Le conseguenze del Covid-19: negli ospedali ancora pochi screening

L'appello del direttore dell'Agenzia sanitaria Cosenza: "Pochi controlli, patologie croniche come bronchiti e scompensi cardiaci in Abruzzo hanno avuto alta incidenza"

di Marianna Gianforte | 24 Marzo 2022 @ 06:06 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
screening oncologici
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L’AQUILA – “Le persone tornino negli ospedali senza paura, altrimenti ci troveremo a dover curare malattie croniche o con aggravamenti che renderebbe più difficile la cura”. A dirlo è il direttore dell’Agenzia regionale sanitaria Pierluigi Cosenza, che sottolinea come nei due anni di pandemia si sia già realizzata una grave recrudescenza delle patologie, perché i pazienti non si sono più potuti concentrare sulla prevenzione o sui controlli delle malattie già in corso. Mentre aumenteranno nel prossimo futuro le diagnosi di tumore in fase avanzata.

La causa è non soltanto la paura di entrare nelle strutture ospedaliere, dove potrebbe essere facile contrarre il virus e ammalarsi di Covid-19, ma anche la chiusura o il ridimensionamento di molti reparti e attività ospedaliere per far fronte alla cura e al ricovero dei pazienti contagiati dal Sars-cov-2: “Soprattutto patologie croniche come bronchiti e scompensi cardiaci – sottolinea Cosenza – in Abruzzo hanno avuto un’alta incidenza”.

Di qui l’appello di Cosenza ai pazienti:

“Tornate a fare lo screening, rivolgetevi agli ospedali per la prevenzione di malattie importanti”.

A fare le spese della pandemia da Covid-19 sono stati soprattutto i controlli a livello oncologico. Lo sottolinea anche la Fondazione Veronesi, che negli ultimi tempi individua, però, un lieve recupero dei ritardi, anche se in modo diseguale in Italia. “A conti fatti, dopo due anni di pandemia – sostiene la fondazione – risultano migliaia le diagnosi mancate”, per non parlare delle liste d’attesa da smaltire. A tratteggiare finalmente un quadro della situazione (aggiornato al 31 maggio 2021) è il quarto rapporto dell’Osservatorio nazionale sullo screening realizzato sullo screening e sulla pandemia.

Liste di attesa per i controlli di prevenzione ancora lunghi e che devono essere abbattute, mentre diagnostica e chirurgia devono ripartire dopo lo stop dovuto all’emergenza sanitaria. Il caso dei tumori al colon o alla mammella sono emblematici: un conto è affrontare un cancro allo stadio inziale, un altro è dover intervenire in fase metastatica.

C’è poi, anche un altro problema: quello della migrazione dei pazienti in altre regioni.

Secondo il rapporto dell’Osservatorio nazionale dello screening sullo screening e la pandemia, per quanto riguarda la diagnosi dei tumori al seno, sono stati inviati oltre un milione di inviti in meno alla mammografia: a livello nazionale si tratta del 20% in meno con differenze, però, anche notevoli tra le varie regioni. Ossia: 817mila mammografie in meno e un ritardo accumulato di 4,8 mesi.

Per quanto riguarda invece la diagnosi colorettale, il raporto parla chiaro: gli inviti mancati ai test sono stati oltre due milioni. Nel 2020 hanno effettuati i test di screening (ricerca del sangue occulto fecale o rettosigmoidoscopia) quasi 1,2 milioni di persone in meno rispetto al riferimento del 2019; la conseguenza stimata è di 1.376 casi di carcinoma colorettale diagnosticati in meno e 7.763 adenomi avanzati in meno. I mesi di ritardo accumulati a maggio erano 5,8. I ritardi si stanno recuperando ma bisogna correre di più.


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