L’AQUILA – L’indagine di Altroconsumo sulle vacanze estive 2026 ha acceso la discussione anche nel capoluogo abruzzese. Secondo il report, una settimana di vacanza per una coppia all’Aquila costerebbe mediamente più che in città come Roma, Firenze e Milano. Una fotografia che, secondo l’Associazione Dimore Aquilane, rischia però di essere fuorviante se letta senza considerare le peculiarità del mercato turistico locale. Da un lato la domanda estiva si concentra in poche settimane dell’anno, dall’altro l’offerta ricettiva resta ancora limitata rispetto alle grandi destinazioni nazionali, anche perché il settore turistico aquilano è in una fase di crescita e consolidamento. Ne abbiamo parlato con il presidente dell’associazione, Alessandro Mancini.
Presidente Mancini, come legge i dati diffusi da Altroconsumo?”
“Il report stima il costo complessivo di una settimana per una coppia a L’Aquila in 818 euro, viaggio incluso. Il dato che conta per una comparazione corretta è quindi quello del solo alloggio. La differenza esiste, ma va contestualizzata in modo rigoroso. Le grandi città d’arte italiane ad agosto sono notoriamente svuotate: residenti e turisti abituali le abbandonano per il caldo, l’offerta ricettiva è abbondante e i prezzi scendono per legge di mercato. L’Aquila funziona esattamente all’opposto: agosto è l’unico mese di vera stagione turistica, con una domanda concentrata e un’offerta strutturalmente limitata. Confrontare quindi i prezzi di agosto a Firenze con quelli di agosto all’Aquila significa confrontare due mercati in condizioni opposte: uno con offerta in eccesso, l’altro con domanda in eccesso. In questo senso il dato non racconta una città cara: racconta una città finalmente desiderata”
Quanto pesa il fatto che il turismo aquilano sia ancora un settore in crescita?
“Pesa molto. Il turismo aquilano è in una fase di crescita preziosa ma ancora fragile. L’offerta ricettiva sta aumentando, ma siamo lontani dai numeri delle grandi città d’arte. Questo significa che nei periodi di maggiore richiesta la disponibilità di posti è inevitabilmente più limitata. Per questo è importante leggere i dati tenendo conto della fase di sviluppo che sta attraversando la città”.
Che tipo di realtà rappresenta oggi l’Associazione Dimore Aquilane?
“L’Associazione Dimore Aquilane nasce con l’obiettivo di riunire e valorizzare il meglio della ricettività extra-alberghiera del capoluogo e del suo territorio: dimore storiche e relais di charme nel centro città, appartamenti di design, residenze di pregio nei borghi e nelle aree limitrofe alle mura. Un circuito che costruisce un’offerta davvero diffusa, capace di portare il viaggiatore dentro la città e oltre, tra paesaggi, borghi e storia autentica”.
Qual è il valore aggiunto dell’ospitalità diffusa?
“L’ospitalità diffusa non è un semplice concetto di moda: è un modello di sviluppo turistico che distribuisce i benefici economici su un territorio più ampio, evita la concentrazione del turismo in pochi punti e trasforma ogni vicolo, ogni palazzo e ogni borgo in parte integrante dell’esperienza del viaggiatore. A L’Aquila questo modello trova un terreno naturalmente fertile. Il centro storico è esso stesso un museo a cielo aperto, ma l’ospitalità diffusa significa anche accompagnare il turista verso i borghi medievali, il Gran Sasso e le aree interne della provincia”.
Negli ultimi anni il settore ha registrato aumenti generalizzati dei costi. Qual è stata la vostra scelta?
“Nonostante i rincari strutturali che hanno colpito l’intero settore extra-alberghiero nazionale negli ultimi cinque anni, le strutture aderenti a Dimore Aquilane hanno scelto di mantenere tariffe stabili e trasparenti, assorbendo internamente i costi pur di non penalizzare chi sceglie L’Aquila. È una scelta coerente con la nostra visione: non rincorrere picchi speculativi, ma costruire un rapporto di fiducia duraturo con il viaggiatore”.
Qual è oggi la vera sfida per il turismo aquilano?
“La concentrazione della domanda in un unico mese. Per questo l’associazione non si limita all’accoglienza ma lavora per promuovere eventi, iniziative culturali e opportunità che portino visitatori a L’Aquila durante tutto l’arco dell’anno. Un turismo diffuso nel tempo, oltre che nello spazio, è l’unico modello sostenibile per una città che ha tutte le qualità per essere una meta in ogni stagione”.
Quanto può incidere il percorso di Capitale italiana della Cultura 2026?
“La Capitale italiana della Cultura rappresenta un’occasione storica. Può contribuire a rafforzare la notorietà della città e ad allungare la stagione turistica, facendo conoscere a un pubblico sempre più ampio il patrimonio storico, culturale e ambientale del territorio aquilano”.
Quali sono oggi i numeri della ricettività extra-alberghiera?
“Nel solo Comune dell’Aquila operano 227 strutture extra-alberghiere censite dalla Regione Abruzzo, per oltre 2.000 posti letto. A queste si aggiungono numerose strutture presenti nei borghi e nei comuni limitrofi. Dimore Aquilane rappresenta una parte selezionata di questo sistema, ma è in crescita e punta ad allargare la propria rete coinvolgendo tutte le realtà che condividono una visione comune dell’accoglienza e della promozione del territorio”.
Per Mancini, dunque, il dibattito aperto dall’indagine Altroconsumo può essere l’occasione per guardare oltre il semplice confronto tra prezzi. “I dati – conclude – raccontano una città che sta crescendo come destinazione turistica. La sfida è trasformare questa crescita in un fenomeno stabile, distribuito lungo tutto l’anno e capace di generare valore per l’intero territorio”.









