Le lavoratrici e i lavoratori di AURA Materials in un testo diffuso in questi giorni puntano il dito contro la gestione successiva all’acquisizione dell’azienda da parte della società svizzera Mival Connect, avvenuta, ricordano, nel marzo 2025. Una operazione che, secondo quanto affermano, avrebbe riacceso le aspettative di rilancio dello stabilimento e di stabilità occupazionale, soprattutto per chi era riuscito a ricollocarsi dopo la crisi dell’ex polo elettronico.
Nel documento i dipendenti ripercorrono i mesi seguiti al cambio di proprietà, sostenendo che, a fronte di promesse di rilancio e investimenti, la situazione si sarebbe progressivamente deteriorata. “Ci avete convinto che volevate fare business, elogiando la potenzialità produttiva della nostra realtà industriale e la nostra esperienza in un lavoro non facile”, scrivono, descrivendo condizioni operative dure, tra caldo estivo, freddo invernale e la gestione di materiale RAEE.
Tra gli impegni prospettati, sempre secondo i lavoratori, ci sarebbero stati anche scenari di aumento della produzione fino a tre turni, oltre all’annuncio di interventi per ottimizzare la filiera e ridurre costi, con l’acquisto di alcune attrezzature e mezzi. “Ci avete detto che per voi prima vengono dignità e sicurezza dei lavoratori, poi il resto”, prosegue la nota.
Accuse sulla gestione e sugli ammortizzatori sociali
La parte centrale del testo assume toni duri. I lavoratori affermano che, mentre si parlava di rilancio, l’azienda avrebbe “svuotato le casse”, ipotecato lo stabilimento, cambiato forma societaria “da Spa a Srl” e non avrebbe onorato pagamenti verso i creditori, aprendo una procedura di negoziazione del debito. Inoltre, denunciano il fermo dell’attività e la gestione degli ammortizzatori sociali: secondo quanto riportano, la CIGO sarebbe scaduta il 24 novembre 2025 e ci sarebbero stati ritardi e criticità nell’attivazione della CIGS.
Nel comunicato viene contestata anche la mancata partecipazione dell’azienda a tavoli istituzionali e di confronto. “Continuate da mesi a non presentarvi ai tavoli, nonostante sindacati e istituzioni abbiano ribadito più volte che non è corretta la tipologia di CIGS che state richiedendo”, sostengono.
Tredicesima non pagata e arretrati
Tra le principali doglianze, i lavoratori indicano ritardi o mancanze nei pagamenti di competenze e istituti contrattuali: periodi lavorati o di malattia, welfare e buoni pasto arretrati. Il punto più sensibile, alla vigilia delle festività, riguarda però la tredicesima mensilità, che – denunciano – non sarebbe stata corrisposta.
“Non ci aspettavamo certo una settimana bianca, ma almeno un Natale sereno per le nostre famiglie e la possibilità di comprare un regalo ai nostri figli o nipoti”, si legge nel testo.
Il comunicato si chiude con un passaggio che alterna amarezza e compostezza: i lavoratori affermano che, nonostante le difficoltà, proveranno a non far mancare “un sorriso in famiglia”, rivolgendo infine un augurio natalizio “alle vostre coscienze”.
Il documento, diffuso pubblicamente, si inserisce in un quadro di tensione che i lavoratori chiedono venga affrontato con urgenza, a partire dal rispetto degli impegni retributivi e dal confronto istituzionale per individuare soluzioni concrete e rapide.









