“Dare forza agli invisibili”…è questa la frase che mi ha colpito nell’ultima chiacchierata telefonica con Erina Panepucci, mamma ed amica che da anni porta addosso un fardello pesantissimo, un dolore che non ha mai smesso di condividere con tante persone ma con una discrezione e con una dignità davvero rare. Invisibili, questo è il termine che mi ha colpito molto proprio perché ne ho colto il significato incrociando sin dal primo momento lo sguardo di Erina e di altri genitori che hanno avuto la sventura di fare i conti con un dramma autentico: la morte di un figlio, l’esistenza di un ragazzo strappato alla vita da una macchina, guidata con eccesso di velocità e per assunzione di alcol o di sostanze stupefacenti.
Da quando ho conosciuto Erina ed ho ascoltato la sua storia, non ho avuto un momento di esitazione: ho deciso nel mio piccolo di contribuire a rendere vivo il suo dolore: portare in giro questa sua esperienza ha significato per me, in maniera inconsapevole, dare voce e forza proprio agli invisibili. Diversi gli istituti scolastici coinvolti in questi anni per far conoscere la sua vicenda e gli occhi lucidi di tanti giovani ragazzi mi hanno convinto a proseguire questo percorso di sensibilizzazione e di conoscenza insieme ad Erina. La sua voce qualche giorno fa era particolarmente vivace, sprigionava un entusiasmo particolare. Mi parlò di questo evento a Parigi, in una cornice internazionale prestigiosa, in uno dei luoghi più suggestivi al mondo e a rappresentare l’Italia, l’importante presenza dell’Associazione Lorenzo Guarnieri Onlus.
Sabato scorso, sotto la Torre Eiffel per un intero giorno, un’opera d’arte lunga 170 metri è stata installata in omaggio alle vittime della strada e ai loro familiari.
L’Associazione Antoine Aléno, dal nome dello chef Yannick Aléno ha dato forma e sostanza al progetto Alive, con la presenza dell’artista JR. Oltre 1300 i ritratti dei parenti delle vittime della strada affissi sul ponte léna a Parigi, visibili per l’intera giornata. Un lavoro infaticabile realizzato da un centinaio di volontari che hanno pazientemente incollato ai piedi della Torre Eiffel i suggestivi ritratti in bianco e nero di fratelli, sorelle e genitori delle vittime decedute dopo essere state investite dagli automobilisti.
Ed è proprio dalla denominazione e dal significato di questo progetto, Alive, vivi, provo a prendere spunto per un’ultima riflessione. Sabato migliaia di famiglie che non si sono mai incontrate, paradossalmente hanno incrociato e condiviso lo stesso dolore. Ed allora una speranza seppur flebile, deve rimanere in questo brutto e particolare momento storico. La memoria e la condivisione di momenti strazianti, possano servire a guardare il futuro a tinte meno fosche…è solo una speranza ma crediamoci davvero!










