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Emanuele Filiberto a Sulmona, una visita che divide

Emanuele Filiberto a Sulmona, una visita che divide
La visita di Emanuele Filiberto di Savoia a Sulmona accende il dibattito politico. Al centro delle polemiche la definizione dell’iniziativa come “visita istituzionale”.

L’arrivo di Emanuele Filiberto di Savoia accende il dibattito sul carattere “istituzionale” della visita

SULMONA – L’arrivo di Emanuele Filiberto di Savoia a Sulmona, previsto per domenica 12 luglio, nasce con l’obiettivo, da parte dell’amministrazione comunale, di promuovere il patrimonio storico, artistico e culturale della città. Ma, ancora prima del suo ingresso a Palazzo San Francesco, la visita ha già acceso un vivace dibattito politico e culturale, non tanto sulla presenza del nipote dell’ultimo re d’Italia quanto sulla scelta di attribuire all’iniziativa il carattere di una “visita istituzionale”.

Il programma predisposto dal Comune prevede il ricevimento da parte del sindaco Luca Tirabassi, il saluto nell’aula consiliare, la visita al Teatro Comunale “Maria Caniglia”, al Museo Ovidio, la conferenza stampa e, infine, il trasferimento all’Abbazia di Santo Spirito al Morrone. Un percorso pensato per valorizzare le eccellenze della città e del territorio peligno, anche in vista della prossima Giostra Cavalleresca.

Le perplessità, tuttavia, non riguardano il diritto di Emanuele Filiberto di visitare l’Abruzzo: quale privato cittadino è libero di recarsi dove desidera. A essere contestata, come afferma Sinistra Italiana in un comunicato, è piuttosto la definizione della visita come “istituzionale”. Diversi esponenti politici ricordano, infatti, che l’Italia è una Repubblica dal referendum del 2 giugno 1946, che la Costituzione non riconosce i titoli nobiliari e che Emanuele Filiberto non ricopre alcun incarico pubblico né rappresenta ufficialmente alcuna istituzione dello Stato.

Sulmona, inoltre, è una città dalla forte identità repubblicana, insignita della Medaglia d’Argento al Valor Militare e profondamente legata alla memoria della Resistenza e della Brigata Maiella. Per questo, secondo i critici, l’utilizzo di formule solenni e il ricevimento nell’aula consiliare rischiano di assumere un significato simbolico che va oltre quello di una semplice visita culturale.

C’è però anche chi invita a spostare il confronto su un terreno meno ideologico e più storico. Se davvero Emanuele Filiberto desiderasse riscoprire il rapporto della sua famiglia con l’Abruzzo, esistono luoghi che raccontano quella storia in modo molto più diretto.

Il primo è Roccaraso. Qui il principe Umberto di Savoia, futuro Umberto II, contribuì agli inizi dello sviluppo turistico della località sciistica, inaugurando il primo impianto di risalita e frequentando assiduamente il paese. Nel 2003 Roccaraso gli conferì la cittadinanza onoraria alla memoria e lo stesso Umberto, durante l’esilio, ricordava spesso quella località, affermando di averla sempre nel cuore. Una visita ai sacrari di Pietransieri e dei Caduti senza Croce, accompagnata da un gesto di omaggio alle vittime della guerra, potrebbe rappresentare, secondo alcuni osservatori, un segnale di riconciliazione civile e di attenzione alla memoria nazionale.

L’altro luogo simbolo è Pescasseroli. A Palazzo Sipari, storica dimora della famiglia che diede i natali a Erminio Sipari, sono passati Vittorio Emanuele II, Vittorio Emanuele III e altri membri di Casa Savoia. Proprio dall’intuizione di Erminio Sipari, insieme al sostegno del re Vittorio Emanuele III, che istituì la riserva reale di caccia per salvaguardare la fauna appenninica, nacque il percorso che avrebbe portato alla fondazione del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Un capitolo della storia italiana in cui il rapporto tra la monarchia e il territorio abruzzese assume contorni concreti e documentati.

In questa prospettiva, la visita a Sulmona potrebbe persino diventare un’occasione di dialogo, a condizione che venga letta come un momento culturale e non come un riconoscimento istituzionale. Per alcuni, un gesto di riflessione sulla responsabilità storica della monarchia durante il ventennio fascista contribuirebbe a favorire una riconciliazione fondata sulla memoria, senza rimuovere le pagine più difficili della storia nazionale.

Il dibattito, insomma, resta aperto.

Quando Emanuele Filiberto venne a L’Aquila dopo il terremoto 

Il 7 aprile 2009 verso le dieci del mattino, Emanuele Filiberto di Savoia, accompagnato dalla moglie Clotilde, raggiunse L’Aquila per testimoniare la propria vicinanza alla popolazione colpita dal sisma. La sua fu una presenza lontana dai riflettori, priva di carattere istituzionale e quasi del tutto ignorata dai mezzi di informazione. Nessun seguito di telecamere o fotografi, soltanto una visita discreta tra le postazioni operative allestite per l’emergenza. Si fermò a parlare con i responsabili delle squadre di soccorso, ad ascoltare i racconti e gli aggiornamenti sulle operazioni in corso, nel tentativo di comprendere direttamente la gravità della situazione. Non vi furono gesti plateali né dichiarazioni destinate a fare notizia, ma un atteggiamento composto e rispettoso con cui scelse di essere subito presente in uno dei momenti più difficili per la città.