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Marinella Senatore al MAXXI: “All’Aquila una comunità ferita ma proattiva”

Marinella Senatore al MAXXI: “All’Aquila una comunità ferita ma proattiva”
Al MAXXI L’Aquila l’artista Marinella Senatore ha presentato “The School of Narrative Dance”, il progetto partecipativo che culminerà il 7 giugno in una parata urbana nel centro storico. L’artista ha parlato di una città “resiliente” e “dignitosa”, capace di trasformare la ferita del sisma in energia collettiva. Nel corso dell’incontro ha mostrato anche performance realizzate a Parigi e Monaco, spiegando che è l’opera ad adattarsi alle persone con disabilità e non il contrario.

L’AQUILA – Una città “ferita”, ma ancora capace di raccontarsi, di mettersi in strada, di trasformare memoria e fragilità in gesto collettivo. È da qui che Marinella Senatore è partita, incontrando il pubblico del MAXXI L’Aquila per presentare “The School of Narrative Dance”, il progetto di arte partecipativa che culminerà il prossimo 7 giugno in una grande performance urbana tra le vie del centro.

L’appuntamento, ospitato nella Sala della Voliera di Palazzo Ardinghelli, si inserisce nel programma di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026. Accanto all’artista, la curatrice del progetto per il MAXXI L’Aquila, Chiara Bertini, e Monia Trombetta, responsabile esecutivo della programmazione e degli uffici curatoriale e mostre del museo. In apertura il saluto del sindaco Pierluigi Biondi, che ha richiamato il tema del coinvolgimento diretto della comunità come elemento centrale del percorso da Capitale della cultura.

Una comunità che si ricostruisce dal basso

Senatore ha raccontato un progetto costruito “dal basso”, senza imposizioni esterne, attraverso il contatto con cittadini, associazioni e realtà del territorio. “Sto incontrando una comunità pazzesca, molto resiliente, ma tanto, tanto dignitosa, per la quale nutro un profondo rispetto”, ha detto l’artista. “Noi andiamo a celebrare una comunità ferita, una comunità molto variegata, una comunità che si vuole conoscere in un modo diverso”.

Il progetto SOND, già sviluppato in oltre 23 Paesi e capace di coinvolgere milioni di persone, all’Aquila assume una forma strettamente legata alla città. Senatore ha insistito proprio su questo aspetto: il format è rodato, ma ogni volta cambia. “È talmente site specific, è talmente unico, che adatto anche tantissimo. Sono sempre i partecipanti che mi insegnano come approcciare”.

Nel suo intervento, l’artista ha dato una lettura precisa anche della parola “resilienza”, spesso inflazionata nel discorso pubblico. Nel caso aquilano, ha spiegato, non si tratta di uno slogan, ma della capacità di convivere con una ferita trasformandola in energia attiva nel presente. Un processo che, secondo Senatore, passa anche attraverso i linguaggi della cultura: performance, musica, canto, poesia. Non come ornamento, ma come strumento per riconoscersi e ridefinire i legami.

Qui sta anche uno dei punti più netti del suo ragionamento sull’arte partecipativa. “Deve lasciare delle conseguenze, altrimenti significa che ha solo preso da una comunità e non ha lasciato”, ha osservato. L’artista, in questa visione, non decide gli effetti finali, ma costruisce un contesto in cui le persone possano agire, esporsi, emanciparsi insieme agli altri. Non a caso Senatore ha parlato di una crisi diffusa del senso di appartenenza, riscontrata in contesti molto diversi tra loro, dall’Europa ad altri continenti.

La performance si adatta alle persone

Nel corso dell’incontro ha mostrato anche immagini e video di performance realizzate a Parigi e Monaco, soffermandosi su esperienze che hanno coinvolto persone con disabilità in spazi urbani segnati dalla memoria storica, anche lungo strade che durante il nazismo conducevano alla morte. Il punto, però, non era cercare l’effetto. Era un altro: non sono i partecipanti ad adattarsi alla performance, ma è la performance che si modella sui corpi, sui tempi e sulle possibilità delle persone coinvolte. È lì che, per Senatore, si misura il senso di un lavoro davvero condiviso.

Corpo, presenza, ascolto, approccio somatico, ma anche fragilità. Senatore ha rivendicato la necessità di rimettere al centro proprio ciò che spesso il discorso pubblico rimuove. Ha parlato di un mondo “fragilissimo” e della necessità di celebrare le persone per quello che sono, non modelli astratti, non figure monumentali. In questa direzione va anche il lavoro con le disabilità, che entrerà nella parata senza adattamenti di facciata, ma come parte piena del racconto collettivo.

Verso la parata del 7 giugno

La performance del 7 giugno prenderà la forma di una parata urbana lungo il centro storico, in un percorso ancora in definizione tra Collemaggio e il MAXXI, o viceversa. Non solo attraversamento fisico, ma gesto simbolico e anche politico. “Prendere la strada è un atto anche di autodeterminazione”, ha spiegato. “Il mio corpo sta qui nella strada, il mio corpo scassato, storto, dritto, non importa, però il mio corpo”.

L’Aquila, in questo disegno, non fa da semplice sfondo. È materia viva del progetto. Anche perché, ha ricordato l’artista, molte delle realtà coinvolte sono nate proprio dopo il terremoto. Ed è forse qui che il lavoro trova il suo punto più interessante: non nella retorica della rinascita, che ormai in città cammina da sola come un vecchio slogan stanco, ma nella possibilità di usare arte e spazio pubblico per rimettere in circolo storie, corpi e relazioni.