L’AQUILA – Un calendario costruito attorno a patrimonio, spiritualità e identità cittadina. L’Arcidiocesi dell’Aquila ha presentato il cartellone di eventi culturali legato a “L’Aquila Capitale italiana della cultura 2026”, un percorso che intreccia monumenti, memoria religiosa e riflessione sul significato culturale del perdono.
Ad illustrare il programma è stato l’arcivescovo metropolita dell’Aquila, monsignor Antonio D’Angelo, alla presenza dell’assessore comunale Paola Giuliani. “Il patrimonio culturale della nostra comunità – ha dichiarato l’Arcivescovo – affonda le sue radici nei valori cristiani e umani della nostra gente testimoniati dal vastissimo numero di monumenti che fanno dell’Aquila una tra le città più belle d’Italia”.
D’Angelo ha collegato il cartellone al messaggio della Perdonanza e alla missione affidata alla città da Papa Francesco durante la visita del 2022, richiamando anche la presenza del cardinale José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero vaticano della Cultura e dell’Educazione, invitato ad aprire la Porta Santa di Santa Maria di Collemaggio in occasione della prossima Perdonanza Celestiniana.
Un calendario tra patrimonio, restauri e identità
Ad aprire il programma sarà il convegno “Varcare la soglia della bellezza”, in programma il 18 aprile. La giornata di studi, promossa dalla Pastorale universitaria dell’Arcidiocesi in collaborazione con la Società filosofica italiana e presentata da don Federico Palmerini, vedrà tra gli interventi quelli del cardinale Gianfranco Ravasi e della scrittrice Dacia Maraini. Il tema è quello della bellezza come soglia da attraversare per interrogare l’esperienza umana e il suo significato più profondo, con un approfondimento dedicato anche alla Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Un’altra parte centrale del cartellone è rappresentata da “Le pietre raccontano”, il ciclo illustrato da Gianluigi Simone dell’Ufficio beni culturali dell’Arcidiocesi. Si tratta di nove brevi conferenze organizzate dall’Istituto superiore di scienze religiose “Fides et Ratio” dell’Aquila, pensate come percorso di conoscenza di altrettanti edifici sacri riconsegnati alla cittadinanza dopo i restauri post-sisma. L’iniziativa si inserisce nel lavoro di studio e approfondimento già sviluppato dalla rivista dell’Istituto, “FedeLmente”, e coinvolge studiosi, docenti universitari, progettisti, tecnici, storici dell’arte e restauratori.
Come ha spiegato Simone, le conferenze vogliono favorire una rinnovata consapevolezza su spazi che non sono solo luoghi di culto, ma anche testimonianze dell’arte, dell’architettura e della memoria collettiva cittadina. In questo solco si inserisce anche il lavoro della Scuola di specializzazione in beni culturali ecclesiastici attiva all’interno dell’Istituto.
Celestino V e il perdono come chiave culturale
Tra gli appuntamenti di maggiore rilievo c’è il quinto convegno storico-pastorale in programma ad agosto, dal titolo “Celestino V e la cultura del perdono, tra storia, pastorale e orizzonti contemporanei”. A presentarlo è stato don Daniele Pinton, preside dell’Issr “Fides et Ratio”, che ha spiegato come l’iniziativa sia nata dopo la visita di Papa Francesco per la Perdonanza del 2022 e punti ad approfondire il messaggio e la figura del Santo Pontefice.
Il tema del perdono viene proposto come uno dei cardini culturali dell’identità aquilana, in stretto rapporto con la tradizione celestiniana e con il ruolo che la città prova a ritagliarsi anche sul piano simbolico e spirituale. In questa chiave il cartellone diocesano si muove tra fede, ricerca e valorizzazione del patrimonio, senza separare la dimensione storica da quella civile.
Il programma della Diocesi rientra nel cartellone generale coordinato dal Comune. Giuliani ha sottolineato l’importanza della collaborazione tra istituzioni e ha osservato come l’anno della cultura possa rappresentare anche un’occasione per ricompattare la socialità cittadina. “Come città di Celestino riteniamo fondamentale il contributo dell’Arcidiocesi”, ha detto.
Nel complesso, il contributo della Chiesa aquilana si muove su un terreno preciso: usare il patrimonio religioso e artistico come chiave per raccontare la storia profonda della città, mettendo insieme monumenti, spiritualità e memoria in un programma che accompagnerà L’Aquila per tutto il 2026.









