Nell’ambito delle manifestazioni de L’Aquila Capitale della Cultura 2026, debutta al Teatro Ridotto, in prima nazionale nel capoluogo d’Abruzzo, lo spettacolo Frammenti di Donne – scorci del passato per la donna del futuro. Il testo, pluripremiato, dell’autrice e attrice romana Emanuela Mari è messo in scena con la regia di Lorenzo Lenzi.
Lo spettacolo è interpretato da Livia Bertè, Noemi Giangrande e dalla stessa Emanuela Mari, con Domenico Surace nelle vesti del Saggio. Il cast si completa con la partecipazione del soprano Daniela Barbara, accompagnata al pianoforte da Maurizio Angelozzi, che eseguono musiche, tra arie classiche e canzoni moderne, selezionate dal soprano Susanna Rigacci, voce prediletta di Ennio Morricone. Fabio Miari cura i costumi, mentre gli elementi scenografici sono di L’Aquila Scena.
Da Saffo a Greta Garbo, cinque donne protagoniste della storia
“Frammenti di Donne – scorci del passato per la donna del futuro” è un viaggio nel mondo del femminile che percorre la storia attraverso scorci della personalità di alcune donne celebri del passato che hanno saputo lasciare un segno di sé. Saffo, Cleopatra, Teodora di Bisanzio, Greta Garbo e Maria Cristina di Svezia sono i personaggi storici che animano la scena.
Poetesse, regine, imperatrici, dive del cinema e donne anticonformiste, appartenenti a Paesi diversi e vissute in secoli differenti, si raccontano e, attraverso un comune denominatore, offrono spunti per alcune considerazioni attuali sulla psicologia femminile.
Un fil rouge che raccoglie il vecchio Saggio, a cui sono affidati le riflessioni conclusive e il finale dello spettacolo.
“Questo testo è un viaggio nel mondo del femminile che percorre la storia attraverso scorci della personalità di alcune donne celebri del passato che hanno saputo lasciare un segno di sé. Queste protagoniste si raccontano per come furono, sia nei loro aspetti vincenti, sia nelle incomprensioni e strumentalizzazioni”, spiega l’autrice Emanuela Mari.
“C’è poi una figura super partes, maschile, una sorta di saggio, di dio, in senso pagano, al di fuori del tempo, che tira le fila dei monologhi, evidenziando, come modelli, i punti di forza nella vita e nell’interiorità di quelle donne, sottolineando le cause dello scacco esistenziale che la donna paga da sempre, allora come oggi e indicando, infine, l’unica strada percorribile per ogni donna che voglia essere davvero realizzata come autentica espressione dell’intelligenza al femminile per questo pianeta: la conoscenza di se stessa e la conseguente attuazione di una vita conforme al proprio, consapevole, progetto interiore”.
Il giovane regista toscano Lorenzo Lenzi, più conosciuto per le regie d’opera, firma la messa in scena e spiega la propria visione dello spettacolo.
“Tre attrici per cinque personaggi storici che descrivono, in un viaggio acronologico dall’antichità classica al Novecento, l’evoluzione della donna nel suo universo privato e sociale: Cleopatra, Teodora di Bisanzio, Saffo, Greta Garbo e Cristina di Svezia, raccontando frammenti delle loro vite, confessano i propri trionfi ed i propri fallimenti nell’impresa di tenere testa ad un mondo che, fin dalla notte dei tempi, ha sempre portato la firma dell’uomo.
Profili di donne a cui non è bastato il raggiungimento di uno status onorevole e prestigioso per essere rispettate in quanto tali e che, quindi, nonostante il prestigio dell’immortalità nella memoria storica, non si dimostrano differenti da quelle che, nell’ordinarietà, combattono contro stereotipi e abusi di ogni tipo.
Sono proprio i frammenti il fil rouge di questo spettacolo: identità distrutte, biografie travisate e un passato da fare a pezzi per poter progredire e tracciare un nuovo sentiero per la donna del domani”.
Uno spettacolo per riflettere sull’identità femminile
“L’opera vuole essere un messaggio destinato a tutti, in particolare a quelle donne che sentono il bisogno di sapere di più, di evolvere per cominciare a risolvere i propri limiti ed uscire dalla gabbia che impedisce il contatto vero con la vita. Evolvere per poter divenire una seria, reale e complementare alternativa a quella maschile allo scopo, finalmente, di scrivere la storia anche come intelligenza al femminile”, sottolinea l’autrice.
“In una società in cui si coltiva in ogni campo la divisione, in questo caso tra maschile e femminile, si deve prendere coscienza che non c’è nulla da dividere né da combattere. Semplicemente ognuno deve percorrere responsabilmente la propria strada per realizzare quel progetto, unico, che la vita ha scritto in lui o in lei. La vita prevede sempre l’armonia del tutto, mai la divisione né la prevaricazione”.
Lo spettacolo, con il patrocinio del Comune dell’Aquila, è realizzato nell’ambito delle iniziative de L’Aquila Capitale della Cultura 2026.
Emanuela Mari, romana di nascita e partenopea d’adozione, è cantante, attrice, autrice e musicista, con una formazione classica e moderna sia per il pianoforte sia per il canto.
Artista di teatro, è capace di spaziare dall’operetta alla canzone napoletana, dalla romanza di fine Ottocento ai quadri musicali dedicati alle dive del passato, come Marlene Dietrich, Rita Hayworth e Marilyn Monroe.
Diplomata in pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli e docente di musica, si è dedicata allo studio del canto polifonico antico, poi lirico e, successivamente, al teatro musicale e di prosa, anche drammatico.
Predilige il genere del varietà, di cui è interprete come attrice e cantante, anche con spettacoli propri ambientati nella Belle Époque francese e napoletana, fino agli anni Quaranta e Cinquanta. Ha al suo attivo anche uno spettacolo su Giuseppe Gioachino Belli dal titolo BELLIssimo.
Si è esibita a Roma nei teatri Petrolini, Salotto di Pulcinella, Marconi e Delle Muse, oltre che in numerose sale da concerto. Ha ricevuto il Premio Rome Europe Prize per il suo impegno nel mantenere vivo il genere dell’operetta e del varietà, fondamenti della tradizione teatrale italiana e del teatro in musica in senso europeo.










