I LUOGHI DELLO SPIRITO | Bominaco | |

Bominaco e il mistero di San Pellegrino

A Bominaco erano i giorni dell'antica festa del misterioso San Pellegrino con la sua grande fiera

Bominaco e il mistero di San Pellegrino
Nella piccola Bominaco, adagiata a circa 1000 m. e circondata dal maestoso scenario delle vette del Gran Sasso, della Maiella e del Velino, il 18 novembre ricorreva l'antica festa di San Pellegrino

Nella piccola Bominaco, adagiata a circa 1000 m. e circondata dal maestoso scenario delle vette del Gran Sasso, della Maiella e del Velino, il 18 novembre ricorreva l’antica festa di San Pellegrino, un misterioso santo dai contorni tanto oscuri quanto luminose, paradossalmente, sono le pitture medievali nell’oratorio a lui dedicato. Cappella Sistina d’Abruzzo, Cappella degli Scrovegni di campagna e altre definizioni si rincorrono per descrivere lo straordinario oratorio! Quando mi parlano dell’Abruzzo, spesso mi dicono: “Sai, sono stato a Bominaco“. E chi dimentica questa esperienza: entrando nel piccolo edificio, ci si trova in un ambiente ricoperto di affreschi, immerso nelle tinte luminose di ocra e rosso; qui il tempo sembra essersi fermato ai fasti del monachesimo medievale, in un misto di aulico e popolare, di festoso e umile.

Una volta, nelle brume della densa aria novembrina, il 18 novembre era anche il giorno di una fiera molto attesa e sentita a Bominaco e in tutto il circondario. I nostri nonni la ricordano ancora con nostalgia, come scintille di pensieri felici, seppure in tanta miseria: il chiasso dei venditori di merci, le bancarelle piene di ogni ben di Dio, l’entusiasmo dei bambini, i profumi delle castagne e dello zafferano, i muggiti degli animali, giocolieri e giocattoli di ogni tipo. Tutto questo santo baccano in onore di Pellegrino, portando tra quelle secolari mura le bancarelle, che si allargavano fino a lambire le vicine chiese. La fiera è col tempo scomparsa del tutto e solo negli ultimi anni è stata ripresa la celebrazione liturgica tra i paesani seguita da un grande pranzo.

Sorto sotto l’egida della potente abbazia di Farfa in Sabina, il monastero di Bominaco passa dalla pertinenza farfense al controllo del vescovo di Valva tra la fine del XI e l’inizio del XII secolo, iniziando una serie di relazioni altalenanti tra autonomia, potere diocesano e papato romano. Ciò non impedì alla comunità dei monaci di prosperare, tanto da averci consegnato due monumenti della fede, come la chiesa romanica di Santa Maria Assunta e l’oratorio duecentesco di San Pellegrino, preziosi tesori sopravvissuti al naufragio della storia, che ha condannato all’oblio la maggior parte degli oltre seicento monasteri sparsi nelle verdi valli abruzzesi. La datazione della chiesa di Santa Maria Assunta non è certa, ma deve precedere la data del 1180 riportata sul pulpito e del 1223 riportata sull’altare. Il cambiamento di dedicazione alla Vergine può aver suggerito la costruzione, tra il primo e il secondo quarto del Duecento, dell’oratorio di San Pellegrino, con la sua straordinaria decorazione pittorica.

Nell’oratorio, o secondo studi più recenti forse aula capitolare, i soggetti dipinti si confondono fra di loro, come se fossero disposti su una stessa pagina. I cicli pittorici sono quattro: le storie dell’infanzia e della passione di Cristo, il ciclo della vita di San Pellegrino e il celebre ciclo dei mesi, associato ad un calendario liturgico. Sono presenti poi alcuni elementi sparsi, come temi del Giudizio universale e una serie di profeti e santi, tra cui spicca un San Francesco in controfacciata significativamente senza stimmate, come al Sacro Speco di Subiaco. Si aggiunga la ricchissima decorazione architettonica, vegetale e simbolica che ricopre tutta la superficie disponibile. Tutto è opera di maestranze geniali, grazie anche alla capillare diffusione degli ordini monastici e alla mobilità di artisti e botteghe: da Roma, Anagni, Subiaco? Maestranze tanto geniali che queste scene non si trovano disposte in maniera rigorosa sulle pareti, ma seguono un ragionamento spirituale originale, apparentemente casuale, o piuttosto non ancora ben chiarito.

