Il 3 settembre ricorre la memoria di San Gregorio Magno, papa. Nelle sue lettere, preziosa fonte per la storia dell’Abruzzo altomedievale, appare il termine “Aprutium”, che avrebbe poi indicato l’intera regione Abruzzo
Aprutium. Apprendiamo dalle lettere di papa Gregorio Magno (590-604), la cui memoria ricorre il 3 settembre, che ai suoi tempi la diocesi di Aprutium era rimasta priva di un vescovo, nei torbidi dell’invasione longobarda nella penisola. Aprutium, ormai identificato in maniera unanime con Teramo, è termine sconosciuto alle fonti classiche e che Gregorio ci rende noto per la prima volta alla fine del VI secolo in tre epistole datate 598-601. Il Praetuttium era il territorio dov’era stanziato l’antico popolo di stirpe sabellica dei Pretuzi, dalla cui storpiatura deriva il termine gregoriano Aprutium e dunque il nostro Abruzzo. Caduta appunto sotto la dominazione longobarda, Aprutium viene riconquistata dai Bizantini: i due popoli si contendevano allora il dominio della penisola italica. La nuova situazione induce Gregorio Magno, divenuto papa nel turbine di queste intricate vicende, a reinsediare al più presto ad Aprutium un vescovo: il laico Oportunus gli sembra il candidato più opportuno, ma gli impone di diventare monaco o suddiacono prima di accedere all’episcopato.
Il termine ricompare in un’altra lettera di Gregorio Magno del 598 in cui il papa ordina al vescovo Passivo di Fermo di consacrare un oratorio dedicato a San Pietro. Ora l’edificio sacro era stato fondato da Anione, governatore del castrum Aprutiense, che altro non era se non la cittadella fortificata di Teramo, ormai ridotta a un quarto dell’antica Interamnia. Alcuni scavi hanno permesso di ipotizzare l’identificazione di questo edificio con San Pietro di Campovalano presso Campli.
All’Abruzzo interno sono riferibili altri suoi scritti. Gregorio Magno è infatti un testimone di straordinario rilievo per la storia dell’Abruzzo tra V e VI secolo: se non fosse stato per lui, avremmo avuto un vuoto storico difficile da colmare. Quel best seller medievale che furono i suoi Dialoghi, incentrati sui santi del centro Italia e le lettere del Registro pontificale (850 in tutto, una mole incredibile per l’epoca) documentano tra le altre cose la situazione civile ed ecclesiastica della penisola a seguito dell’invasione longobarda della regione (571-574). Nei Dialoghi Gregorio dà ampio spazio alla presenza di comunità monastiche nel territorio di Amiternum fondate da Sant’Equizio, compatrono dell’Aquila. Contemporaneo del più famoso Benedetto da Norcia, il movimento fondato da Equizio comprendeva monasteri maschili e femminili, la cui collocazione, purtroppo, ci rimane quasi del tutto sconosciuta. Sorte infelice ebbero anche i centri di Aveia, Aufinum (Ofena) e Peltuinum, che vennero abbandonati definitivamente. Carsioli, un tempo città di prim’ordine, fu spostata 3 km a nord su un colle, in posizione più facilmente difendibile, al confine tra territori bizantini e longobardi. Da alcune lettere apprendiamo dell’uccisione in provincia Valeria (corrispondente grosso modo alla provincia dell’Aquila, con Tivoli, Rieti e Norcia) di due monaci e di un diacono marsicano a cui era stata tagliata la testa.
Nemmeno il resto dell’Abruzzo era stato risparmiato: papa Gregorio era così costretto ad incaricare un defensor – un amministratore – per prendersi cura del patrimonio ecclesiastico nel Sannio. Invece la presenza bizantina era più forte sul mare e si era conservata sul tratto costiero fra Pescara e Vasto sino ad una fase abbastanza avanzata del VII secolo, con Ortona come capitale dell’Abruzzo bizantino. Anche a Ortona il pontefice dovette intervenire da Roma: il defensor Scolastico, figlio del defunto vescovo della città, Blando, nel 594 aveva usurpato beni e proprietà della diocesi nell’ambito di una progressiva militarizzazione del territorio. I Longobardi si erano ormai insediati anche a Penne, Città S. Angelo e probabilmente nel centro di nuova fondazione di Lauretum (Loreto Aprutino).
Nel 598 papa Gregorio riuscì a stipulare la pace con i Longobardi e così i nuovi occupanti poterono dedicarsi all’organizzazione dell’intera regione, ormai pesantemente devastata. L’Abruzzo fu diviso tra i ducati longobardi di Spoleto e Benevento sino alla conquista franca dell’801. Chissà se non dobbiamo proprio all’autorità di questo santo pontefice, che tanto si spese per la Chiesa e la nostra regione, la diffusione del nome Aprutium per indicare la nostra regione Abruzzo.









