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Il professor Fusillo all’Aquila, leggere il cinema attraverso il melodramma

Il ritorno all’Aquila del docente della Normale di Pisa per Musica Per-Formare. Il dialogo fra le arti e il ricordo di un insegnamento che continua a orientare il modo di leggere le opere.

Il professor Fusillo all’Aquila, leggere il cinema attraverso il melodramma
Il rapporto fra melodramma e cinema è stato al centro dell’incontro con il professor Fusillo, ospite per la rassegna Musica Per-Formare.

Il rapporto fra melodramma e cinema è stato al centro dell’incontro con il professore Massimo Fusillo, ospite il 22 ottobre a Palazzo Di Paola della rassegna Musica Per-Formare. Dialoghi tra suoni, parole e nuove frontiere culturali. Promosso dalla Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” per L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, con il sostegno del Comune, l’appuntamento ha riportato in città il docente di Letterature comparate della Scuola Normale Superiore di Pisa, a lungo professore nell’ateneo aquilano.

Il titolo scelto, L’amore oltre i limiti della morte. Melodramma e Cinema, ha introdotto un percorso attraverso opere lontane per epoca e linguaggio, accomunate da passioni che entrano in conflitto con le convenzioni sociali. Al centro della riflessione, il melodramma inteso come un’estetica capace di attraversare generi diversi e di trovare nel cinema nuove possibilità espressive.

Ad aprire il pomeriggio è stata l’esecuzione di Dopo il silenzio, composizione di Maria Jolanda Masciovecchio per soprano e fisarmonica, interpretata da Marianna Volkova e Francesco Viselli nell’ambito della collaborazione con il Conservatorio “A. Casella”. Presentando il brano, l’autrice ne ha ricordato il legame con le violenze di guerra raccontate anche dalla Ciociara di Moravia e dal film di De Sica. La necessità di dare voce a un’esperienza dolorosa, sottraendola al silenzio, ha preceduto una conferenza dedicata proprio alla forza espressiva delle emozioni.

Il melodramma oltre i confini del genere

«Quello di cui io parlo è appunto un immaginario», ha chiarito Fusillo. La precisazione permette di superare l’ambiguità dell’italiano, nel quale melodramma e opera lirica possono sovrapporsi, e di riconoscere una continuità fra forme artistiche differenti.

Il riferimento iniziale è stato L’immaginazione melodrammatica di Peter Brooks. Fusillo ne ha discusso l’impostazione, prendendo le distanze dalle spiegazioni che stabiliscono corrispondenze troppo immediate fra mutamenti storici e fenomeni artistici. Ha quindi insistito sul rapporto con il Romanticismo e sulla sua valorizzazione delle passioni estreme, senza trascurare gli antecedenti del Barocco e della tragedia antica.

In questa prospettiva, l’eccesso diventa una possibilità estetica. Lo stupore e la commozione appartengono a un modo di rappresentare l’esperienza che dà evidenza ai sentimenti, anche attraverso la loro esasperazione. La vicinanza alla tragedia invita inoltre a ripensare la gerarchia che considera il melodramma una sua variante popolare e impoverita. Fra le due forme esistono scambi e sovrapposizioni che una separazione troppo rigida rischia di nascondere.

A muovere il racconto è soprattutto il conflitto. L’amore incontra l’opposizione della famiglia o della morale dominante, mentre il desiderio può diventare una lacerazione interiore. Il richiamo a Fedra ha mostrato quanto questa tensione preceda il cinema e attraversi la storia della rappresentazione.

Una delle sue espressioni cinematografiche più efficaci è Secondo amore di Douglas Sirk. La relazione fra una vedova borghese e un giardiniere più giovane si scontra con le aspettative dell’ambiente sociale e con la resistenza dei figli di lei. Fusillo ha accompagnato l’analisi della vicenda con quella delle immagini, soffermandosi sui movimenti della macchina da presa e sui contrasti cromatici. Il conflitto prende forma già negli sguardi e nella disposizione dei personaggi, prima di diventare esplicito nelle loro parole.

Il confronto con La paura mangia l’anima di Rainer Werner Fassbinder e Lontano dal paradiso di Todd Haynes ha poi mostrato come quella situazione possa essere ripresa e trasformata. Cambiano i contesti e le forme dell’esclusione, mentre rimane riconoscibile la tensione fra il legame amoroso e il mondo che lo ostacola.

Con Senso di Luchino Visconti, il rapporto fra desiderio e appartenenza sociale si intreccia alla storia del Risorgimento. Fusillo ha evidenziato una scelta decisiva nell’adattamento della novella di Camillo Boito: fare della protagonista una patriota rende più profondo il contrasto fra la passione per l’ufficiale austriaco e la causa politica. Il denaro destinato alla lotta risorgimentale, impiegato invece per favorire la diserzione dell’amante, dà a questa contraddizione una concretezza drammatica.

L’ultimo passaggio ha riguardato Pedro Almodóvar e l’incontro fra melodramma e sensibilità camp, definita da Fusillo attraverso l’uso ironico del kitsch. In Matador il nesso romantico fra amore e morte raggiunge un’espressione estrema. Il richiamo alla voce di Mina e, successivamente, alla rilettura della Voce umana di Cocteau con Tilda Swinton ha riportato il discorso alla circolazione di temi che assumono significati diversi passando da un’opera all’altra.

Ritrovare un metodo di lettura

Ascoltare Fusillo a Palazzo Di Paola mi ha riportato alle sue lezioni di Letterature comparate, seguite durante la triennale in Filosofia all’Università dell’Aquila. Il suo insegnamento ha avuto un ruolo importante nella mia formazione, rafforzando una passione e fornendomi gli strumenti per coltivarla attraverso il lavoro sui testi.

Da quel percorso ho imparato a mettere in relazione le opere, a seguire un ragionamento attraverso linguaggi differenti. Letteratura e cinema potevano essere letti insieme al teatro e al fumetto, cercando i temi comuni e osservando come ciascun mezzo li elaborasse con le proprie possibilità. Il filo che li univa andava costruito nell’analisi, prestando attenzione alle differenze tanto quanto alle somiglianze.

Mi ha sempre colpito la naturalezza con cui il professore si sposta fra argomenti diversi, padroneggiandoli senza rendere faticoso il passaggio per chi ascolta. A questa capacità si accompagna una sensibilità che permette di tornare sulle opere canoniche della cultura occidentale e leggerle da una prospettiva diversa, riconoscendo aspetti che la familiarità con un titolo rischia di lasciare in ombra.

Nell’incontro aquilano ho ritrovato questo modo di lavorare. Il percorso da Sirk a Visconti e Almodóvar rendeva visibile il ragionamento che collegava le opere, mentre l’attenzione a un colore o a una scelta musicale riportava ogni interpretazione alla concretezza delle immagini. È una parte dell’insegnamento di Fusillo che continua ad accompagnarmi quando leggo un testo o guardo un film e cerco di capire quali relazioni possano aiutarci a comprenderlo.