Chi era San Pellegrino? Una prima risposta viene dal ciclo dipinto nella seconda campata sinistra, proprio sotto le scene del Natale: sei riquadri ne illustrano la vita. Nella prima una figura in piedi, forse lo stesso Cristo, con un libro nella mano sinistra, benedice un personaggio inginocchiato in cuffietta e berretto, recante la scritta in lettere gotiche: “DE SIRIA SAN]C[TU]S PEREGRINU[S] VE[N]IT AD URBE[M]”. Pellegrino sarebbe stato originario della Siria e sarebbe quindi giunto nell’Urbe, a Roma. Nella seconda scena un uomo seduto in trono, forse Domiziano o Diocleziano – si leggono solo poche lettere – ordina a due aguzzini di trascinare il santo per i capelli e di fustigarlo, mentre all’angolo appare la mano benedicente di Dio. Il cartiglio con l’iscrizione “MILES CALCE FERIT PENITENS/ VENIAM SIBI QUERIT”, fa intuire che uno dei soldati si sia ravveduto per aver colpito il santo. Sembrerebbe la scena del suo martirio, ma ecco che Pellegrino ricompare nel terzo riquadro, mentre porta la mano su un libro intento a predicare il vangelo a tre personaggi; nell’iscrizione frammentaria si legge: “CUIUS ET NATI BAPTISMO”. Nel quarto riquadro compaiono due donne e un uomo, che porge al santo una brocca d’acqua con un invito al battesimo: “VULTIS BAPTIZARI”. Nella penultima scena un soldato afferra una donna e sta per colpirla con la spada, mentre l’ultima riproduce la scena del martirio: il santo è inginocchiato con le mani legate, mentre viene trafitto dalle lance di due soldati, alla presenza di una figura, che ha la stessa fisionomia del precedente imperatore. Pellegrino compare sempre come figura circondata da un nimbo ed è attestato dall’antichità come titolare dell’abbazia. Nel calendario liturgico dipinto è poi menzionato due volte: al 15 giugno (dedicatio sancti Peregrini) e, appunto, al 18 novembre.

Il mistero però si infittisce: a questo martire di Bominaco non corrisponde alcuno dei santi venerati in occidente col nome Pellegrino. Già nelle prime ricerche affiorano vari santi con lo stesso nome: in quella miniera di informazioni che è la Bibliotheca Sanctorum, si contano ben ventidue voci su santi con il nome di Pellegrino. L’identificazione lì proposta è quella di Pellegrino, primo vescovo di Terni, se non fosse che la sua festa cade il 16 maggio. Le pitture bominacensi non hanno alcun elemento in comune neanche con il san Cetteo/Pellegrino, patrono di Pescara, il cui martirio è il 13 giugno, né con il Pellegrino che si incontrò con l’eremita Tussio. Santi venerati con questo nome compaiono in tutta Italia, a cominciare dal secolo VIII, particolarmente negli ospizi per pellegrini, lungo le vie longobarde e francigene e sulle vie di transumanza. Tra i diversi santi Pellegrini si notano similitudini e diversità nelle leggende e negli attributi, ma anche nell’ipotetica provenienza, di volta in volta greca, siriana o irlandese, ma tutte le figure erano accomunate dallo stesso nome, o meglio pseudonimo, Pellegrino. Chissà, forse in origine era un culto dedicato a un qualche anonimo “santo pellegrino”. Le pitture potrebbero essere riconducibili anche a un contesto carolingio, come farebbe propendere la presenza di due figure: una, coronata, che impugna una spada; l’altra, quasi illeggibile, gli sta dietro. Secondo il Chronicon Vulturnense Carlo Magno, arrivato in Abruzzo ebbe una visione del misterioso Pellegrino siriano, di cui rinviene il corpo nelle vicinanze, e decide quindi di portare a compimento la costruzione di una chiesa per onorarlo. Un’altra tradizione, attestata nel XVII sec., fa di Pellegrino un figlio di Carlo Magno, al quale apparve un angelo per convincerlo a non prendere le armi contro il fratello. In Abruzzo Pellegrino trovò la morte per mano di un ladrone e qui fu sepolto. Del resto non sappiamo se gli affreschi scomparsi sulla parete occidentale non contenessero immagini più chiare a proposito.

Probabilmente i monaci di Bominaco, di fronte al mistero di San Pellegrino e in mancanza di una qualsiasi narrazione della sua vita, misero insieme diversi elementi accentuandone la provenienza orientale e il martirio avvenuto in Italia. Tra questioni d’omonimia, scivolamenti e commistioni, il culto di San Pellegrino è veramente un pellegrinaggio durato fino ai nostri giorni.