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L’Aquila–Roma, meno corse e disagi: la “restanza” forzata dei pendolari. Il caso all’Emiciclo

L’Aquila–Roma, meno corse e disagi: la “restanza” forzata dei pendolari. Il caso all’Emiciclo
Dalle 24 corse garantite negli anni passati alle 21 attuali, oggi suddivise tra Tua e tre vettori privati, con servizi concentrati nelle fasce orarie più “sicure” e veri e propri buchi nel resto della giornata.

L’AQUILA – Dalle 24 corse di Tpl garantite negli anni passati alle 21 attuali, oggi suddivise tra Tua e tre vettori privati, con servizi concentrati nelle fasce orarie più “sicure” e veri e propri buchi nel resto della giornata. È la fotografia del collegamento L’Aquila–Roma, finito al centro della Commissione Territorio del Consiglio regionale convocata sul tema su richiesta di Pierpaolo Pietrucci, e con l’audizione della Cgil.

Una situazione che si trascina da anni ma che oggi, complice il caro carburante, diventa esplosiva. Molti pendolari si erano organizzati con l’auto per sopperire alle carenze del trasporto pubblico, ma l’aumento dei costi rende questa soluzione sempre meno sostenibile. Una “tempesta perfetta” che mette in crisi la quotidianità di lavoratori e studenti.

A portare dati e criticità in Commissione è stata la Cgil: meno corse, distribuite male, mezzi sovraffollati e un sistema frammentato tra più operatori – con Tua affiancata da compagnie private come con prezzi spesso molto al di sopra di Tua – senza una reale integrazione. Sul fronte del ritorno da Roma si contano 20 corse complessive, di cui 8 Tua, anche in questo caso con una distribuzione poco funzionale.

Tra i nodi principali resta quello del capolinea di Ponte Mammolo, fondamentale per l’interscambio con la metropolitana, e l’ultima corsa serale Tua ferma alle 19, che limita fortemente le possibilità di rientro a L’Aquila.

Nell’immediato, le richieste emerse in Commissione puntano al ripristino di alcune corse e a una migliore distribuzione degli orari. Ma la partita vera resta quella della contribuzione pubblica. Oggi la L’Aquila–Roma è di fatto una tratta commerciale: una scelta che risale al 2016, quando si stabilì che le linee meno remunerative dovessero essere sostenute come servizi essenziali, mentre quelle più forti avrebbero dovuto reggersi da sole.

Un’impostazione che, secondo la Cgil, ha mostrato tutti i suoi limiti. La mano invisibile non ci vede mai benissimo in fondo, è il senso della critica: le carenze si sono moltiplicate e il servizio si è progressivamente ridotto. Anche perché, mentre nel pescarese le tratte – sia su gomma che su ferro – continuano a essere considerate servizi essenziali e anche sostenute da importanti investimenti pubblici, la L’Aquila–Roma sembra ormai fuori da questo perimetro, ritenuta evidentemente abbastanza remunerativa.

Da qui la richiesta di rivedere quella scelta in prospettiva, reinserendo forme di contribuzione pubblica per garantire un servizio adeguato.

Una situazione che appare ancora più paradossale alla luce del 2026, anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura, senza che si registrino potenziamenti significativi dei collegamenti. E mentre il caro carburante potrebbe riportare attenzione turistica sulle aree interne, alternative alle mete estere, il rischio è quello di non essere pronti a intercettare questa domanda.

Resta infine il nodo del biglietto unico: la sperimentazione regionale – che consente con 1,20 euro di viaggiare per 90 minuti indipendentemente dal vettore – è al momento limitata alla fascia costiera e non riguarda le aree interne.

Intanto, per i pendolari, la realtà quotidiana resta fatta di attese, disagi e poche alternative. E la sensazione è che, tra un convegno sulla restanza e l’altro, il sistema dei servizi continui in realtà ad indebolirsi. La restanza, per molti pendolari, rischia di diventare realtà, ma nel senso che saranno costretti a prendere casa direttamente nella capitale.

“Ancora una volta i vertici della Partecipata Regionale dei Trasporti, TUA SpA, sfuggono al confronto delle commissioni regionali” commentano dalla Cgil dopo aver constatato l’assenza in commissione dei vertici dell’azienda. “Sfuggono, in particolare, all’allarme lanciato dai pendolari della tratta L’Aquila-Roma. Il vertice aziendale è ovviamente indaffaratissimo, tra un’esternazionalizzazione e un’altra, tra la progressiva privatizzazione dei servizi e la campagna elettorale nella propria città”.

A chiedere un potenziamento del servizio pubblico aquilano è anche il circolo centro del Pd: “Già prima del conflitto – scrivono –  l’inadeguatezza del servizio di trasporto pubblico e l’utilizzo esagerato della propria autovettura per tutti gli spostamenti,  stava diventando qualcosa di insostenibile per la cronica mancanza di parcheggi, la creazione di ingorghi e le ovvie conseguenze ambientali. Adesso, spostarsi ognuno con un auto, rischia di essere semplicemente impossibile, perché tante famiglie non possono più permetterselo”.