Chiamare un sindaco “Cetto La Qualunque” rientra nel diritto di critica nella forma della satira e non integra il reato di diffamazione.
Lo ha stabilito la quinta sezione penale della Cassazione, che ha assolto un cittadino abruzzese imputato per avere definito il primo cittadino con il nome del personaggio creato da Antonio Albanese. Nella motivazione la Corte richiama anche un precedente relativo all’ex sindaco di Barese Leonardo Gattuso, utilizzato per ribadire i criteri con cui va valutata la lesione della reputazione. Per i giudici la reputazione non coincide con l’immagine che ciascuno ha di sé o con il semplice amor proprio, ma con il senso della dignità personale secondo l’opinione del gruppo sociale di riferimento nel contesto storico dato.
Una personalità politica, osserva la Cassazione, ha diritto alla tutela della propria reputazione anche oltre la sfera privata, ma questa tutela deve essere bilanciata con l’interesse alla libera discussione delle questioni politiche. Le eccezioni alla libertà di espressione, si legge ancora nella sentenza, vanno interpretate in modo restrittivo.
Nel caso specifico l’appellativo rivolto all’allora sindaco non è stato ritenuto un attacco gratuito e denigratorio alla persona, ma un riferimento a un personaggio di finzione, nella forma scherzosa e ironica tipica della satira. Il tono, pur sferzante, è stato quindi ricondotto all’esercizio della critica politica, con conseguente esclusione della diffamazione.









