L’AQUILA – Dal campo al laboratorio, il lavoro fatto sul campo incontra finalmente i numeri, i dati, le analisi. E anche per l’orso bruno marsicano, quel momento è arrivato il 19 marzo, a Roma, dove si è chiusa ufficialmente la seconda fase del più ambizioso monitoraggio genetico mai realizzato per questa sottospecie unica al mondo.
Un centinaio di esperti – tra istituzioni, parchi, università, Carabinieri Forestali e associazioni – si sono riuniti nell’ambito del progetto PNRR DigitAP, coordinato dal Ministero dell’Ambiente con il supporto tecnico di ISPRA. Al centro dell’incontro, i risultati delle analisi genetiche e, soprattutto, la solidità di un metodo che punta a rispondere a una domanda cruciale: quanti sono davvero gli orsi marsicani?
Una specie simbolo, fragile e unica
L’orso bruno marsicano è una sottospecie endemica dell’Appennino centrale, presente tra Abruzzo, Lazio e Molise. Ne restano circa una cinquantina o sessantina di individui: una popolazione ridottissima, tra le più minacciate d’Europa. Conoscerne dimensioni e distribuzione diventa una necessità urgente per costruire strategie di conservazione efficaci.
È da questa consapevolezza che nasce l’operazione: produrre, per la prima volta, una stima rigorosa dell’intera popolazione e del suo areale, attraverso tecniche genetiche non invasive. Il progetto si articola in tre fasi.
Fase 1 – La raccolta sul campo
È stata la fase più complessa e capillare, quella svolta nei boschi e nelle aree montane dell’Appennino centrale, spalmata su una superficie di circa 6.000 km².
Un lavoro durato 17 mesi, iniziato nell’estate 2024 e destinato a concludersi entro novembre 2025
Squadre di operatori hanno installato oltre 400 dispositivi di campionamento in quattro grandi comprensori: dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise alla Maiella, dai Simbruini al Sirente-Velino fino al Cicolano. La raccolta è avvenuta con trappole olfattive, che attirano l’orso con esche odorose; grattatoi, sfruttando alberi già utilizzati dagli orsi per marcarsi; trappole nei ramneti, dove gli animali si alimentano a fine estate.
Il risultato è stato straordinario: 854 campioni biologici raccolti, tra peli ed escrementi, senza mai interferire direttamente con gli animali.
Fase 2 – Analisi genetiche e validazione dei dati
È questa la fase che si è appena conclusa. I campioni sono stati analizzati dal Laboratorio di Genetica della Conservazione dell’ISPRA per arrivare a identificare i singoli individui. I numeri raccontano l’efficacia del lavoro: resa dell’81% nelle analisi genetiche; elevata qualità dei campioni, qualità e robustezza dei dati.
Durante l’incontro tenutosi a Roma, il confronto si è concentrato su metodologie, identificazione individuale, variabilità genetica e prime analisi genomiche. È qui che il lavoro sul campo si trasforma in conoscenza scientifica: ogni campione, ogni dato diventa un tassello della popolazione.
Fase 3 – Stima finale e strategie future
Ora il progetto entra nella sua fase conclusiva. I dati raccolti e validati sono in corso di elaborazione per arrivare alla stima aggiornata della popolazione di orso bruno marsicano.
Sarà questo l’esito più atteso: un numero, finalmente fondato su basi scientifiche solide, che guiderà le future politiche di tutela, i piani di gestione e i programmi di monitoraggio.
Dal dato alla tutela
Al di là dei numeri, quanto va sengalato è la dimensione collettiva del progetto. Mai prima d’ora uno sforzo di monitoraggio aveva coinvolto un’area così vasta e un numero così ampio di soggetti: amministrazioni centrali, regioni, parchi, riserve, forze dell’ordine, reti di monitoraggio e mondo accademico.
Oggi i dati mostrano che circa il 50% degli orsi nati non si trova più nell’areale centrale già dal secondo anno di vita. Non è chiaro se questo dipenda da un’alta mortalità oppure dal fatto che i giovani si spostino verso zone periferiche, né quale sia il loro destino una volta arrivati lì.
Le attività previste dal progetto DigitAP potranno fornire informazioni scientifiche utili a rispondere a queste domande fondamentali, perché conoscere davvero l’orso marsicano significa poterlo proteggere meglio: intervenire sui rischi, pianificare la convivenza con l’uomo, rafforzare i corridoi ecologici. Un passo fondamentale per garantire un futuro a una delle specie più rare d’Euorpa.









