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Fine 2025, bilancio di Paolo Romano: “L’Aquila senza visione industriale e servizi”

paolo romano verde pubblico
Secondo Paolo Romano, i parametri decisivi per valutare la salute economica di un capoluogo sono la capacità di generare lavoro stabile

L’AQUILA – A fine anno, secondo Paolo Romano (L’Aquila Nuova), i parametri decisivi per valutare la salute economica di un capoluogo non sono gli annunci, ma la capacità di generare lavoro stabile e dignitoso e di garantire servizi a residenti e visitatori. Ed è proprio su questi indicatori – sostiene – che L’Aquila mostrerebbe le maggiori criticità, nonostante le risorse e i programmi che avrebbero dovuto imprimere una svolta: ricostruzione post-sisma, fondi RESTART, PNRR e PNC.

Nel comunicato diffuso in queste ore, Romano parla di un territorio “senza una visione industriale e infrastrutturale” e contesta anche la narrazione legata ai due anni giubilari, presentati – afferma – come leva di rilancio per commercio e turismo. “Stiamo assistendo da anni a un grande bluff che ingrassa ristrette cerchie – scrive – e restituisce una città sempre più costosa, anche nella raccontata estetica di facciata, che nega servizi e vivibilità”.

Crisi occupazionali e precarietà: “Coinvolte circa 700 famiglie”

Nel documento vengono elencate alcune vertenze che, a giudizio dell’esponente di opposizione, evidenziano una fase di “depressione lavorativa” con ricadute sociali ed economiche rilevanti: AURA, Dante Labs, “l’incompleta internalizzazione di INPS Servizi”, oltre ai precari della Giustizia, della Sanità e dei progetti PNRR. Secondo Romano, nel complesso si tratta di situazioni che toccherebbero “circa 700 famiglie” in una città con poco più di 70mila residenti.

Richiamata anche la situazione di ASM, la partecipata comunale del servizio rifiuti, indicata come esempio di criticità gestionale e organizzativa: debiti rilevanti, “condizione di precarietà diffusa”, un concorso bloccato da tre anni e “raccolta rifiuti in pericolo”. Elementi che, secondo Romano, dimostrerebbero come anche il Comune possa diventare fattore di precarizzazione e disservizi “se manca una guida politica chiara”.

Capitale della Cultura 2026: “Ritardi e timori sulla programmazione”

Nel bilancio di fine anno rientra anche L’Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026. Romano contesta l’assenza di una “regia pubblica” capace di chiarire quale modello economico si voglia costruire e “per chi”, e parla di ritardi sulla programmazione che definisce “imbarazzanti”. Da qui, l’allarme su possibili inadeguatezze organizzative e sulla tenuta complessiva del progetto.

Nel mirino anche la scelta di destinare 800mila euro alla Fondazione MAXXI per un evento espositivo curato da Maurizio Cattelan: Romano auspica che l’investimento produca “qualcosa di stabile e duraturo” e non si esaurisca in un’operazione d’immagine. A confronto, viene citata Teramo: secondo Romano, la mostra che ha portato per la prima volta Caravaggio in Abruzzo sarebbe costata al Comune “neanche 150mila euro”, contribuendo a dare alla città visibilità su scala nazionale.

In chiusura, l’esponente di L’Aquila Nuova afferma che l’amministrazione comunale avrebbe dimostrato “mancanza di visione e coraggio politico” e che una politica che non tutela chi lavora, accetta il precariato e non garantisce servizi “non costruisce futuro”, ma “consuma il presente” della comunità.