Certo, qualche imprecisione storica non manca, in un testo che cita le difficoltà attraversate nei secoli ma omette i terremoti che più volte hanno segnato la città. Un testo la cui prima versione, era stata peraltro diffusa sui social con una foto della piazza di Sulmona al posto di quella del capoluogo (si veda la foto in coda alla pagina). Però l’articolo conserva uno sguardo empatico e curioso, anzi sorprendentemente partecipe.
Nel lungo reportage pubblicato dal quotidiano britannico The Telegraph, la giornalista Jessica Lionnel definisce L’Aquila “meta ideale per un weekend raffinato, lontano dalle orde di turisti”. Sì, utilizza proprio il sostantivo “horde“, ossia orda, sciame, folla. Un incipit che introduce un racconto elegante e attento, dedicato a una città che ha saputo rialzarsi dopo la tragedia del 2009, quando il terremoto distrusse gran parte del centro e tolse la vita a oltre trecento persone.
Il pezzo ripercorre la storia del capoluogo abruzzese – “una città che significa aquila” – fondata circa ottocento anni fa e divenuta un crocevia commerciale grazie alla Via degli Abruzzi, la grande arteria che univa Firenze a Napoli passando per Perugia, Rieti e Sulmona. Tra le righe emerge una narrazione che fonde turismo, arte e spiritualità, con un linguaggio che guarda più all’esperienza che al dato cronologico.
L’itinerario proposto accompagna il lettore tra le tappe più riconoscibili: il Museo Nazionale d’Abruzzo (Munda), la Fontana delle 99 Cannelle, le basiliche di Santa Maria di Collemaggio e San Bernardino, con il loro alternarsi di sobrietà e splendore barocco. Poi il MAXXI L’Aquila, “filiale raffinata del museo romano progettato da Zaha Hadid”, e infine il Forte Spagnolo, descritto come “un capolavoro dell’architettura militare rinascimentale, simbolo della forza e della resilienza aquilana”.
Nella seconda parte del reportage il Telegraph invita i lettori a spingersi oltre le mura, fino al Parco Nazionale del Gran Sasso, dove i borghi sembrano sospesi tra cielo e roccia, i prati si riempiono di fiori e la sagoma del Corno Grande domina ogni orizzonte. Lì, scrive Lionnel, “l’Abruzzo mostra la sua anima più autentica”, fatta di natura selvaggia e ospitalità schietta.
Non manca una parentesi dedicata ai sapori: il Montepulciano d’Abruzzo, “corposo e sincero”, e gli arrosticini, che diventano il simbolo di una rinascita quotidiana, concreta, fatta di gesti semplici e convivialità.
La chiusura del pezzo, dal tono quasi letterario, restituisce la cifra più vera della città: “Tutto ciò che resta da fare è sedersi e assaporare questo luogo speciale, che avanza lontano dalla tragedia verso un nuovo capitolo della sua storia.”
Pur con le sue piccole sviste, il reportage di The Telegraph segna un passaggio importante: la consapevolezza, anche all’estero, che L’Aquila non è più solo la città del terremoto, ma una capitale di cultura e di vita, capace di guardare avanti con eleganza e dignità.

La piazza di Sulmona confusa per quella dell’Aquila









