È uscito il nuovo numero di Terre dell’Orso. È un numero denso, intenso e necessario quello di febbraio 2026 di Terre dell’Orso, la rivista di Salviamo l’Orso che da anni racconta senza sconti la condizione dell’orso bruno marsicano, una delle popolazioni più rare e fragili d’Europa. Un numero che alterna preoccupazione e fiducia, denuncia e progettualità, partendo dall’editoriale del presidente Stefano Orlandini, vero asse portante della pubblicazione.
L’editoriale di Stefano Orlandini, un bilancio che pesa
Orlandini apre il numero con un bilancio dei dodici mesi precedenti, un bilancio che non può prescindere da un dato drammatico: il tasso di mortalità dell’orso marsicano resta troppo alto, e troppo spesso è legato direttamente o indirettamente alle attività umane.
Emblematico il caso avvenuto a maggio 2025 nel Comune di Scanno (AQ), dove due giovani orsi sono annegati in un bacino per l’innevamento artificiale. Un episodio tutt’altro che isolato: è il terzo incidente simile negli ultimi quindici anni. Ancora una volta, strutture non messe in sicurezza si trasformano in trappole mortali. E a preoccupare è anche l’inerzia: bacini analoghi restano pericolosi anche a Roccaraso, Rocca di Mezzo, Rocca di Botte, Tornimparte e Pescina.
Altrettanto allarmanti sono le morti di due maschi adulti nel corridoio ecologico tra PNALM e Parco Sirente-Velino, decessi rimasti in larga parte inspiegati. In uno dei casi si parla di trauma e setticemia, nell’altro nemmeno questo: il ritrovamento tardivo dei resti e l’area tristemente nota per episodi di avvelenamento fanno temere l’azione di criminalità ambientale mai realmente contrastata.
Il quadro del 2025 si completa con la morte di un orso subadulto investito sulla SS690 tra Sora e Avezzano, nello stesso tratto dove già nel 2024 si era verificato un episodio analogo. Ancora una volta, le strade abruzzesi si confermano un nodo irrisolto per la conservazione della specie.
Il nodo sanitario: infezioni, consanguineità e un allarme da non ignorare
Tra le riflessioni più forti dell’editoriale c’è quella legata alle infezioni e alle setticemie riscontrate negli ultimi anni. Necroscopie che parlano genericamente di infezioni, senza individuarne con chiarezza le cause. Batteri? Virus? Condizioni ambientali? O una fragilità immunitaria legata alla ridotta variabilità genetica della popolazione?
Domande che, sottolinea Orlandini, non possono restare senza risposta. Da qui la richiesta esplicita al PNALM e al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di avviare un’indagine sanitaria strutturata e urgente, in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico, attraverso la cattura e l’analisi di un numero adeguato di esemplari. Il rischio, altrimenti, è quello di una infezione cronica capace di compromettere la sopravvivenza della popolazione nel medio-lungo periodo.
Le buone notizie: convivenza, territorio e il ritorno alla libertà di Nina
Accanto alle ombre, Terre dell’Orso racconta anche un 2025 fatto di lavoro concreto e risultati tangibili. In Valle Roveto, l’impegno costante ha migliorato la tolleranza verso la presenza dell’orso: recinzioni elettrificate, pollai sicuri, dialogo continuo con cittadini e amministrazioni locali.
Un lavoro che si estende anche nel Reatino, dove la presenza dell’orso è ormai più stabile, e in Alto Molise, territorio sempre più centrale nelle dinamiche di espansione della specie.
Tra le storie simbolo del numero c’è quella di Nina, la cucciola trovata sola a Pizzone, in Molise, nel maggio 2025. Dopo un delicato percorso di recupero e monitoraggio, e grazie a un complesso lavoro condotto durante il periodo di ibernazione, Nina è stata rilasciata in natura. Una notizia che vale come segnale di speranza per il futuro dell’orso marsicano.
Comunità, riserve e nuovi strumenti per la conservazione
Il numero di febbraio racconta anche il Festival delle Comunità a misura d’orso di Vastogirardi, organizzato con Rewilding Apennines nell’ambito del progetto LIFE Bear Smart Corridors, e il primo anniversario della Riserva “Le Macchietelle”, con attività di mappatura, sentieristica, cassette nido e fototrappolaggio.
Spazio anche all’innovazione, con l’addestramento di Wild, la cagnetta destinata a diventare parte della prima unità cinofila antiveleno di Salviamo l’Orso, e al ruolo sempre più rilevante della comunicazione, rafforzata grazie al sostegno dei partner.
La stima di popolazione: primavera 2026, un passaggio cruciale
Il numero si chiude con uno sguardo al futuro: è terminata la prima fase della nuova stima di popolazione dell’orso marsicano, condotta su un’area molto più ampia rispetto al censimento del 2014. I risultati, basati sull’analisi genetica dei campioni raccolti tra giugno e ottobre 2025, sono attesi entro la primavera del 2026.
Un dato attesissimo: dirà se, a dieci anni di distanza dall’ultimo conteggio, la popolazione è finalmente cresciuta o se resta intrappolata in una condizione di emergenza permanente. Un numero che sarà decisivo per orientare le future politiche di conservazione.
Gli altri contenuti del numero
Ad arricchire Terre dell’Orso di febbraio 2026 contribuiscono anche numerosi approfondimenti tematici:
- il lavoro sul campo di Salviamo l’Orso;
- la convivenza a lungo termine tra uomo e orso;
- il ruolo dell’intelligenza artificiale nella conservazione delle specie;
- l’espansione dell’orso fuori dalle aree protette;
- i consigli e le riflessioni su cosa significa fotografare un orso;
- l’educazione alla biodiversità;
- la testimonianza di una volontaria per l’orso, tra amore e speranza.
Un numero che non si limita a informare, ma chiama alla responsabilità, ricordando che il destino dell’orso marsicano è ancora profondamente intrecciato alle scelte dell’uomo.
Questo e gli altri numeri di Terre dell’Orso sono disponibili al seguente link:
https://www.salviamolorso.it/terre-dellorso/









