L’AQUILA – Mancano cento giorni agli esami di maturità e, come da tradizione, anche quest’anno gli studenti aquilani dell’ultimo anno delle scuole superiori hanno vissuto il loro rituale collettivo, tra emozione, ironia e un pizzico di superstizione. Ieri mattina centinaia di ragazzi si sono dati appuntamento davanti alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio, uno dei luoghi simbolo della città, per la consueta benedizione delle penne, gesto scaramantico che accompagna da generazioni il conto alla rovescia verso l’esame di Stato.
Felpe colorate, slogan divertenti stampati sulla schiena, risate e fotografie di gruppo: così gli studenti hanno voluto sdrammatizzare quello che da sempre rappresenta uno degli appuntamenti più temuti della vita scolastica. Un rito che si ripete di anno in anno all’Aquila e che, pur cambiando i protagonisti, conserva lo stesso spirito di condivisione e speranza.
Sono i ragazzi della Generazione Z, cresciuti in anni complessi. Molti di loro avevano pochi anni quando il terremoto del 2009 ha segnato profondamente la città; poi è arrivata la pandemia, con mesi di didattica a distanza, schermi accesi e banchi vuoti. Sono i cosiddetti nativi digitali, spesso accusati di usare troppo il cellulare, ma che oggi hanno dimostrato soprattutto una grande voglia di stare insieme, tra abbracci veri, sorrisi e una socialità finalmente concreta.
Dietro l’ironia delle felpe e dei cori si intravedono sogni e aspettative. Sono ragazzi attenti, curiosi, intelligenti, che guardano al futuro con la speranza di migliorare il mondo e con il desiderio di avere più spazi dedicati a loro nella città dell’Aquila, che non sempre riesce a offrirne a sufficienza.
È una generazione che rifiuta spesso le etichette rigide: non ama essere definita secondo schemi troppo stretti uomo o donna, destra o sinistra, forte o fragile, ma preferisce raccontarsi attraverso le proprie passioni, i propri valori e la propria libertà di essere.
E mentre il conto alla rovescia verso la maturità continua, il pensiero va alle parole della celebre canzone Sogna ragazzo sogna di Roberto Vecchioni: un invito a non smettere di immaginare il futuro, nonostante le difficoltà.
Nel messaggio rivolto ai giovani da parte della Pastorale Giovanile diocesana, don Jean Claude, a nome della comunità ecclesiale, ha voluto sottolineare il valore simbolico di questo momento, ricordando le parole pronunciate durante l’omelia da don Federico: la maturità rappresenta infatti un vero rito di passaggio. «Quando il frutto è maturo – è stato ricordato – significa che è pronto per essere un dono per gli altri». Per questo, ha spiegato don Jean Claude, i ragazzi che hanno partecipato alla benedizione rappresentano «un grande dono per la comunità aquilana».
Il sacerdote ha poi sottolineato come la maturità non sia soltanto un traguardo scolastico, ma anche l’inizio di una nuova responsabilità. Gli studenti si sono recati a Collemaggio per benedire le loro penne, ma in realtà – ha aggiunto – «hanno ricevuto una benedizione su di loro, una benedizione che li accompagnerà non solo negli esami ma lungo tutta la vita, dando loro forza e saggezza per compiere scelte importanti e diventare luce per la comunità».
Il momento dei cento giorni arriva però quest’anno anche con qualche ombra. Nei giorni scorsi alcuni studenti hanno scritto una lettera per raccontare la delusione legata all’annullamento di una festa organizzata in un locale cittadino, episodio che ha acceso il dibattito sugli spazi e sulle occasioni di aggregazione per i giovani. Al di là delle polemiche, resta l’immagine di ieri mattina: centinaia di ragazzi davanti a Collemaggio, tra sorrisi, colori e sogni ancora tutti da scrivere. In bocca al lupo a tutti voi maturandi. Che i vostri esami siano brillanti come lo sguardo con cui guardate il futuro. 











