anno in giro per il territorio, spesso in zone di confine, ma dove la grandissima parte delle persone ha imparato a rispettare l’orso. Un numero considerevole che dà la necessaria spinta e motivazione per incrementare sempre più gli sforzi a sostegno dell’orso e del suo habitat. Un nuovo dato è proprio l’espansione dell’orso in aree periferiche, di nuova colonizzazione, ma per questo anche non protette. Tutto ciò assicura nuovi territori necessari per dare respiro alla popolazione, la cui consistenza continua a basarsi su numeri vecchi, perché all’evidenza risultano presenti orsi in aree impensabili solo fino a qualche decennio fa. Alcune femmine sono infatti riuscite a disperdersi oltre i confini dell’areale storico, non perché stiano “scappando dal Parco”, ma perché il buono stato di conservazione della popolazione e la sua densità crescente permettono loro di agire da popolazione “sorgente”, in grado di produrre un surplus di individui e colonizzare nuove aree. Lo stesso vale per i cuccioli di Amarena, ormai cresciuti: dal 31 agosto fino a gennaio 2024, sono stati effettuati 22 avvistamenti/segnalazioni dei plantigradi, con i due che  sono rimasti sempre associati. I cuccioli hanno frequentato le aree che percorrevano con la madre, dentro e fuori del Parco, compresi i centri abitati e l’immediata periferia di Casale d’Aschi, Venere e Gioia dei Marsi nell’area del Fucino e Aschi e San Sebastiano nell’area della Valle del Giovenco. Fra il 2024 e il 2025 il PNALM riuscirà a colmare il vuoto di conoscenza sulla consistenza numerica, grazie alla stima di popolazione su base genetica finanziata coi fondi del PNRR. 

L’utilizzo dei rifiuti da parte di alcuni orsi come fonte di cibo è una delle maggiori criticità riscontrate per il 2023. Sono almeno 3 gli orsi che si sono alimentati nei pressi di cassonetti, ingerendo anche plastica o elementi non commestibili. Le aree interessate sono state il Comune di Lecce nei Marsi (orsa Petra), Scanno e Villalago (orsa Gemma) e le aree parcheggio di Val Fondillo e Camosciara, dentro il PNALM (un maschio adulto, identificato geneticamente). La causa di ciò risiede principalmente nella presenza diffusa di orti, frutteti e pollai non protetti all’interno dei centri abitati. Anche se dissuaso, l’orso continuerà a frequentare un centro abitato se vi troverà cibo facile: l’11 settembre l’orsa Gemma è entrata addirittura all’interno di un condominio abitato. Al fine di gestire il fenomeno, nel 2023 in due di queste aree si è ridotto l’accesso ai rifiuti attraverso cassonetti anti-orso, recinzioni elettrificate e/o gestione oculata della raccolta porta a porta dei rifiuti. Dalle osservazioni e dai danni all’interno di frutteti, campi agricoli e pollai – sono coinvolti anche i cuccioli orfani di Amarena – è emerso un forte condizionamento alimentare rinforzato dalla presenza diffusa di queste fonti di cibo non gestite nell’area del Fucino, nonché da risorse alimentari lasciate deliberatamente alla fauna, abbandono di rifiuti, non appropriata gestione del cibo destinato agli animali da compagnia. A complicare le cose è il fatto che più del 25% (6.481 km2) del territorio in cui l’orso potrebbe muoversi include zone a bassa quota, con scarsa vegetazione forestale e attraversate da strade, in cui gli orsi hanno un’elevata probabilità di essere investiti o uccisi, anche solo accidentalmente, da armi da fuoco o veleno. 

La nascita delle “Comunità a misura d’orso” è un’altra buona notizia degli ultimi anni e consolidata nel 2023. In questo progetto “c’è dentro l’accettazione di una sfida da parte di amministratori locali, operatori economici e cittadini di poter, e voler fare, qualcosa in più“, mettendosi dalla parte dell’orso per provare a rendere la convivenza possibile e, soprattutto, condivisa dalle comunità locali. Le Comunità a misura d’orso si trovano già ad Alvito, Campoli Appennino, Gioia dei Marsi, Lecce nei Marsi, Morino, Ortona dei Marsi, San Pietro Avellana, Vastogirardi, Pettorano sul Gizio, Pizzone, Scanno e Villetta Barrea, più tutte le Comunità del Gran Sasso. Particolare attenzione riguarda i corridoi ecologici che collegano le aree frequentate dagli orsi con le altre protette e le altre aree potenzialmente idonee ad ospitare orsi, favorendo così corridoi sicuri per l’espansione della specie. È questo l’orizzonte futuro per evitare l’estinzione dell’orso marsicano: segnali incoraggianti che vanno nella direzione delineata dal Piano d’Azione per la Tutela dell’Orso bruno marsicano (PATOM), che ha individuato un territorio nell’Appennino Centrale, esteso dal Parco del Matese a quello dei Sibillini, nel quale l’habitat idoneo potrebbe consentire la vita almeno a 70 femmine e a oltre 200 orsi complessivi.

Tutto questo significa partire dal basso, dal cittadino comune: il 2023 è stato anche un anno record per il numero di volontari che sono stati accolti. Tra gennaio e dicembre ben 92 ragazze e ragazzi, italiani e stranieri, hanno deciso di prendere parte al nostro programma di volontariato. Non solo volontari europei, ma anche provenienti da Nuova Zelanda, Australia e Sudafrica. E, come sempre, il lavoro dei volontari è stato fondamentale per portare avanti tutte le azioni di campo.

A fare la differenza“, conclude Sammarone, “saranno sempre l’attenzione che tutti noi riusciremo ad avere ogni volta che, pensando a l’orso, sapremo fermarci, per lasciare il passo, come si fa con una persona anziana o una donna, anteponendo la buona educazione e l’interesse collettivo, ai propri. Senza tutto ciò non basteranno tutti i Carabinieri Forestali e i Guardiaparco, le reti di protezione stradale piuttosto che gli indennizzi a impedire che altri orsi possano morire. Per questo è necessario che l’egocentrismo cambi in atteggiamento concreto e reale di rispetto, per dare un futuro certo all’orso bruno marsicano“.


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