L’AQUILA – Ok, i ristoranti lavorano anche a Pasqua se è per questo. Ma le altre attività? Per esempio, ho visto che un negozio di utensili sarà aperto tutto il giorno. Non si sa mai magari qualcuno avesse in animo di sfettucciare un bosco il lunedì dell’Angelo!
Sorpresa, dopo aver letto il cartello sulla porta che annuncia la straordinaria apertura nel giorno di festa, mi sono prima rifatta i conti con le dita e poi ho chiesto conferma: “ma è vero che siete aperti a Pasquetta?”. Risposta: “A onor del vero, signora, siamo aperti anche il 1° maggio e a Ferragosto”.
Al netto delle attività che fanno somministrazione e ricettività e che, nei giorni di festa, lavorano ancor meglio che negli altri giorni, io vorrei capire la necessità di costringere i dipendenti a fare i turni in un’attività dove, molto probabilmente, non entrerà nessuno.
Quest’ansia assurda che è stata inoculata nella gente di possedere immediatamente il rimandabile (se non addirittura l’inutile), ecco, sta proprio oltrepassando il limite. O meglio, lo ha oltrepassato da tempo.
Cioè, cosa cambia se la motosega per ricamare il bosco la compro martedì? Cosa cambia se un povero Cristo passa due giorni consecutivi lontano dal posto di lavoro? Si ferma il mondo? Qualcuno si ammala gravemente?
E mentre il commesso del negozio sempre aperto tirava su le spalle, mi è tornata in mente la psicosi dell’accumulo seriale pre adunata degli alpini quando, da giorni, si diceva che molte strade sarebbero state chiuse e che, quindi, sarebbe stato impossibile raggiungere molti dei supermercati.
Mia madre, presa dal panico, svaligiò la Coop comprando cose assurde che non avremmo mai mangiato. I galloni di acqua minerale, la farina, i legumi, i congelati, le uova. Cioè, manco una guerra nucleare. Una vera schiava del ‘potrebbe servire’. Fortuna che se ne è andata prima del Covid, mi sono sempre detta!
Che poi, tornando alla motosega, quello che sopporto ancora di meno è quell’unico individuo che trova aperto ed entra perché tanto non c’è nessuno.
Lui, quello che alimenta l’emozione dell’acquisto fico, quello che sta a panza all’aria nel giorno di festa e non sapendo che fare va a vedere le facce desolate di quelli che hanno aperto il negozio e torna a casa con l’occasione a prezzo stracciato.
Lo stesso che va al supermercato perché ha dimenticato la conserva per la terza guerra mondiale, “presto, che alle 13.00 chiude!”.
Magari se tutti ma proprio tutti tutti evitassimo di trovare le scuse per accaparrarci il last minute parcheggiato nei meandri del cervelletto, qualcuno potrebbe godere di una giornata di festa e, cosa ancor più incredibile, l’economia andrebbe avanti lo stesso.
P.S. A Pasqua sarà aperto il tradizionale Mercatino del Centro storico.









