Con il sole di inizio primavera sbocciano i primi fiori sull’altopiano abruzzese: uno degli spettacoli naturali più suggestivi della stagione.
L’Aquila – Con il ritorno del sole primaverile, l’altopiano di Campo Imperatore inizia lentamente a risvegliarsi da questo inverno fatto di abbondanti nevicate. Fino a poche settimane fa i grandi prati erano ancora coperti dalle ultime nevi, ma sono bastati giorni di temperature più miti perché, tra il terreno umido e le chiazze di neve in fusione, facessero capolino i primi crocus.
È l’inizio di uno degli spettacoli naturali più affascinanti dell’Appennino. Ogni primavera, infatti, questo vasto altopiano del Gran Sasso si trasforma in un grande tappeto viola grazie alla fioritura dei crochi, piccoli fiori selvatici che sbocciano proprio quando la neve comincia a ritirarsi.
Non sono molte le specie vegetali capaci di resistere alle condizioni ancora dure dell’alta quota. I crocus, però, sono tra queste: tenaci e delicati allo stesso tempo, emergono dal terreno freddo e bagnato regalando alla piana sfumature che vanno dal viola intenso al lilla. Più raramente si trovano anche esemplari bianchi, gialli o arancioni, che rendono il paesaggio ancora più variopinto.
Il crocus è un fiore selvatico che appartiene alla famiglia delle Iridaceae ed è molto simile, per forma e colore, al più noto fiore dello zafferano. Proprio per questa somiglianza viene spesso chiamato “zafferano selvatico” o “falso zafferano”, anche se non è commestibile.
Il periodo migliore per osservare la fioritura del crocus a Campo Imperatore è generalmente tra marzo e aprile, con il picco che di solito si registra verso fine aprile. Tuttavia il clima delle ultime stagioni è sempre più incerto e quindi non è facile fare previsioni: tutto dipende dalle temperature e soprattutto da quando la neve inizia a sciogliersi. Non appena il manto bianco si ritira, ecco che allora i primi fiori fanno la loro comparsa. E così il paesaggio assume un aspetto quasi fiabesco, attirand, nemmeno a dirlo, escursionisti, fotografi e amanti della montagna da tutta Italia.
Campo Imperatore, del resto, è un luogo unico. L’altopiano si estende per oltre 20 chilometri ed è quasi del tutto privo di vegetazione arborea, perché per secoli è stato utilizzato come grande area di pascolo. In primavera, però, questa vasta distesa apparentemente spoglia si riempie di crochi che si perdono a vista d’occhio, creando una delle fioriture più caratteristiche di quello che viene chiamato il Tibet d’Abruzzo: un ambiente vasto, silenzioso e selvaggio, immerso nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, dove tra l’altro non è raro incontrare camosci appenninici, cervi, lupi e caprioli.
Un consiglio, però, è fondamentale: godersi la bellezza dei crocus senza danneggiarli. I visitatori sono invitati a rimanere sui sentieri e a fare attenzione a non calpestare i fiori, perché queste delicate distese viola sono tanto spettacolari quanto fragili. È proprio questo contrasto tra neve, silenzio e colore a rendere questo angolo d’Abruzzo uno dei luoghi più suggestivi della primavera italiana.










