Domenica 23 novembre un’occasione unica per scoprire storia, arte e segreti della dimora nobiliare che ha segnato secoli di vita cittadina a L’Aquila
L’Aquila si prepara a vivere l’apertura straordinaria di Palazzo Antonelli-Dragonetti, il secondo dei tre appuntamenti imperdibili promossi dal FAI, dopo l’apertura di Palazzo Rivera. La Soprintendenza ABAP per le province di L’Aquila e Teramo aveva invece reso visitabile Palazzo Branconio nell’ambito del programma di valorizzazione Radici 2025.
Domenica 23 novembre, dalle 9:00 alle 17:00, sarà possibile visitare il palazzo in via Roio con ingressi a contributo libero, senza necessità di prenotazione, accompagnati dai volontari e dalle volontarie del FAI – Delegazione dell’Aquila, che guideranno i visitatori in gruppi attraverso secoli di storia. Sarà inoltre possibile iscriversi al FAI direttamente in loco. Un’occasione che restituisce alla città uno dei più imponenti edifici dell’architettura civile aquilana, rimasto a lungo inaccessibile a causa dei danni del sisma del 2009 e dei successivi lavori iniziati nel 2017.
Un labirinto nobiliare tra barocco, corti interne e l’Alcova del Cardinale
Considerato una delle espressioni più alte della civiltà architettonica aquilana, Palazzo Antonelli-Dragonetti occupa un intero isolato fra piazza Santa Maria di Roio, via Roio, via del Seminario e via Monteluco, in pieno quarto di San Giovanni. Nato su un impianto rinascimentale, il palazzo venne rinnovato nel Settecento in severo stile barocco dall’architetto romano Sebastiano Cipriani, lo stesso coinvolto nella ricostruzione dopo il devastante terremoto del 1703. Le facciate su via Roio e via del Seminario sono caratterizzate da tre maestosi portali manieristi, il centrale dei quali è impreziosito dal monumentale stemma Dragonetti de Torres, attribuito a Ercole Ferrata, trasferito qui dalla residenza di via Santa Giusta.
All’interno si apre un sistema articolato di tre corti comunicanti, un intreccio di spazi, aggiunte e preesistenze che raccontano la crescita del palazzo lungo quattro secoli. Il piano nobile si dispiega in una sequenza di saloni affrescati, stucchi e ambienti rappresentativi, tra cui spicca l’Alcova del Cardinale, la camera da letto del potente cardinale Cosimo de Torres, ancora avvolta da un’atmosfera quasi teatrale.
Il complesso, acquistato dalla Regione Abruzzo nella seconda metà del Novecento e per anni sede della RAI regionale, è stato più volte restaurato: prima tra il 1981 e il 1989, poi dopo il 2009, fino alla recente individuazione come sede dell’Abruzzo Film Commission.
Antonelli, De Torres, Dragonetti, tre casati e un’unica storia che attraversa L’Aquila
La vicenda del palazzo è inseparabile dalla storia delle grandi famiglie che lo abitarono. Gli Antonelli, nobili originari di Gubbio, arrivarono in Abruzzo nel XIII secolo ottenendo la baronia di Forcella e successivamente numerosi feudi nel contado aquilano. Proprio Camillo e Marino Antonelli, nel 1574, promossero la costruzione dell’imponente residenza di via Roio, poi rinnovata nel XVIII secolo da Sebastiano Cipriani. Come ricorda la storiografia – da Silvia Mantini ne L’Aquila spagnola a Clementi e Piroddi nel loro magistrale testo su L’Aquila – il palazzo fu per secoli simbolo della potenza economica e politica del casato.
L’edificio passò poi ai de Torres, famiglia di origine spagnola giunta all’Aquila nel 1572 con Ferrante de Torres. I rapporti privilegiati degli Antonelli con la corte di Spagna spiegano il probabile passaggio del palazzo ai De Torres, che consolidarono nel XVII secolo un ruolo di primo piano negli equilibri cittadini. Fra le figure più influenti spicca il cardinale Cosimo de Torres, che lasciò all’interno dell’edificio una delle sue testimonianze più prezios, come la già citata Alcova.
Nel XIX secolo, con il matrimonio tra Luigi Dragonetti e Laura de Torres, le due casate si fusero dando vita al ramo Dragonetti de Torres. I Dragonetti, discendenti dagli antichi signori di Bazzano, erano già protagonisti della scena politica e culturale della città, con camerlenghi, giuristi, vescovi, poeti latini e figure politiche come il marchese Luigi Dragonetti, deputato e poi senatore del Regno d’Italia. Da quell’unione nacque un casato potentissimo, che riuniva titoli, feudi, prestigio e soprattutto il grande palazzo di via Roio, diventato la loro dimora principale.
Fra gli esponenti più noti si ricorda Alfonso Dragonetti de Torres, storico e benefattore che donò al Comune i terreni di Campo Imperatore, permettendo lo sviluppo della futura stazione sciistica.









